“Il voto cattolico e il vuoto da colmare”, recensione da l’Avvenire del 22 marzo. di Roberto Paolucci

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Non vorrei più entrare in questa continua diatriba che è la diaspora democristiana, anche perché mi ritengo un democratico cristiano popolare, piuttosto che un democristiano, nel senso della parola che si evince dalla partecipazione ad assemblee dell’anno appena trascorso. Ma, proprio giovedì 22 marzo, alla pagina tre de l’Avvenire, è comparso un articolo di Francesco Belletti, dal titolo “Il voto cattolico e il vuoto da colmare”. E allora ho provato a farne una piccola recensione, nella speranza che le divisioni si trasformino in aggregazioni, così come il prof. Carlo Casini di Firenze, magistrato e promotore della Vita, che stimo e riconosco come persona di valore immenso, mi ha suggerito. Si dice su l’Avvenire:

-che il voto dei cattolici si sarebbe spalmato fra tutti i partiti, anche tra quelli che proponevano “valori, stili  e scelte politiche differenti” (se non opposte)rispetto alla Dottrina Sociale della Chiesa(DSC)

-che la presenza di deputati e senatori “dichiaratamente cattolici” si sarebbe assottigliata..ma qui ci sarebbe da verificare che cosa si intenda per “dichiaratamente cattolici”..

-che il principio di sussidiarietà scritto nella nostra Costituzione e nella DSC, nella sua specificità di valorizzazione dei corpi intermedi, è stato colpevolmente trascurato. Questa cittadinanza attiva dei corpi intermedi sostituita dal binomio politica-singolo cittadino. Paradossale per una legislatura che ha approvato la riforma organica del III settore. E altrettanto paradossale è la mancata rielezione in Piemonte di Luigi Bobba, una figura di cattolico a lungo impegnato, che aveva maggiormente promosso e seguito questa legge.

Poi l’articolo passa a considerare la scomparsa dal dibattito politico non tanto dei “cattolici in politica”, quanto la prospettiva “di un popolo in azione”, l’idea cioè che la buona politica è quella capace di valorizzare e promuovere la capacità di auto-organizzazione della società, di riconoscere l’associazionismo, il volontariato, i comitati di quartiere, in una appropriata dedica ai problemi reali del territorio, del popolo che lavora e che produce sempre.

Cosa vuol dire allora, o, per meglio dire cosa vorrebbe dire stare in politica da cattolici? Vuol dire essere auto-referenziali e individualistici, come è indicato dalla vittoria della cosiddetta antipolitica o nuova politica, come la vogliamo chiamare? O vuol dire invece una politica di servizio, “servire e non servirsi” di logica sturziana? E le promesse sulla famiglia, fatte dalle varie forze politiche, rischiano di essere un modello assistenziale e non rigenerativo e sussidiario alla famiglia, tale da promuoverne le capacità di soggetto sociale attivo, rigenerante, una vera risorsa per le persone e per la società. La grande sfida, per il variegato mondo cattolico è un’altra: siamo popolo? Siamo ancora convinti che questa esperienza di popolo sappia esprimere un progetto di bene comune e di cittadinanza attiva e responsabile? E siamo ancora capaci di pensare a un progetto unitario?

Queste le domande alle quali cercheremo oggi di dare una risposta, tenendo conto che le risposte le dobbiamo trovare nella gente, nelle loro espressioni, dove prevalgono la mancanza di lavoro per le giovani generazioni, l’abbandono della famiglia come perno della società, la sottomissione della politica alla economia e alla finanza, la rottura del rapporto democrazia-capitale, la trasformazione di un capitalismo industriale in un capitalismo ultra-finanziario che ha relegato l’economia reale dei territori in un angolo angusto e insignificante e che ha sostituito il profitto alla rendita, che per sua natura è parassitaria e non rigenerativa di nuovi impieghi e di nuova economia. Tenendo conto che i nostri padri fondatori, da Sturzo a De Gasperi, da Dossetti a La Pira, e fino ad Aldo Moro, ci spronano a ritrovare le radici e le ragioni di una politica che sia profondamente radicata al servizio della gente, piantata nei territori e dedicata al popolo.

Roberto Paolucci, Firenze

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