TERZO DOCUMENTO FONDATIVO DELLA RIPRESA DC: L’”APPELLO ALL’ITALIA”

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E’ quello che nel nostro piccolo archivio è rimasto catalogato come “Documento dell’Aran Mantegna” dal nome dell’albergo romano nel quale fu presentato, discusso e approvato. La forma dell’appello e la condivisione della sua firma con diverse realtà di comune ispirazione, segnalano una caratteristica particolare del cammino di ripresa democratico-cristiana a quel momento (inizio 2014: sono già stati effettuati il 19° congresso Dc del 2012 e la costituzione di Adc del 2013, con i relativi documenti): segnalano cioè il convenire di diverse organizzazioni di sensibilità e matrice cristiana intorno al lavoro Dc-Adc in vista di un impegno comune, contemporaneamente, nel politico e nel sociale, da trasformare anche in “soggetto politico unitario”, e la consonante “posizione ufficiale unitaria” dichiarata davanti al Paese. Senonchè il “Documento Aran Mantegna” ha rivelato anche, nei mesi successivi alla sua firma congiunta e alla sua emanazione ufficiale, un fenomeno limitante significativo che è eticamente doverosissimo per noi riconoscere: cioè la strutturale difficoltà di pervenire, dopo l’appello, anche a una condivisa “forma-partito” che fosse di tipo federativo, cioè che rispettasse originarietà e autonomie statutarie di ciascun soggetto aderente dentro la comunione di un programma impegnativo non derogabile. E’ una doverosa riflessione anche autocritica, questa, per quanto riguarda la questione organizzativa: la modalità “federativa” si conferma controindicata e inaffidabile per la cultura sociale del nostro paese, caratterizzata da autonomie, campanilismi, egocentricità, gelosie di ruolo, che costituiscono grande ricchezza 2 dall’amico Gianni Fontana e nel documento scaturito dal convegno preparatorio tenuto in S.Anselmo di Roma gli scorsi 3-4-5 gennaio, Conveniamo nelle seguenti conclusioni: 1. La esperienza storica dei cattolici democratici, e la loro assunzione di responsabilità nel governo del paese, ha assicurato all’Italia indubbi e giganteschi risultati di crescita e sviluppo per alcuni decenni dopo la seconda guerra mondiale; 2. La stessa esperienza ha manifestato, nella sua ultima fase, e sostanzialmente dalla tragica scomparsa di Aldo Moro in poi, anche debolezze e limiti, dei quali riteniamo onesto non solo prendere atto ma anche chiedere con umiltà scusa al paese, valutando eticamente doveroso, ancor più a motivo della nostra ispirazione cristiana, sia il sentirci eredi morali del grande bene realizzato dai nostri padri sia l’essere chiamati a superarne i limiti; 3. Oggi, peraltro, la medesima coscienza di tali meriti e di tali limiti ci spinge con forza non più eludibile verso una nuova assunzione di responsabilità, la quale ponga attivamente e positivamente fine ai risultati negativi, soprattutto, di questi ultimi venti anni di diaspora politica e sociale dei cattolici, per restituire al paese un impegno di concorde e unitario rinnovamento che concorra decisivamente ad assicurargli, di fronte all’attuale gravissima situazione, rinnovati riferimenti valoriali, efficaci principi di sviluppo, affidabili testimonianze di moralità gestionale, tanto nella vita pubblica quanto in quella privata, tanto a livello organizzativo quanto a livello personale; 4. Conveniamo a tal fine, fra l’altro, su una necessaria rivitalizzazione urgente della democrazia italiana, da fondare su una legge elettorale che affermi inderogabilmente il principio che i cittadini sono chiamarti ad eleggere in ogni caso singole persone e non semplici liste di persone; 5. Come pure, conveniamo sulla indispensabile e urgente semplificazione organizzativa dello Stato, sia attraverso la diminuzione numerica degli eletti alle istituzioni, a cominciare dal parlamento nazionale, sia attraverso la semplificazione dei livelli di autonomia territoriale e funzionale, a cominciare dall’abolizione, rispettivamente, delle province e del Cnel; 6. Conveniamo inoltre sul radicale e centrale bisogno di riorientamento della politica economica dal predominio di banca e finanza al predominio di impresa ed economia reale; 7. Conveniamo su una interpretazione precettiva del diritto e dovere al lavoro costituzionalmente sancito per ogni cittadino, con la conseguente esigenza di radicale riforma urgente degli uffici di collocamento per farne strutture dedicate alla politica attiva del lavoro; 8. Conveniamo sulla ormai maturata inderogabilità di attuazione della norma costituzionale relativa alla partecipazione dei lavoratori nell’impresa; 9. Conveniamo sulla necessità di riacquisire alla collettività almeno un istituto bancario pubblico e, con esso, appropriati strumenti di valorizzazione esplicita del risparmio collettivo dei lavoratori e dei cittadini-utenti; 10. Conveniamo sulla equità di una più rilevante, giusta ed urgente tassazione delle transazioni puramente finanziarie e speculative; 11. Conveniamo sulla importanza centrale, per la politica economica, di sostenere e incoraggiare attivamente le forme di economia civile e sociale di mercato, e le capacità innovative e di ricerca e intrapresa tuttoggi manifestate amplissimamente soprattutto dai nostri giovani nonostante la crisi in atto; 12. Conveniamo sulla necessità della presenza attiva ed irrinunciabile, e ad accesso universale con costi sociali, dello Stato nel campo dei fondamentali servizi della scuola dal livello 3 materno a quello universitario, della sanità, della previdenza, e delle risorse fondamentali per il bene comune e la dignità della persona, come l’acqua, l’energia, l’ambiente, la sicurezza; 13. Conveniamo sulla effettiva tutela e garanzia da assicurare a un mercato libero per la libera iniziativa privata, assistito da una burocrazia pubblica semplificata e ricondotta alla sua funzione di servizio e di tutela della libertà e della iniziativa dei cittadini per ogni attività produttiva e trasparente, civile e d’impresa; 14. Conveniamo sulla necessità di rendere drasticamente più semplice ed equa la fiscalità generale in carico a imprese e cittadini, ponendo a carico dello Stato la giusta funzione di assistere attivamente i cittadini stessi e le imprese nell’adempimento dei loro doveri fiscali, e non soltanto il diritto di esigerli; 15. Conveniamo su una politica della famiglia che, fondata sui valori della tradizione cristiana e civile del nostro paese, abbia al centro della sua azione la missione formativa nei confronti dei figli, da favorire sia con politiche abitative socialmente sensibili, sia con politiche lavoriste che consentano la redistribuzione del tempo di lavoro fra coniugi, sia con il riorientamento dei programmi scolastici a una formazione a dominanza valoriale, sia con una effettiva e non più tradita parità di dignità, diritti e doveri dei coniugi anche nei casi di separazione familiare; 16. Conveniamo altresì che nei confronti della evoluzione del costume e degli istituti del diritto familiare, cui andiamo assistendo in Italia e nel mondo, caratterizzati difformemente dalla citata tradizione civile e cristiana del nostro paese, sia giusto e doveroso esprimere una comprensione aperta al dialogo ed al riconoscimento di tutti i diritti intrinsecamente propri della persona umana e della sua dignità, secondo lo spirito di fraternità evangelica chiesto e testimoniato dallo stesso Papa Francesco; 17. Conveniamo sulla necessità che l’immenso patrimonio di beni culturali e ambientali del nostro paese, il più imponente patrimonio culturale del mondo, venga fatto oggetto, oltre che di custodia gelosa come motivo di prestigio civile unico dell’Italia nel mondo, e di conseguente potenzialità inestimabile di politica estera, anche di decisivo investimento della politica economica; 18. Conveniamo che la politica europeista debba essere sollecitamente rifondata attraverso un deciso ritorno culturale e istituzionale agli ideali dei padri fondatori De Gasperi, Adenauer e Schumann, i quali la pensarono come costruzione di una comunità solidale di popoli con messa in comune delle risorse, non come mercato più vasto a disposizione dei poteri finanziari, economici e lobbistici forti; 19. Conveniamo che il Mediterraneo, nello spirito del “nostro mare di Tiberiade” inculcatoci dall’indimenticato maestro La Pira, debba essere vissuto dalla politica estera italiana come luogo di una comunità non meno pregnante di quanto sia quella europea; 20. Conveniamo che entrambi gli spazi, Europa e Mediterraneo, non debbano essere che componenti parziali e preparatorie di una più vasta e più incisiva comunità mondiale solidale, da costruire attraverso una Organizzazione delle Nazioni Unite fatta evolvere in autentico parlamento democratico dei popoli, ponendo fine all’ingiusto e distorcente equilibrio scaturito dall’ormai lontana e nefasta guerra mondiale; 21. Conveniamo che, a livello mondiale, i valori dell’italianità, quelli culturali innanzitutto, ma insieme quelli economici, politici, civili, demografici, debbano essere oggetto di cura costante, attentissima, valorizzatrice di quanto di positivo esprimono le comunità italiane e italofone nel mondo; 22. Conveniamo che la pace nel mondo sia conquista che ha le sue premesse nella pace interiore dell’uomo e nella pace civile interna della comunità nazionale, da estendere ai 4 rapporti fra individui di tutto il mondo e fra Stati; e che al suo consolidamento sia doveroso e giusto concorrere attivamente, e ove occorresse anche onerosamente e militarmente, nel solo quadro finalizzato alla tutela effettiva della vita umana e della sua dignità; 23. Conveniamo infine che autentica forma di promozione di una duratura pari dignità ed uguaglianza fra tutti i cittadini sia costituita da una politica generale e pervasiva orientata a una elevata cultura della persona e della comunità, aliena dal creare o riconoscere prevaricazioni o privilegi o riserve di genere, di gruppo o categoria, di territorio, di cultura o simili. 24. E che il sudescritto quadro di condizioni per il rinnovamento del nostro Paese debba trovare nella solerzia ed efficienza di un sistema giudiziario improntato a snellezza, non onerosità per i cittadini, separazione fra carriere magistratuali, affidabilità e certezza della esecuzione delle sentenze, struttura di garanzia non più soggetta a sofferenze e incertezze, e sostegno di un sistema e di una cultura di dialogo e mediazione che ne qualifichi l’alto livello di civiltà. Concordi dunque su tali fondamenti quanto a contenuti, riteniamo necessario che essi vengano anche tradotti in un coerente Programma politico unitario che pertanto fermamente ci proponiamo, e che riteniamo debba essere con immediatezza inderogabile non solo avviato a realizzazione ma caratterizzato da un contestuale impegno morale e statutario a comportamenti anche personali di assoluta coerenza per quanti aderiscano al progetto, secondo il chiaro codice etico proprio della tradizione del movimento dei cattolici democratici e dell’insegnamento della Chiesa in materia di morale ed etica della politica. Al fine di assumere pienamente la responsabilità di tale nuova missione di servizio cristianamente ispirato per il nostro paese, noi decidiamo unanimemente di stringere oggi e con effetto immediato un Patto federativo fra le organizzazioni firmatarie del presente documento, aperto a quante altre vorranno in qualsiasi momento aderirvi accettandone pienamente lo spirito e gli intenti. Per la pratica attuazione di ciò decidiamo conseguentemente che ciascuna delle nostre organizzazioni concorra con un suo rappresentante alla costituzione immediata del coordinamento operativo e politico del patto: e che sia cura di tale organismo, il cui collegamento è affidato all’amico Gianni Fontana, elaborare entro la prima decade del prossimo mese di febbraio il progetto compiuto di confluenza delle nostre organizzazioni in un nuovo soggetto politico capace di esprimere e testimoniare, insieme con la proposta per il paese descritta in questo documento, anche una propria modalità interna di elaborazione e testimonianza, che sia applicazione piena dei valori di democrazia, partecipazione, trasparenza, centralità della persona e della comunità solidale, enunciati qui e nei documenti oggi approvati, nonché un programma più compiuto e dettagliato da proporre al paese anche in vista del rinnovo dei suoi organismi politici. 5 A quanti, italiani di cittadinanza o di affezione, sentano di condividere l’orizzonte valoriale qui proposto ed abbiano a cuore il futuro del paese e delle generazioni che salgono sul proscenio della storia, noi rivolgiamo un appello caloroso e fraterno perchè vogliano concorrere con noi a tale rinnovata missione.

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