~Il tempo dei costruttori~ di Franco Banchi,

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3F86E6E1-195E-4402-B177-9830A0A75904 D9B3B82F-9B80-4022-BAEB-ECA13C501BAELa presentazione del libro del prof Franco Banchi a Fiesole( sala Toniolo del seminario vescovile) ha avuto due illustri protagonisti: Mons. Gastone Simoni, Vescovo Emerito di Prato e Gianni Fontana, di Verona, Presidente della Associazione Democrazia Cristiana. Sono intervenuti anche Gianni Conti, allievo di Giorgio La Pira e illustre rappresentante del cattolicesimo democratico fiorentino e altri amici del gruppo DC Toscana. Il libro, partendo dalla intuizione dell’architetto Gaudi’ nella costruzione della cattedrale della Sagrada Familia a Barcellona, si articola nella equivalenza costruttiva della “cattedrale della politica”. E come resta ancora incompiuta l’opera del grande architetto, allo stesso modo incompiuta è la politica, nonostante una millenaria ricerca sulla sapienza civile abbia profondamente segnato i destini dei popoli e abbia cercato, attraverso le tragedie delle guerre e le ere della storia, una posizione di piena disponibilità e di offerta di cultura e di educazione. L’arte politica e l’arte della architettura nella auto conoscenza di se’ da parte dell’uomo, dominio di se stessi indispensabile per compiere il cammino di “servire e non servirsi”, come premessa piena di libertà e di servizio. Attualmente questa “costruzione e ri-costruzione “, questa ricomposizione civile dell’Italia non può prescindere dalla presenza di un partito di ispirazione cristiana che dal 1994 non esiste più, essendosi verificata la diaspora dei cattolici nei vari partiti. Con la conseguenza che l’identità cristiana in politica si è polverizzata in iniziative sociali e morali divaricate e autonome e si sono sviluppate le categorie dei cattolici del sociale e di quelli della morale, apparentemente uniti nei principi ma in realtà profondamente lacerati. La ricomposizione civile del popolo italiano può ricominciare dal riconoscimento delle proprie radici culturali cristiane, dai valori del diritto naturale alla vita, al lavoro e alla libertà, in uno spirito di solidarietà sociale ed economica, nel perseguimento della pace e nella vera attuazione della Costituzione. Il riferimento fatto da Don Gastone alla prima enciclica Redemptor hominis di Giovanni Paolo Il del 1979, la regalità di Cristo e dell’uomo, ci introduce alla dimensione umana del mistero della Redenzione:
“L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente. E perciò appunto Cristo Redentore – come è stato già detto – rivela pienamente l’uomo all’uomo stesso. Questa è – se così è lecito esprimersi – la dimensione umana del mistero della Redenzione..”. Sullo stesso piano, se pure da un’altra angolazione, si pone Aldo Moro nel suo scritto Libertà e liberazione del 1945.
Libertà, nel suo senso più pieno, per il Moro credente, è poi la condizione che caratterizza l’umanità liberata da Cristo con la sua incarnazione, morte e resurrezione. “La più grande delle libertà, quella che è al vertice della piramide e anima e rende buone tutte le altre, è la libertà interiore che pone l’uomo, in purezza, di fronte a Dio, a se stesso, ai fratelli. Quella che esclude egoismi e ferocie e terrori e miserie, quella che conserva sempre una risorsa per superare i dislivelli paurosi della vita. Questa è la libertà dei figli di Dio (1945)”.

Roberto Paolucci, Firenze

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