De Gasperi con la figlia.
Suor Maria Lucia Degasperi e suo padre: seconda lettera

Suor Maria Lucia Degasperi e suo padre: seconda lettera

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Ancora alla cura dell’Istituto de Gasperi di Bologna, dobbiamo le due seguenti lettere della corrispondenza fra suor Maria Lucia De Gasperi e suo padre Alcide. Umanamente, quest’ultimo condivise intensamente la scelta religiosa della figlia che si faceva suora, ma nello stesso tempo sofferse per il parziale distacco di lei dalla famiglia, che pure era imposto dalla regola religiosa. Nella intensità della corrispondenza che restò costante per tutto il resto della vita, traspare la immensa umanità di questo rapporto, illuminato dalle convinzioni più profonde della religione, che ispiravano con la stessa intensità sia il padre sia la figlia. Le due lettere appartengono al primissimo periodo della nuova vita religiosa di suor Lucia.

 

 

Castelgandolfo, 21 settembre 1947

 

 

Mia cara Lucia,

m’hai scritto una lettera che mi pare come inghirlandata di viole del pensiero. Io non ho né il tempo né il  modo di raccogliermi per rispondere colla stessa profondità di sentimento. Ma noi due ci intendiamo nel

silenzio. Non sei tu che devi chiedermi scusa; son io che talvolta involontariamente turbo la tua tranquillità con qualche allusione, con qualche sospiro. “Spiritus promptus, caro autem infirma”. So bene che tu hai scelto il meglio, che il Signore ha maggiori diritti su te per una paternità più alta e priore, so che saremo uniti nello spirito e vivremo ancora nel Suo comune servizio; ma perderò la tua famigliarità, la tua

vicinanza, il tuo soccorso, quando il mio animo e il mio corpo si indeboliranno. A questo pensiero talvolta dò un’espressione di impazienza. Lascia andare, non badarci; è il fondaccio egoista che rigurgita, ma poi viene il sereno della comprensione, della fiducia in Dio e anche della gratitudine verso Lui, che ti ha eletta, nonostante l’indegnità mia.

Mi sono accorto, sì, della tua solerte premura e te ne ringrazio, come di un compenso preventivo. Il Signore ci aiuterà entrambi a fare la Sua volontà e il nostro dovere. Tu che Gli sei cara per la generosità della tua totale consacrazione, pregalo per tuo padre che ha responsabilità così gravi e per tua madre che gli addolcisce la vita.

Un abbraccio stretto da papà.

 

 

La risposta di suor Lucia:

 Roma, vigilia dell’Immacolata 1947 (Lucia De Gasperi entrava in quel giorno in convento, prendendo il nome di Suor Maria Lucia dell’Eucarestia)

 

Papà carissimo,

in attesa di andare ad assistere alla Messa in S. Pietro, lascia che io ti scriva due paroline, quelle che vorrei dirti a voce, e non so.

Prima di tutto un grazie grande grande per la tua paternità così calda e forte, che fin da piccole ci ha dato il senso della sicurezza e dell’appoggio, a cui ci siamo abbandonate senza altri timori. Grazie per l’ambiente che ci hai creato attorno, un ambiente di saldi principi, di larghe vedute, di obiettività di giudizi. Noi non ce ne accorgevamo, non ce ne siamo accorte finché non siamo venute a contatto con altri ambienti, non ostili ma indifferenti, dove c’è tanto vuoto o tanta settarietà. È quello che ho cercato di far rilevare alle mie sorelle più piccole, perché aprano gli occhi prima di me, sulla grandezza del dono che Dio ci ha fatto mettendoci in una tale famiglia. Mi accorgo ben adesso, e me ne sono accorta specialmente preparando la tesi di laurea, che non sono tanto le cognizioni acquisite a scuola che mi hanno educato l’intelligenza, quanto il tuo continuo parlarci di cose belle e intelligenti. Grazie perciò di non aver taciuto: grazie di avermi raccontato sempre, anche quando ritornavi stanco a casa, di averci spezzato il pane della tua cultura così universale e così poco pedante.

Dovrei continuare all’infinito: ma gli altri ringraziamenti li farò quotidianamente recitando l’Ufficio divino, che è un canto di lode e di ringraziamento. E il Signore farà il resto, perché io non ho saputo né saprei ricompensarti di tutto questo e di tante cose, di tanti sacrifici tuoi fatti pensando alla famiglia, a noi figliole tue. Grazie soprattutto di avermi insegnato, e spero di impararlo, a mantenere una linea diritta senza esitazioni né reticenze.

Sono lieta che la lettera della Madre Superiora ti abbia rivelato uno spirito intelligente ed elevato, che presto conoscerai personalmente. Così senti che la tua linea di educazione non avrà una brusca interruzione né una piega: sarà un continuare lo stesso cammino, dove ci ritroveremo sempre insieme. E forse una volta avrai il piacere di incontrarti anche con il Sacerdote che mi ha preso per mano in questi ultimi anni per aiutarmi a vedere più chiaro la mia via: io ne avrei molto piacere, perché ha molto del tuo spirito, della tua rettitudine, della tua forza d’animo ed insieme tanta comprensione, tanta umanità unita alla santità di un Sacerdote che ha capito in pieno la sua missione verso Dio e verso gli uomini. E ti assicuro, se ce n’è bisogno, che nei miei riguardi non ha agito che soprannaturalmente, cioè lasciando che la grazia agisca, con il rispetto ed il distacco più assoluti.

Una parolina ancora, papà. Lo so qual è il pensiero che più ti rattrista e che mi hai espresso anche, qualche volta. Che io non possa più venire a casa, ma che debba tu venire di tanto in tanto a trovarmi. Io non ti ho mai saputo dare una risposta soddisfacente e spero che il Signore te la dia lui stesso: la vocazione religiosa richiede una vita non per sé, ma per Dio e per gli altri, ed in questo assomiglia alla vita sacerdotale. Quello che ci chiede in più, anche contro la nostra povera natura, è per colmare tanti vuoti degli altri, di tutti noi, che siamo così poco distaccati dalle cose e dalle persone, che abbiamo così poco tempo di pregare!

Certo il sacrificio è più duro per te, che ne senti in questo momento più rudemente il lato negativo: ma come mi sembra bello che tutto noi facciamo in comune, e che io non vada via fuggendo o strappata a voi, ma “offerta” in tutta la pienezza del termine. Ed ogni volta che sentirai la mancanza di Lucia, che pur ti ha aiutato sì poco, sarà un rinnovarsi dell’offerta, e un moltiplicarsi di meriti per te davanti al Signore. In quanto al ritornare a casa, c’è una piccola novità: nel Capitolo Generale di quest’estate in Belgio, hanno creduto bene di applicare una clausola della regola con più frequenza e larghezza; nel senso che, in caso di morte imminente dei genitori, la Madre Superiora può concedere alla figlia di portar loro gli ultimi conforti, in casa. Forse questo può darti un senso dì riposo, ed io ne sarei ben lieta e consolata, della tua consolazione.

Ora basta, ché le parole non dicono nulla di fronte alla tenerezza ch’io sento in cuore: una tenerezza che non stringe il cuore, ma che lo allarga fino ad abbracciare le anime più lontane, ché d’ora innanzi la mia famiglia resterete sempre voi, ma anche tutta la Chiesa, tutto il mondo. Ed in questo ci incontriamo, vero? Tu nella tua diuturna fatica, io nella costante preghiera e nel lavoro modesto di ogni giorno, penseremo sempre a tutti, in una visione universale e larga di tutte le cose.

Arrivederci, papà, sarai sempre il mio papà: vorrei darti la consolazione di diventare il papà di una Lucia vicina vicina, sempre più, al nostro caro e buon Signore.

Tua Luciola

 

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