De Gasperi con la figlia.
Suor Maria Lucia De Gasperi e suo padre Alcide

Suor Maria Lucia De Gasperi e suo padre Alcide

Storia \ Scritto da il \ Stampa il PDF

La corrispondenza fra Alcide De Gasperi e i suoi familiari fu intensa e affettuosa per tutta la vita, in una intimità domestica mai indebolita: ma il rapporto con la figlia Maria Lucia fu particolare perchè questa figlia si fece suora, ed è a questa scelta che lei allude nella lettera che pubblichiamo, accennandone al padre che nel primo periodo della scelta nutrì qualche dubbio sulla piena ponderatezza dell’orientamento vocazionale della figlia. Ogni dubbio fu poi rapidamente sciolto e il rapporto padre-figlia fu intensissimo ed affettuoso, appunto, per tutta la vita.

Pubblichiamo, con la lettera nella quale Lucia esprime al padre le sue scuse, il suo dispiacere per i momenti di incomprensione, e insieme il suo affetto, anche la risposta del padre a Lucia. Entrambe confermano la pienezza umana di questo rapporto familiare, nonostante le grandi fatiche ed il tempo diuturno che occupava Alcide De Gasperi impegnato nella difficilissima situazione politica ed economica dell’Italia.

 

20 settembre 1947

Caro papà, lascia ch’io ti sieda vicino, stasera, e che ti parli un po’. Brevemente, senza stancarti troppo. Dirò forse delle sciocchezze, ma ti tocca leggerne e sentirne tante, una più o una meno! Comunque cercherò di esprimere un po’ di quello che sento, quando penso a te. Mi sento ancora fremere di tenerezza quando rivivo quella passeggiata sul Gianicolo – quando risento le tue parole così piene di comprensione e di spirito cristiano: ma già tu non potevi parlare diversamente da così, ne avevo tanta fiducia. E non so come ringraziarti per avermi così facilitato quel passo che mi pesava tanto – perché far dispiacere a chi si vuol bene, è assai doloroso. Ma un papà come te non è facile trovarlo. Da allora però ho spesso l’impressione che tu quasi dubiti del mio affetto: mi sembra che qualche volta mi guardi come non fossi più la tua Lucia, come se qualcosa di estraneo fosse penetrato tra e me. Papà, dimmi che sto dicendo una sciocchezza! Eppure, avresti forse ragione di lamentarti di me: anzi, avresti mille ragioni. Lo so che non son mai stata capace di esserti veramente utile: lo so che la mia poca sveltezza, la mia “gaucherie” 1 ti ha dato spesso fastidio. Oh se fossi stata più sensibile a quello che tu chiedevi da me: se avessi cercato di più di imitare la prontezza e la sorridente dedizione della mamma, avrei ora meno rimorsi. Se è questo che il tuo sguardo vuol rimproverarmi: uno sguardo pur così dolce, così penetrante! Se è questo, perdonami papà! Forse finora ho mancato di assolvere il pur piccolo compito che avevo accanto a te. Forse ti sei anche accorto che da qualche tempo cerco di fare un po’ meglio. Forse ti sei accorto che cerco di essere più sveglia, più «desta» verso gli altri. Ma forse non sai come questa nuova sensibilità sia legata al richiamo del Signore. Perché quando Lui si è fatto sentire più energicamente, mi ha come svegliata: ho aperto gli occhi sulla realtà della vita, che non è un vivere isolati, incanta i nelle proprie idee e nelle proprie fantasie: no! È una vita sociale, in cui tutti abbiamo un compito, legato all’esistenza di tutti e che tende allo stesso fine: la gloria del Padre. Così il Signore nel tempo stesso che mi chiedeva di avvicinarmi di più a Lui per accogliere in me il Suo amore in maniera più particolare, mi apriva gli occhi verso gli altri e mi faceva più aperta alla vita degli altri -che è la stessa mia vita, perché siamo così uniti, siamo tutti una cosa sola. E allora come si comprende la missione materna che noi donne dobbiamo avere verso il mondo intero! Mamme, vuol dire anime che non pensano a sé, che amano senza richiedere ricambio:che hanno un cuore largo per tutti. “In viam mandatorum tuorum cucurri cum dilatasti cor meum” 2. E quando un amore così grande penetra in un cuore, lo dilata davvero e gli da un più ampio respiro. Sono grandi cose papà: grandi come tu pure le senti e le vivi in te. Ma io sono piccola e ben lontana da questo ideale, sono sempre ancora la tua povera “gauche” 3 che ancora, quando dimentica i buoni propositi, si incanta a pensare gli affari suoi,e magari si tira i capelli e non si accorge che manca il formaggio alla tua minestra. Sono sempre quella: ma se trovi che c’è qualcosa di nuovo, no non pensare che sia un essere estraneo che mi allontani da te: è lo stesso Signore che tu segui con tanta tenacia, nell’oscurità della pura fede, che ti ricompensa, in parte, chiedendoti una figliola, così per portarla a Casa Sua, per modellarla secondo il Suo disegno, per servirsene un pò di tramite verso tutti voi, che Gli siete tanto cari. Papà, Don Luigi prima di partire per il luogo della sua morte mi disse: “Questa tua vocazione sarà un giorno la benedizione della tuafamiglia”. E allora non c’era in me niente di deciso, era solo un incerto desiderio. Chiediamo al Signore che davvero lo sia, papà! Ma quando ti dico che ti voglio un bene immenso, e che sono persuasa di non poterti ricambiare che pregando il Signore che ti ricompensi Lui … non so dire altro.

Ti bacio teneramente, Lucia

1 “Goffaggine, inettitudine”.

2 “Son corso sulla via dei tuoi precetti, quando hai dilatato il mio cuore”.

3 “Goffa, inetta”.

*****

Il padre Alcide le rispose:

Castelgandolfo, 21 settembre 1947

Mia cara Lucia, m’hai scritto una lettera che mi pare come inghirlandata di viole del pensiero. Io non ho né il tempo né il modo di raccogliermi per risponde colla stessa profondità di sentimento.Ma noi due ci intendiamo nel silenzio. Non sei tu che devi chiedermi scusa; son io che talvolta involontariamente turbo la tua tranquillità con qualche allusione, con qualche sospiro. “Spiritus promptus, caro autem infirma”1. So bene che tu hai scelto il meglio, che il Signore ha maggiori diritti su te per una paternità più alta e priore , so che saremo uniti nello spirito e vivremo ancora nel Suo comune servizio; ma perderò la tua famigliarità, la tua vicinanza, il tuo soccorso, quando il mio animo e il mio corpo si indeboliranno. A questo pensiero talvolta dò un’espressione di impazienza. Lascia andare, non badarci; è il fondaccio egoista che rigurgita, ma poi viene il sereno della comprensione, della fiducia in Dio e anche della gratitudine verso Lui, che ti ha eletta, nonostante l’indegnità mia. Mi sono accorto, sì, della tua solerte premura e te ne ringrazio, come di un compenso preventivo. Il Signo-re ci aiuterà entrambi a fare la Sua volontà e il nostro dovere. Tu che Gli sei cara per la generosità della tua totale consacrazione, pregalo per tuo padre che ha responsabilità così gravi e per tua madre che gli addolcisce la vita. Un abbraccio stretto da papà.

1 “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.

La Discussione

Articoli Correlati