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Storia e arte: una nuova frontiera di crescita

Storia e arte: una nuova frontiera di crescita

Cultura e formazione \ Scritto da il \ Stampa il PDF

In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, parlare di cultura, e di investimenti in questo settore, può apparire alquanto fuori luogo, ma se ci soffermiamo a riflettere sull’importanza del mondo culturale e del suo indotto ci renderemo conto che attorno a questo universo si nasconde un potenziale economico ancora da scoprire.

L’Italia, nel corso degli anni, non ha saputo valorizzare le eccellenze che erano facili da individuare lungo tutto lo stivale, pensando che la visione di “bene culturale” sviluppatasi negli anni del Grand Tour avesse ancora dei risvolti attuali; purtroppo l’evoluzione socio-tecnica ha fatto sì che anche il modo di intendere e di fare cultura si modificasse nel corso del “Secolo Breve”. Le nostre città sono rimaste legate ad un tipo di valorizzazione e promozione del loro patrimonio che difficilmente si sposa con le esigenze di una società in continua evoluzione. Dovremmo riuscire a dare un’inversione di rotta a questo declino investendo sia nell’individuazione di nuove proposte da applicare al nostro patrimonio storico-artistico sia valorizzando il percorso formativo di coloro che dovrebbero operare in questo settore. Purtroppo non siamo riusciti ad individuare una collocazione lavorativa a tutti coloro che nel corso degli anni hanno investito studio e risorse per formarsi nell’ambito umanistico e artistico, basti pensare al numero di laureati in cerca di occupazione, che si sono specializzati in archeologia e storia dell’arte, purtroppo destinati a riconvertirsi per cercare un qualche sbocco lavorativo. Un paradosso tutto italiano che ha finito per dequalificare i nostri giovani talenti e per rendere inutilizzate alcune delle più grandi bellezze racchiuse negli angoli più nascosti del paese. Come rimediare a tutto questo, come impedire che la formazione umanistica si incammini verso un declino irreversibile? Risposte a questi interrogativi ne sono state date moltissime nel corso degli anni, ma nessuna è riuscita a scorgere una soluzione concreta all’orizzonte.

La cultura non deve essere vista come esperienza fine a se stessa, ma come un elemento imprescindibile nella formazione dell’individuo, che potrà permettergli di realizzare le sue ambizioni ed i suoi sogni. In questo settore si sono aperti nuovi mondi, ancora tutti da scoprire, che se valorizzati secondo giusti criteri potrebbero essere una risposta concreta alla crisi. Pensiamo alle nuove figure professionali che si stanno formando nel mondo dello sport (3% del Pil europeo); se si riuscirà a far comprendere l’importanza della sperimentazione e della creatività si avranno tutte le carte per un roseo futuro. Tutto questo però sarà possibile solo se si deciderà di investire su un nuovo modello di formazione scolastico che nasca dall’unione di elementi imprescindibili come cultura classica in armonia con le nuove tecnologie. Se si punterà con convinzione sulla formazione, allora potremo riuscire a vedere realizzati i nostri sogni; dobbiamo credere nel futuro ma essere consapevoli del nostro passato: questa la chiave per una possibile formula dello sviluppo nazionale.

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