RU486
RU 486: l’aborto facile. Oggi si può fare anche in “Day Hospital”

RU 486: l’aborto facile. Oggi si può fare anche in “Day Hospital”

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Il “Movimento Liberi e Forti” , del Presidente Alessandro Raimondi, interviene sul recente caso della morte di una donna a causa della somministrazione della cosiddetta “pillola del giorno dopo”, e lo fa attraverso la voce del suo capo redattore Massimo Magliocchetti che analizza i vari aspetti del farmaco RU486, oggi disponibile anche in day hospital. L’Associazione culturale, già di nostra conoscenza perché partecipante ai due giorni di convegno all’Aran Mantegna di Roma, risulta essere un ottimo esempio di impegno sociale giovane da incoraggiare e seguire con attenzione.

Il Presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, il 25 marzo 2014 ha firmato una delibera regionale  che prevede la somministrazione della pillola abortiva RU 486 anche in day-hospital, senza prevedere l’obbligo di ricovero ordinario di tre giorni. Cosa cambia rispetto alla precedente disciplina? Quali conseguenze comporta questa decisione? Analizziamole insieme.

La precedente disciplina e la sua ratio. L’assunzione del mifepristone, il nome farmacologico della pillola abortiva, doveva avvenire durante un ricovero ordinario di tre giorni nei quali, secondo quanto disposto dall’art. 8 della  L. 194/78, la struttura sanitaria, dove la pratica abortiva veniva attuata, doveva sorvegliare la paziente, per mezzo del personale sanitario, al fine informarla sul trattamento, sui farmaci adoperati e le relative conseguenze, le alternative e i possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo, onde ridurre al minimo le reazioni avverse, come ad esempio, emorragie, infezioni ed eventi fatali. Tutto l’iter abortivo doveva essere attentamente monitorato dal personale sanitario competente, dall’assunzione del farmaco all’espulsione del feto. Affinché la pillola RU 486 conseguisse l’effetto abortivo, doveva essere somministrata  entro il cinquantesimo giorno dall’ultima mestruazione. L’azione farmacologica mira a rilasciare sostanze chimiche che agiscono prevalentemente sulle pareti dell’utero provocandone lo sfaldamento e il conseguente distacco dell’embrione.

La durata del ricovero trovava la sua ratio nell’esigenza di salvaguardare e sostenere la donna durante una pratica, seppur fisicamente poco invasiva, mirata alla soppressione di una vita e recante, in alcuni casi, complicazioni della paziente.

 La decisione del governatore ha eliminato la possibilità del ricovero ordinario. La nuova procedura consta di tre fasi, che nel giro di una giornata (“day-hospital”) possono essere concluse: la prima prevede l’accesso e la preospedalizzazione. Con la seconda fase avviene il controllo degli esami e la somministrazione del prodotto abortivo (il mifepristone). Infine, il terzo step è relativo ai controlli clinici. Entro il ventunesimo giorno dalla prima somministrazione della pillola deve essere effettuata una visita ambulatoriale.

Tale delibera appare come una ideologica banalizzazione della drammatica realtà dell’aborto, in ragione dell’ennesima possibilità accordata alla donna di concretizzare il suo diritto all’autodeterminazione, che non vuole qui essere negato, ma che nel caso dell’aborto entra in conflitto con il diritto alla vita del feto. Nel 2009 un parere del Consiglio Superiore di Sanità dichiarò  come l´unica modalità per somministrare la pillola abortiva, quella «con un ricovero ordinario in ospedale fino verifica dell´espulsione completa» del feto, fosse la situazione adatta, in linea con il disciplina della legge 194/1978. Lo stesso organismo tecnico si era già espresso in modo simile  nel dicembre del 2005 e nel 2004.

Nel pensiero comune la pratica dell’aborto viene legata, alle volte, al principio di autodeterminazione di cui sopra. Di tutt’altra opinione è la giurisprudenza costituzionale, che, in numerose sentenze della Consulta, ha definito il “diritto alla vita” come il più importante tra i diritti inviolabili dell’uomo, riconosciuti e garantiti dalla Repubblica  ex art. 2 della Costituzione italiana. La Corte Costituzionale, nella Sent. n. 35/1997 ha definito il diritto alla vita come il presupposto di tutti i diritti inviolabili dell’uomo, “e cioè tra quei diritti che occupano nell’ordinamento una posizione privilegiata, in quanto appartenente all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione Italiana”. Non possiamo parlare di “democrazia” qualora siano concesse discriminazioni del diritto alla vita. Con un attenta analisi della giurisprudenza costituzionale, viene negata, svalutata e liquidata ogni interpretazione della L.194/1978 che cerca di esaltare l’aspetto ultra soggettivo dell’autodeterminazione della donna e il suo “diritto all’aborto” (paradossale!), eliminando di fatto, il diritto alla vita del concepito.

Il mio invito è quello di “fare nostra” la speranza di Madre Teresa di Calcutta: “Promettiamoci che nella nostra città nessuna donna possa dire di essere stata costretta ad abortire”.

MASSIMO  MAGLIOCCHETTI

www.movimentoliberieforti.it

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 Twitter: @MagliocchettiM

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