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Riforma del sistema elettorale: la ipotesi tedesca

Riforma del sistema elettorale: la ipotesi tedesca

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Un sondaggio piuttosto recente dell’Istituto De Gasperi, di Bologna, ha messo in evidenza una tendenziale leggera prevalenza del modello elettorale tedesco nelle preferenze degli italiani, per la ipotesi non remota di un cambiamento del sistema elettorale italiano.

Il sistema tedesco è proporzionale per antonomasia,  è un sistema che distorce minimamente, entro limiti tecnici, il rapporto voti/seggi e, sostanzialmente, “fotografa” la situazione esistente.

Vince peraltro di poco, nel sondaggio, rispetto al “trasformativo” sistema francese. Vince perché, oltre ad essere il più gradito (sostanzialmente alla pari del francese), risulta essere anche il meno “sgradito”. Questo il senso del risultato ottenuto non opponendo l’una all’altra le tre opzioni proposte (oltre al sistema tedesco e al francese, il sistema spagnolo, attestatosi però su livelli minimi), ma stabilendo tra loro un più disteso ordine di preferenza.

Come i ricercatori avevano immaginato, il conteggio delle “prime” preferenze non ha dato la maggioranza assoluta a nessuna delle tre opzioni.  E’ stata dunque eliminata dalla gara l’opzione spagnola giunta terza ma i ricercatori se ne sono serviti, quasi “spolpandola”, calcolando le “seconde” preferenze di chi l’ha votata e attribuendole alle due opzioni meglio piazzate.

Vince un sistema proporzionale quasi puro, e una maggioranza schiacciante (79%) dei partecipanti alla consultazione dell’Istituto chiede che sulla scheda elettorale sia presente, oltre ai partiti e ai loro candidati, l’indicazione della maggioranza governativa o del candidato premier. Insomma, ai partiti sono richiesti precisi impegni  prima del voto, vincolando la loro libertà di movimento in parlamento.

Il modello tedesco non è solo riparto proporzionale dei seggi. Dell’esperienza tedesca una forte percentuale (65%) mostra di apprezzare  la cosiddetta “personalizzazione del voto” dell’elezione in collegio uninominale, dove vivace è il confronto tra i candidati e nell’elettorato. Proprio qui, almeno per una parte dei membri del parlamento, è la Germania ad indicarci una concreta alternativa sia alla “lista bloccata” (mal vista dal 70% del campione), sia alla preferenza. Certo, tra lista bloccata anche corta e preferenza non c’è confronto  (vuole la preferenza l’84%).

Apparentemente noi siamo sempre nella famiglia dei sistemi proporzionali, ma che distanza siderale dalla Germania!

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