RIFLESSIONI UN PO’ SOPRA LE RIGHE MA GUARDANDO ANCHE AL FUTURO POSSIBILE

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Queste mie riflessioni si muovono dalle prime tre righe della lettera ricevuta tempo fa dal caro amico Gianni Fontana: “la politica è l’arte di inseguire una idea fino in fondo” e “l’assenza sulla scena politica di un soggetto d’ispirazione cristiana è, oggi, una carenza molto grave cui non possiamo arrenderci”.

Prima riflessione 

Inseguire una idea fino in fondo  presuppone che ci sia una idea  di ciò che si vuol fare, e di come farlo.

I cristiani democratici degli anni tragici della guerra e del primo dopoguerra una idea se la erano fatta, e così ci fu il “codice di Camaldoli” che indirizzò l’azione dei cattolici italiani scesi in politica negli anni della ricostruzione del paese. La guerra e l’opposizione al fascismo caricarono di responsabilità questi cattolici che portarono in politica la loro volontà, la loro formazione, la loro capacità. Abbiamo avuto, per loro merito in gran parte, una bella carta costituzionale e orientamenti politici e amministrativi che non solo hanno rimesso in piedi il paese ma lo hanno portato a essere fra i primi al mondo. Ci fu stupore ovunque per questa incredibile rinascita della “povera Italietta”.

E fu un tempo di grande laicità e autonomia della politica italiana. L’Azione Cattolica e le altre associazioni cristiane fornirono  risorse umane e pluralismo sano ovunque. La Dc, sembra una ingiuria a ricordarlo oggi, faceva scuola e selezionava classe dirigente per tutti i livelli organizzativi e amministrativi del paese (molte migliaia di persone). Visti i risultati di quegli anni non fece affatto male il suo lavoro e diede un grande contributo alla democrazia e al benessere dell’Italia.

E oggi, come siamo messi? Avere una idea e non disporre di una classe dirigente idonea  cui affidarla per la sua realizzazione non è neanche una utopia, è tempo perso.

 

Seconda riflessione

L’assenza sulla scena politica di un soggetto di ispirazione cristiana, oggi, è una carenza molto grave cui non possiamo arrenderci.  Ce ne siamo accorti?

Proviamo a ricordare che politici  cattolici di forte ispirazione cristiana hanno guidato il paese fuori dal disastro morale e materiale della guerra. Eravamo poveri e analfabeti ma in meno di dieci anni (De Gasperi ha governato dal 47 al 54, circa sette anni) il paese è risorto e ha recuperato la gran parte delle sue carenze. Ci fu la Riforma Agraria, il Piano Casa, la Cassa del Mezzogiorno che oggi è rimpianta anche da chi la volle eliminare. L’Iri ce lo invidiavano tutti. Si faceva una seria pianificazione, si investiva sul futuro dell’Italia. Con degli errori, sicuramente, ma il paese camminava svelto e cresceva. In campo internazionale guadagnavamo stima e rispetto (ricordiamoci di Enrico Mattei). Se ci mettiamo a ricordare i nomi dei protagonisti di quelle stagioni perdiamo il conto. Quasi tutti provenienti dall’Azione Cattolica, dalle ACLI,  dalla CISL, dagli Scout, entrati in politica per spirito di servizio.

Ma lentamente, dopo il Sessanta, il benessere non più sudato, una pseudo ricchezza frettolosa, un rilasciamento della tensione morale che aveva animato quegli anni, hanno cominciato a corrompere le coscienze, e a indurre il potere a compromessi orribili perfino con la malavita e la  mafia (voto di scambio e affarismo). Roma non è nuova alle cronache del malaffare, che peraltro si sta diffondendo ovunque.

Abbiamo accettato di liquidare la Dc e di confluire pian piano nel Pd. Era necessario, o bisognava piuttosto risanarsi e riformarsi adeguatamente, visto che, a osservare la storia, servono sempre soggetti di chiara matrice cattolica per trarci dai guai, sempre più difficili da sanare? Dove è finita la classe dirigente di ispirazione cristiana pronta ad assumersi la responsabilità di guidare il paese?

Sono state annullate le fonti delle risorse e azzerata la formazione politico-amministrativa di casa nostra: con chi pensiamo di fare la nostra politica e cambiare la situazione che è prossima allo sfacelo? Con quei rampolli che affluiscono ovunque per ingozzarsi nelle Istituzioni e negli Enti a tutti i livelli?  Purtroppo formare una nuova classe dirigente non è cosa di mesi ma di anni. Ci aspettiamo questo lavoro dalle Università delegate a fare scienza, e farla bene se è possibile? Dal tessuto imprenditoriale oggi in serissime difficoltà culturali  più che economiche? Siamo in crisi di abbandono? Nessuno più ci ama?

Mi pare che anche in ambito di Santa Madre Chiesa ci siano responsabilità in questo campo. Ritirarsi, quale comunità di eletti, a pregare, non basta. Dove sono finite le opere cattoliche? Solo nel volontariato, su cui forse varrebbe anche la pena di fare qualche ulteriore riflessione alla luce di tutti i fatti di casa nostra? Abbiamo un sindacato dei lavoratori ripiegato su se stesso, che lascia perplessi per carenza di idee, per credibilità, per incapacità della sua classe dirigente. Un mondo cooperativo che ha in larga parte perso i suoi valori e naviga allineato fra affari e corruzione. Le banche di ispirazione cristiana, create per essere vicine ai più bisognosi, dove sono?

Cito queste entità non per nostalgia ma per ricordare che quando circolavano le idee si facevano cose che rispondevano ai bisogni della gente. Era fare politica, questo, inseguire una idea fino in fondo.

La gente non ne può più di chiacchiere e di buone intenzioni, vuole avere una speranza, soprattutto. Non possiamo più farci dettare l’agenda dai burocrati europei, dai neoliberisti responsabili dei disastri ma sempre in sella a dettare le regole. E’ fallito il comunismo ma anche il capitalismo non gode di buona salute. I grandi finanzieri hanno ripreso a speculare e a creare carta infetta che verrà pagata ancora con i sacrifici sanguinosi della povera gente.

E’ tempo di avere una idea, la nostra: su che Stato vogliamo, su che politica proponiamo, perché siamo di nuovo capaci di attuarla. Ma servono, appunto, le idee e la classe dirigente, il cosa e il come comunicarle e attuarle attraverso agenti del cambiamento adeguatamente formati e credibili. Soprattutto, servono persone preparate, cui affidare il compito. C’è un modo diverso di fare e di fare bene, per il bene del paese? Se ci sono poltrone da spartire non mancheranno i clienti: mentre selezionare e formare la nuova classe dirigente serve ma forse è  una missione che interessa pochi perché non sazia appetiti immediati.

Non so bene cosa suggerire, i progetti sembrano non essere di moda anche se pecchiamo fortemente in questo settore, ma una cosa è certa: liquidando la Dc abbiamo lasciato orfano il paese e i nuovi padrini non sembrano capaci di fare altrettanto bene. I comunisti avevano paura di morire Dc: moriranno di mali peggiori e se ne stanno accorgendo.

Senza una classe dirigente selezionata e formata allo scopo – la laurea non è sufficiente – non si va da nessuna parte.

E noi? Faccio comunque mia l’affermazione di quel direttore di giornale che diceva: “Preferisco morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio”.

(Giambattista Liazza)

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