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A proposito di Democrazia Cristiana: adesso si raccolgono firme. Ma con quale credibilità?

A proposito di Democrazia Cristiana: adesso si raccolgono firme. Ma con quale credibilità?

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Leggo ancora una volta, nel mese di ottobre dell’anno 2013, la notizia della volontà di convocare il XIX Congresso della Democrazia Cristiana e si cercano ancora una volta adesioni per tale iniziativa. In questo lungo ventennio, se ricordo bene, sono state tante le iniziative che hanno portato ad organizzare il XIX congresso e altri congressi della Democrazia Cristiana.
Chiedo oggi, 28 ottobre 2013, a coloro che vogliono rappresentare la Democrazia Cristiana nella sua legittimità e nella forza politica che ha rappresentato lungo la storia dell’Italia attraverso il pensiero e l’azione di don Luigi Sturzo, di De Gasperi, di Aldo Moro, ecc.: cosa veramente avete in programma per il futuro dell’Italia e per il futuro di noi giovani?
Durante i tanti incontri ho osservato, ho ascoltato i vostri pensieri ed ho assistito alle vostre discussioni: le parole da voi dette sono state tante, ma erano parole farraginose, e molte di esse affondavano su una storia passata che non porta ad una innovazione per il futuro di noi giovani. Una storia passata colta, oltrettutto, in modo parziale. Vi dico che alla fine di ogni incontro la mia mente, i miei pensieri, erano più confusi di prima, e nel mio animo compariva quel senso di vuoto e di mancanza di identità per quello che veniva detto e vissuto all’interno degli incontri, che mi portava a chiedermi come mai i miei padri, la generazione di quelli maggiori di me, coloro che dovrebbero dare un insegnamento concreto, vero, costruttivo, e che devono formarci con una testimonianza, non sanno trovare e indicare la strada del futuro, ma solo dir parole retoriche.
A loro era stato dato il compito di riformare il nuovo sulla base del passato migliore, attraverso esperienze vissute direttamente, poiché hanno conosciuto uomini che hanno dato la vita per l’Italia; invece ancora oggi vogliono fare i continuatori di una politica immobilizzata su un vissuto diverso da quello dei fondatori che testimoniavano in prima persona; chiedendo a noi di seguirli, ma chi dovremmo seguire, noi, simili figli?
Io voglio seguire un padre politico che mi insegni una politica semplice, vera, fatta per il popolo e vissuta in prima persona, non voglio seguire chi ancora oggi non vuole crescere con responsabilità personali di comportamento e nel nome della Democrazia Cristiana si culla e si crea una identità adattata a se stesso, e in questi anni non e’ riuscito a costruire nulla per noi giovani, anzi ha distrutto o contribuito a distruggere la nostra speranza . Come posso io seguire chi giudica i giovani come incapaci, svogliati, non autorizzati a parlare di politica e a esprimere un’opinione perché, secondo questi raccozzatori di consensi, non sanno nulla di politica mentre loro sarebbero i soli pretendenti prosecutori della Democrazia Cristiana?
Oggi io continuo ancora a credere nella politica, le mie esperienze vissute hanno fatto nascere in me la voglia di lottare: e dico che si deve dare alla politica un futuro nuovo, parlando meno del passato, iniziando a dire quello che vogliamo fare, a testimoniare concretezza, come chi ogni giorno fa con coscienza il proprio lavoro e in questo modo opera per dare un futuro ai suoi figli e alla comunità.
Bisogna trasmettere la speranza , la fiducia e l’emozione di fare politica; basta, invece, con le parole campate in aria, con i termini artificiosi che la gente di strada non comprende; basta con la politica fatta in stanze chiuse, senza conoscere la concretezza dei fatti della nostra Italia e dei nostri mille territori.
Chiedo a voi democristiani, che tanto facilmente usate questo termine per avere un ruolo politico: smettetela di creare congressi presunti legittimi, non serve, e non serve attribuire loro un numero. Se volete essere dei traghettatori di una nuova politica, liberatevi dell’idea di storicità appassita insita in voi e immergetevi nell’attualità degli eventi e dei fatti e dei desideri e bisogni della gente. Se quello che vi chiedo e’ per voi difficoltoso, inaccettabile per la vostra forma mentis ormai ferma, date spazio ai giovani e a chi ha idee costruttive e innovative per il paese.
Chiedo, attraverso questo mia lettera, all’On. Fontana, che riconosco come mio traghettatore e l’unico padre politico democristiano per il tempo attuale, di iniziare a costruire con determinazione e semplicità il nostro progetto politico per il futuro dei nostri figli e anche per il futuro di una vera classe politica democratico-cristiana fondata sulla semplicità e sulla concretezza.
Florinda Sorrenti

 

Gentile Florinda, innanzitutto e nonostante tutto, le auguriamo di costruire nella Sua realtà pugliese una splendida esperienza Adc, guidata da Gianni Fontana, traghettatore allo stato attuale legittimo e unico, ma soprattutto credibile, per quel che ci risulta, di quella che fu la Dc storica.
Lei svolge una riflessione sulla cui sostanza le diamo assolutamente ragione: non ne possiamo più delle cento false Dc che troppa gente priva di credibilità e legittimità continua a crearsi ogni giorno per i fatti suoi e per i suoi capricci mentali o sentimentali, quando non per meno nobili scopi. Senza rendersi conto (o rendendosene conto ma… essendo interessata a ben altro?) del danno che reca al nome della Dc ed alla sua storia, e del fastidio che inculca in tanti cittadini onesti e stanchi della situazione, attorno a questo nome glorioso che rischia di finire definitivamente profanato. Lottiamo insieme perché così non sia.
Il nostro suggerimento concreto? Si turi le orecchie di fronte a tanto oceano di scempiataggini e immondizie, vada avanti per la Sua strada e, soprattutto, a ognuno che parli di Dc rivolga una unica e semplicissima domanda: “Ma tu, chiunque tu sia, quale concreta testimonianza di vita personale quotidiana mi fai vedere, per essere degno della Dc? Se questo tuo esempio personale di vita quotidiana non è limpidissimo, non dire più nulla e non infastidire nessuno e non profanare nessuna memoria storica; e, soprattutto, non farmi perdere tempo per gli affari tuoi”.

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