Politica: davanti ad un bivio e scegliere è urgente

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Mai come oggi è sotto gli occhi degli Italiani non solo l’inadeguatezza dell’attuale classe politica, figlia degli scandali di “Tangentopoli” e nonostante questo degna erede – nonostante le iniziali buone intenzioni – dei suoi più torbidi interessi, ma la volontà della stessa politica di perpetuarsi nel peggio, impedendo una riforma dell’esistente. Tale orientamento censorio ed illiberale pare essere comunemente accettato, essendosi determinata nel sentire degli elettori una ripugnanza verso l’impegno politico, più forte degli ideali che mossero i nostri padri alla rinascita dopo la tragedia della guerra.

Nonostante l’evidenza della necessità di una profonda revisione della forma stessa degli attuali partiti, capace di garantire l’immissione di forze nuove negli organi rappresentativi, gli Italiani voltano la testa in difesa di un presente le cui massime espressioni sono Grillo e la sua protesta anti-sistema, e la crescente astensione dal voto. Astensione anche dal pensiero e dalla coscienza, a giudicare dal modo con il quale pare diffondersi un complessivo abbandono verso una deriva relativista nei costumi, nelle mode e nella concezione stessa della società. Tutto è provvisorio, relativo ad un bisogno momentaneo, slegato da un “Assoluto” di cui non si trova più traccia nel pensiero e nelle parole di un personale politico asservito a interessi di parte, a destra come a sinistra.

Se abbiamo perso la speranza nel futuro, nostro e dei nostri figli, è proprio per avere eliminato – consapevolmente, ed è peggio – ogni riferimento ideale e culturale alla lunga tradizione politica dei cattolici, con il silente ( quando non addirittura compiacente ) assenso delle gerarchie vaticane, addirittura schierate – cosa per me tutt’ora incomprensibile – in favore della cosiddetta “fine dell’unità politica dei cattolici”.

Attraverso un’operazione che nelle intenzioni avrebbe dovuto diffondere il lievito della nostra esperienza in ogni schieramento, ci si è nel tempo piegati a “padroni” più o meno dispotici che hanno usato i nostri voti ad esclusivo interesse proprio, spesso in aperto contrasto con i valori ai quali intendevamo ispirarci.

Il risultato è stato l’irrilevanza, ideale prima che numerica. Abbiamo diluito il nostro vino, rendendolo acqua e confondendolo con prodotti di bassa qualità ma di più facile gradimento per le masse.

Ora abbiamo davanti un bivio: continuare a piegare la testa davanti al padrone di turno, oppure riconoscere il vero Padrone della messe e tornare a servirlo anche nell’impegno politico e sociale. Sta a noi, a nessun altro, riconoscere gli errori compiuti – prima in nome di uno scellerato affarismo, del quale abbiamo ampiamente pagato il prezzo, e successivamente in nome della “diaspora” democristiana – e riunire le forze, senza escludere chi negli ultimi vent’anni ha fatto scelte difformi dalle nostre. La colpa di avere disperso il patrimonio di Sturzo e De Gasperi è di tutti.

Non basta pianificare una “ Federazione Popolare” in nome della comune adesione al Ppe, ma occorre rifondare i criteri di appartenenza politica a questo progetto mediante una capillare diffusione dei nostri valori nella società a cominciare dalle parrocchie e dalle associazioni a noi vicine.

Un lavoro impegnativo ed urgente, sul quale siamo profondamente in ritardo.

Solamente attraverso la definizione di un grande manifesto di valori, capace di riaggregare le diverse anime popolari, potremo sperare di arrivare – possibilmente in tempi rapidi – ad un’ autentica e forte riproposizione di un soggetto politico unitario di ispirazione cristiana. Diversamente, sarà solo l’ennesima operazione di “palazzo” e tutto verrà percepito unicamente in funzione degli interessi dei “padroni” di oggi: chi deciderà di lasciare Pdl e Pd verrà bollato come “traditore”, condannando una scelta coraggiosa ad un ingiusto ed immeritato fallimento.

Per questo ho scelto l’impegno in questa Associazione Democrazia Cristiana, non gli attuali partiti: essa mi permette di riannodare i fili con un passato che ho solamente potuto sfiorare – a causa della giovane età – ma che intendo incarnare per me stesso e per i miei figli.

Si è davvero “Liberi e Forti” solamente se si ha il coraggio di guardarsi negli occhi, senza abbassare lo sguardo davanti a nessuno.

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