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Piccola, bellissima italia: il museo archeologico di Fara Sabina

Piccola, bellissima italia: il museo archeologico di Fara Sabina

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Piccola, bellissima Italia.  Ma anche sconosciuta, ho subito aggiunto, rivolgendomi a Silverio Piagnerelli che mi guidava nel piccolissimo e interessantissimo Museo Archeologico di Fara in Sabina.

Sconosciuta, per fortuna, soltanto in parte, mi ha subito corretto lui: “Sai che ogni anno questo piccolo museo ed il suo territorio ricevono un manipolo non trascurabile di turisti da diversi paesi del mondo, più numeroso dei turisti italiani?”.

Ne sono felice. E’ una bella e incoraggiante notizia.

Ma chi può mai venirci, quassù, in questo borgo tagliato fuori dalla grande arteria autostradale che dal Lazio conduce su verso la Toscana? Bisogna proprio “volerci” arrivare. Ed è esattamente quello che devono e possono indurre, nella mente e nei sogni di tanti turisti, le piccole amministrazioni comunali di questi borghi: perché questi borghi sono dotati di un’attrattiva unica al mondo, cioè i loro tesori archeologici o d’arte, che costituiscono ormai, anche senza dichiarazione dell’Unesco, reale patrimonio dell’umanità, vestigia che appartengono a tutti noi, uomini di questo pianeta, alla ricerca, da millenni, delle orme relative alle nostre origini ed ai nostri significati estremi.

Vale dunque la pena lasciare New York per venire a visitare Fara Sabina, il suo territorio e questo piccolo museo? Decisamente sì: c’è qualcosa di molto più importante dei grattacieli e di Wall Street: ci sono i nostri millenni. Anche quelli dei newyorchesi, se i newyorkesi ci pensano bene.

Mi sembra che si chiami “Palazzo Brancaleoni”, la casa rinascimentale in cui adesso è ospitato il museo civico, piccolo, come detto, ma bello come un gioiellino. La gentilissima ragazza che ci accoglie, nel constatare che… tendiamo all’anzianità, purtroppo ci fa entrare gratis. Non è giusto, questo, e glielo faccio osservare affinchè lo riferisca all’amministrazione comunale: dobbiamo certo evitare l’ingordigia fraudolenta di chi fa pagare ai visitatori venti euro per godere di un bene collettivo, come è un museo: ma il gratis totale, male opposto, rende impossibile gestire e custodire questo patrimonio, e alla lunga lo uccide. E’ giusto che un euro, o almeno cinquanta centesimi, venga chiesto a tutti i visitatori. Compresi gli anziani: tanto più che… molti di essi non sono mica poveri in canna, in realtà. E allora, hanno il dovere di contribuire a salvaguardare per tutti e per le generazioni future questi beni, scuola viva di ogni generazione.

Si esce dal gioiellino con il respiro largo, perché in realtà tutto il territorio intorno a Fara Sabina, per quanto si estendono i nostri occhi, è un complemento coerente e non meno interessante dei piccoli accenni che il museo ci ha mostrato. Se vogliamo, possiamo allungare il nostro viaggio fino alla vicinissima abbazia di Farfa: ma questa merita una gita per conto suo, e fa già parte di una storia molto più conosciuta e molto più visitata. Ora gironzoliamo veramente per il territorio circostante, alla scoperta di  quanto sia provvido, ogni tanto, allontanarsi dalle autostrade e penetrare nell’Italia sconosciuta delle strade provinciali e di quelle comunali addirittura, quando ci sono.

Lo so che vi state chiedendo il solito ma questo che ci azzecca con la politica e con questo sito?

Ci azzecca, cari miei, ci azzecca… Perché la politica è questo: studiare il territorio e capire cosa si possa utilizzare e valorizzare di esso, dove siano le sue ricchezze e potenzialità nascoste, in cosa la gente del luogo possa mettere in opera le sue capacità e i suoi talenti per far diventare il territorio stesso più bello e insieme più ricco, più sereno da vivere a noi e insieme più ospitale da visitare a chi vuol venire a trovarci, più capace di dare lavoro e insieme più persuasivo come luogo di riposo.

Altro che il vuoto maleducato e drogante dei tolksciòu e dei suoi politici ormai putrescenti, cui anche voi tendete ansiosi ogni giorno l’orecchio…

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