Perché il Partito d’ispirazione cristiana è alternativo alle sinistre e alle destre, di Roberto Paolucci, Firenze

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Il giorno 27 giugno è uscito sul Corriere della sera un articolo di Ernesto Galli Della Loggia, dal titolo “Identità e valori, la sinistra vada oltre la sinistra e riparta da zero”, che fa riferimento, forse per simpatia dell’Autore, a una rinascita e rifondazione del partito democratico, che ha subìto una pesante sconfitta nelle recenti elezioni amministrative. Scrive Ernesto Galli della Loggia:

“Una storia cominciata male, in modo ambiguo e pasticciato 25 anni fa: una forte matrice comunista mai rivisitata e indagata ma semplicemente rimossa, un vantato innesto con il cattolicesimo politico di tutte le tinte (da don Sturzo a Livio Labor), e infine la costruzione di un Pantheon di presunti antenati messo insieme come un mazzo di carte (Giovanni Amendola accanto a Nelson Mandela, Primo Levi con don Milani). Cominciata male, e proseguita peggio: staccandosi progressivamente dalla realtà di carne e sangue del Paese, identificandosi con tutti i peggiori settori di establishment disponibili, e assistendo compiaciuto (non rendendosi conto di assistere in realtà al proprio suicidio) alla trasformazione dell’antica egemonia culturale all’insegna di Marx e Gramsci nel fighettismo à la page del «ceto medio riflessivo» sotto l’alto patronato di Roberto Benigni e del prof Paul Ginsborg.” Poi prosegue: “..per avere qualche speranza di successo deve essere una storia totalmente altra. Non bastano le sempre invocate «facce nuove» e neppure qualche idea nuova. Deve trattarsi di un’identità nuova. Un’identità diversa dal passato, e dunque pronta anche a contaminarsi con valori e prospettive che non abbiano a che fare con la sinistra tradizionalmente intesa. Per la semplice ragione che ormai è il mondo che non ha più molto a che fare con il mondo tradizionalmente raffigurato dalla Sinistra; e che la storia stessa ha imboccato vie inaspettate e contraddittorie…un’identità colpevolmente «moralistica» ed «eclettica» agli occhi dei custodi di tutte le ortodossie cadaveriche delle varie Sinistre italiane (da quella marxista a quella liberal-democratica) ancora in cattedra a dispetto delle continue bocciature della storia…E alla fine, come ha ben detto Massimo Cacciari, solo il Cristianesimo può tenere a bada i demoni della scienza, dell’economia e della tecnica riuniti assieme che incombono sul nostro futuro; e in generale, direi, anche quelli di ogni potere che si pretenda assoluto. Mi sembrano cose di una certa importanza…”.

Non aggiungo altri riferimenti, perché l’articolo prosegue soltanto in suggerimenti alla sinistra che dovrebbe  rifare il suo  partito. Come democratico cristiano popolare e amico della Democrazia Cristiana Storica di Gianni Fontana, che, faticosamente, ma con grande determinazione  sta percorrendo il cammino proposto dall’atto del giudice Romano n. cronol.  9374/2016 del 14/12/2016 RG n. 7756/2016, del Tribunale di Roma, Terza Sezione civile e atti precedenti che attestano il non scioglimento del partito di Martinazzoli, mi corre l’obbligo di scrivere alcune riflessioni.

Ernesto Galli Della Loggia propone alle sinistre di “scegliere Il cristianesimo”, ma il popolarismo di  Sturzo nasce alternativo al nazionalsocialismo, al comunismo e al feudalesimo delle allora classi dirigenti, arroccate nella difesa della terra e  dei loro privilegi: un cristianesimo umile, ma libero e forte che comprendeva la massaia, l’impiegato, l’imprenditore, il professore, il professionista, il contadino, l’operaio, ciascuno nel proprio ruolo che si era scelto o, purtroppo allora, come ancor oggi, per molti versi, obbligato a scegliere, ma tutto orientato al carisma, alle capacità, alla problematica di ogni uomo o donna, nella prospettiva dello sviluppo della persona, nella affermazione e nella difesa della sua dignità. L’esempio più eclatante fu la scesa in campo di Sturzo per la questione agraria, con la diversa impostazione del problema rispetto ai socialisti. Sia Sturzo che i socialisti volevano togliere la terra agli agrari, ma mentre Sturzo la voleva dare ai contadini, i socialisti la volevano dare allo Stato. Ecco qui la grande diversità di impostazione politica: Sturzo a favore della persona, del lavoro quotidiano dei contadini e delle loro famiglie, della libertà, mentre i socialisti dimenticavano l’uomo e gli anteponevano lo Stato. Questa differenza sostanziale cozzava ugualmente con il feudalesimo dei proprietari terrieri nelle campagne, divenne scontro col fascismo, per il quale Sturzo patì l’esilio, anche per l’abbandono da parte della gerarchia della Chiesa e divenne ulteriore motivo di contesa sia con il liberismo che con lo statalismo affermatisi in forme  sostanzialmente oppressive nei confronti della libertà e delle democrazia, anche nel dopoguerra. Nei confronti dello statalismo scri­ve Don Stur­zo in un ar­ti­co­lo pub­bli­ca­to nel 1949, in La Via, dal ti­to­lo Mo­ra­liz­zia­mo la vita pub­bli­ca: “Non è mo­der­no il male di una vita pub­bli­ca mo­ral­men­te in­qui­na­ta: sot­to tut­ti i cie­li, in tut­te le epo­che, con qual­sia­si for­ma di go­ver­no, la vita pub­bli­ca ri­sen­te i tri­sti ef­fet­ti dell’egoi­smo uma­no. Quan­to è più ac­cen­tra­to il po­te­re e quan­to più lar­ghi sono gli af­flus­si del de­na­ro nell’am­mi­ni­stra­zio­ne pub­bli­ca (Sta­to, enti sta­ta­li e pa­ra­sta­ta­li, enti lo­ca­li), tan­to più gra­vi ne sono le ten­ta­zio­ni. (…) Ma c’è un al­tro pe­ri­co­lo, an­co­ra peg­gio­re, quel­lo del­la in­sen­si­bi­lità del po­po­lo stes­so di fron­te al di­la­ga­re dell’im­mo­ra­lità nell’am­mi­ni­stra­zio­ne del­lo Sta­to, sia per­ché at­tra­ver­so par­ti­ti, coo­pe­ra­ti­ve, sin­da­ca­ti, enti as­si­sten­zia­li e si­mi­li, co­lo­ro che han­no in mano i mez­zi dell’opi­nio­ne pub­bli­ca par­te­ci­pa­no alla cor­ru­zio­ne dei po­li­ti­ci, o si pre­pa­ra­no a par­te­ci­par­vi con l’al­ter­nar­si dei par­ti­ti…; ov­ve­ro per­ché tut­to il po­te­re e tut­ti i mez­zi di opi­nio­ne pub­bli­ca sono in mano ai go­ver­ni, com’è nei Pae­si to­ta­li­ta­ri”. Oggi queste due ideologie, comunismo e nazionalsocialismo, che si sono contrapposte nel secolo scorso (frammiste alle due correnti principali di statalismo e  liberismo), pur essendo state sconfitte, la prima con il sacrificio di milioni di vite, la seconda per implosione propria, sembrano rivivere e riemergere sotto  forme mascherate:

– nell’aborto, giustificato come conquista di libertà della donna,  ma in realtà concentrato nel disprezzo e nel relativismo della vita, vissuta come diritto a sopprimere la vita nel grembo materno, 

-nella economia e nella finanza, divenute patrimonio di controllo da parte del capitalismo finanziarizzato, come lo chiama papa Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in Veritate,

-nella morale, per cui il  superamento della famiglia tradizionale uomo donna, procreativa, da parte delle lgbt, della teoria del gender, risiede  nella pretesa di unigenitorialita’ e, nello stesso tempo, nelle pratiche procreative che esaltano un presunto diritto unidirezionale di decidere per il bambino che cresce nel grembo materno e lo sacrifica sull’altare del proprio egoismo o delle proprie difficoltà, come avviene per l’utero in affitto(tra l’altro adoperato solo da chi dispone di capitali anche ingenti, per realizzarlo),

-nella politica dove esistono lobbies e condizionamenti a favore della finanza (PIL mondiale finanziario 54 volte superiore a quello reale), che comanda il mondo e che condiziona la democrazia, privandola del suo significato valoriale di tutela dei più deboli e dei più poveri. 

Per questi ed altri motivi il partito d’ispirazione cristiana in cantiere, in qualunque modo si chiami, proprio perche alternativo a qualsiasi progetto di sinistra e/o di destra, ha il compito, Il dovere di mettere al centro l’uomo, con tutte le implicazioni, sociali, politiche ed economiche che ne derivano. Rispetto sì certamente per l’economia e la finanza, ma predominio della politica e quindi della democrazia su di esse. Non possiamo fare parte di un sistema che contraddice il primato dell’uomo ed esalta gli interessi di gruppi di minoranza finanziaria che, da sempre, hanno cercato di sacrificare la vita umana agli idoli del potere, del denaro fine a se stesso e non finalizzato al bene comune. Perché, mettiamocelo bene in testa, i panem et circenses di ieri sono oggi rappresentati: dall’aborto, dall’utero in affitto, dalle lgbt, dal reddito di cittadinanza che non disturba la finanza nelle sue operazioni, dalla flat tax, che affonda ancor più i poveri, dall’incertezza di saper gestire, a livello globale, le povertà, le ingiustizie, le diseguaglianze, e dalle volontà di dominio (sui poveri del mondo), responsabili dei disastri dei territori e delle guerre come conseguenza diretta. Il compito del partito d’ispirazione cristiana, identitario, è quello di mettere chiarezza e impegno nei confronti di chi  non ha a cuore: il lavoro, la difesa della vita, il sostegno alla famiglia, la capacità produttiva della economia reale che si esprime nelle libere imprese, piccole, medie e grandi. Non sarà un partito di sincretismo ideologico e di “fusione fredda”, ma un partito appassionato e profondamente radicato nelle istanze di dolore, di delusione, di abbandono, e perfino di disperazione che da ogni parte d’Italia convergono e si uniscono in un unico coro di attesa e di adesione, alla luce della applicazione della Costituzione, riflesso della Dottrina Sociale della Chiesa.

Il tentativo che Ernesto Galli della Loggia propone alla sinistra con radici marxiste,  e con una storia di contrapposizione al progetto d’ispirazione cristiana, è un tentativo fallimentare, come lo è stato l’Ulivo (fra l’altro strumentalizzato da certa parte di gerarchia della Chiesa), perché lontana e sempre contrapposta alle fonti del cristianesimo sociale di Sturzo, De Gasperi, la Pira, Fanfani, Moro, che si sono nutriti  della fede nel Vangelo, sacrificando la propria vita. Noi abbiamo il compito di proseguirne il cammino iniziato e interrotto.

“C’è un’Italia grande, maggioritaria, popolare, che sta male, che non sa come fare per uscire dal tunnel in cui è stata cacciata da oltre 25 anni a questa parte. E c’è un’Italia piccolissima, minoritaria, che intende continuare il massacro operato sul credito all’economia reale, sulle famiglie, sulle imprese piccole e medie, un’Italia sorda alle grosse difficoltà…..che rinuncia a parlare delle cose che contano, perché inadeguata e incapace di ascoltare e di riflettere; un’Italia piccolissima e minoritaria che parla di ripresa, ma è succube dei poteri finanziari globali italiani e internazionali, che intendono portare avanti un piano di destrutturazione della Costituzione (e volevano riuscirci col referendum), di allontanamento delle giovani generazioni dalla sensibilità al lavoro come pietra miliare di una società sana (vedi la recente riforma del lavoro del pd, che ha travolto e liquidato l’articolo 36 della Costituzione). Noi democratici cristiani popolari, riprendendo i valori insiti nella Costituzione e nella Dottrina Sociale della Chiesa, intendiamo dare voce e potere e rappresentanza e partecipazione all’Italia abbandonata e maggioritaria che non vuole più votare, che non vuole più credere che, rialzando il capo verso la luce delle stelle che guidano la nostra vita, cioè il lavoro, la famiglia, la libera impresa, ispirati dalla forza evangelica della verità e della giustizia….possa aspirare alla speranza e alla vittoria del bene, dei beni comuni. Noi popolari siamo pronti a riprendere in mano le redini del nostro Paese, preso in ostaggio da uno statalismo e da un liberismo che, da almeno 25 anni, hanno trovato modo di incontrarsi e di fondersi, come le iniziative parlamentari hanno ben dimostrato, spalleggiati dal giustizialismo a 5 s, che ha anche alleati in certa parte degli organi statali, che sono affetti da protagonismo non progettuale. Ci stiamo organizzando, con persone nuove, motivate, serie e chiare, che hanno a cuore la persona……affinché il nostro Paese torni ad essere un paese libero, solidale, fraterno e serio….senza false promesse, senza progetti misteriosi, senza paraventi, ma con la vera trasparenza e la libertà, che dovrebbero ispirare ogni nostra azione.” (Roberto Paolucci, il Giornale delle idee, n. 143, anno diciottesimo, gennaio febbraio 2018).

 

Roberto Paolucci

 

 

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