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Partiti: decreto del governo affonda il finanziamento pubblico. Ma la nostra fiducia resta sospesa fino a effettiva attuazione.

Partiti: decreto del governo affonda il finanziamento pubblico. Ma la nostra fiducia resta sospesa fino a effettiva attuazione.

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Una delle linee di programma più marcatamente sottolineate dall’Associazione Democrazia Cristiana, cioè l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, ha appena trovato una forte spinta in avanti grazie al decreto-legge appena emanato dal governo Letta per effettuare in tre tappe tale abolizione: il 25% subito, cioè a valere per l’anno 2014, il 50% dal 2015, il 75% dal 2016, il 100% dal 2017.

Il sistema di finanziamento pubblico verrà sostituito dalla possibilità, per ciascun cittadino che lo desideri, di versare il 2 per mille a favore di un partito di sua scelta, all’atto della dichiarazione annuale dei redditi. Libertà, non obbligo. E libertà aggiuntiva di effettuare, da parte di ciascun cittadino che lo desideri, ulteriori donazioni parzialmente defiscalizzate.

“I partiti torneranno a vivere del consenso vero dei cittadini, e dovranno guadagnarselo”, ha detto in sostanza il capo del governo Letta. In aggiunta, egli ha sottolineato anche come il decreto – legge stabilisca il principio della certificazione esterna dei bilanci dei partiti, cioè di fatto la loro pubblicizzazione, come del resto è corretto per dei soggetti che la Costituzione italiana indica come strumento primario per la partecipazione dei cittadini alla gestione della politica.

“Certamente la direzione di marcia decisa dal governo con il decreto – legge è apprezzabilissima e giusta nella sostanza. C’è tuttavia nello stesso tempo, da parte nostra come da parte di milioni di cittadini – ha detto il presidente Adc Gianni Fontana – almeno un quadruplice motivo di permanente vivissima preoccupazione, direi addirittura di doverosa e corretta diffidenza, e di conseguente necessità di controllo, fino a quando il decreto non sarà effettivamente attuato:

  1. Moralmente e politicamente non possiamo dimenticare che il finanziamento pubblico dei partiti oggi vigente fu già bocciato molti anni fa da un referendum dei cittadini, ma disonestamente reintrodotto con una atroce beffa da parte del parlamento (destra, centro e sinistra d’accordo): il parlamento e i partiti hanno cioè tradito il popolo sovrano e si sono resi comunque indegni di fiducia da parte dello stesso popolo italiano, almeno su questo punto. E’ giusto che ora, su questo punto, i cittadini si fidino del parlamento e dei partiti soltanto quando lo stesso parlamento abbia trasformato in legge il decreto del consiglio dei ministri, cioè entro sessanta giorni.

  2. I partiti e i gruppi parlamentari hanno il dovere politico e morale di impegnarsi esplicitamente fin da subito a non ricorrere ad alcun trasformismo finalizzato a reintrodurre ancora una volta il finanziamento pubblico in una forma diversa. Devono farlo, per dimostrare di avere un vero e credibile spirito autocritico nei confronti dell’immorale comportamento tenuto in questi anni davanti al popoli italiano di cui hanno annullato la volontà referendaria. E in tal senso devono sentire anche il dovere morale e politico – secondo noi – di presentare comunque pubblicamente un resoconto dei loro dettagliati bilanci anche per il corrente 2013.

  3. Saggiamente il decreto-legge del governo ha previsto l’affiancamento alla libertà del singolo cittadino di versare a un partito di sua scelta il 2 per mille all’atto della dichiarazione annuale dei redditi, ulteriori donazioni defiscalizzate. E’ però anche necessario che venga abbassato il limite previsto per le ulteriori eventuali donazioni private defiscalizzate: secondo noi ci si può fermare a poche migliaia di euro, certo non oltre i 10.000, al fine di evitare che sui partiti si stenda di nuovo l’ombra lunga dei condizionamenti da parte dei finanziatori più potenti. Preferiremmo caso mai assicurare ai partiti che conquistino una presenza in parlamento, pubblico, come contributo la disponibilità di una piccola sede austeramente attrezzata per lo svolgimento del loro legittimo lavoro fino anche permane la loro rappresentanza parlamentare.

  4. E’ giusto infine, quale elemento morale e politico riparatore dell’imperdonabile tradimento perpetrato nei confronti dei cittadini fino a oggi, che lo stesso parlamento proceda con immediatezza a un altro atto di coerenza: la riduzione del numero dei parlamentari.

Ancora pochi mesi orsono – conclude Fontana – quando sembrò delinearsi per la ennesima volta la inaffidabile volontà dei partiti di procedere all’abolizione del loro finanziamento pubblico, fu posto da alcuni responsabili degli stessi, Partito Democratico in testa, un falso problema presunto morale: “dovremo licenziare molti dipendenti”, sostennero, come a voler mettere le mani avanti per trovar nuovi marchingegni di ricatto sotto le finte spoglie di una questione sociale. Per noi Adc nessun ricatto di questo genere può essere accettato: e non già perché siamo favorevoli al licenziamento dei lavoratori (consideriamo illecito l’istituto del licenziamento salvo il caso di colpa del singolo interessato), bensì perché i lavoratori in questione devono ricevere con altrettanta immediatezza un altro lavoro produttivo; che, naturalmente, hanno l’obbligo di accettare, perché il paese non può permettersi assistenzialismo fasullo. Ma questa è un’altra storia: appartiene a un’altra delle nostre sicure visioni, e cioè quella secondo la quale tutti i cittadini hanno effettivamente diritto a un lavoro produttivo: diritto che, anch’esso, non tollera più rinvii”.

Il comunicato della Presidenza del Consiglio

13 Dicembre 2013:

La Presidenza del Consiglio comunica che: Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi alle ore 10.00 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Enrico Letta. Segretario il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Filippo Patroni Griffi. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente, Enrico Letta, ha approvato un decreto legge che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Il governo nel Consiglio dei Ministri del 31 maggio scorso aveva già dato il via libera a un disegno di legge che ne prevedeva l’abolizione e regolamentava la contribuzione volontaria ai partiti politici. Un testo ad oggi approvato solamente dalla Camera dei Deputati e giacente da metà ottobre al Senato. Per questo, recependo le indicazioni arrivate dal Parlamento, il Consiglio dei Ministri ha voluto dare il via libera ad un testo che prevede, tra l’altro, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina la contribuzione volontaria e la contribuzione indiretta in loro favore.

Ecco i punti principali del decreto legge:

Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti
Si aboliscono il rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e i contributi pubblici erogati per l’attività politica e a titolo di cofinanziamento.

Il 2 x 1000
A decorrere dall’anno finanziario 2014, con riferimento alle dichiarazioni dei redditi relative al 2013, ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche a favore di un partito politico che si sia dotato di statuto.

Detrazioni per le erogazioni liberali in denaro in favore dei partiti politici
Sempre a decorrere dal 2014 dall’imposta lorda sul reddito si potranno detrarre le erogazioni liberali in denaro effettuate dalle persone fisiche in favore dei partiti politici per una quota del 37 per cento per importi compresi tra 30 e 20.000 euro annui e del 26 per cento per importi compresi tra 20.001 e 70.000 euro annui. Dall’imposta sul reddito sarà possibile detrarre un importo pari al 75 per cento delle spese sostenute dalle persone fisiche per la partecipazione a scuole o corsi di formazione politica promossi e organizzati dai partiti (tetto massimo di 750 euro annui). Per quanto riguarda l’imposta sul reddito delle società, si potrà detrarre un importo pari al 26% dell’onere per le erogazioni liberali in denaro per importi compresi tra 50 e 100.000 euro.

I partiti
I partiti che intendono avvalersi dei benefici previsti dal decreto legge devono dotarsi di statuto che sarà trasmesso in copia al Presedente del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati che a loro volta li inoltreranno alla “Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici”. La Commissione avrà anche il compito di controllare regolarità e conformità della rendicontazione, trasparenza e pubblicità di partiti. Nel caso di mancata ottemperanza agli obblighi la Commissione applicherà una sanzione pecuniaria pari all’importo non dichiarato o difforme dal vero. I partiti, proprio nell’ottica di una maggiore trasparenza e per facilitare l’accesso alle informazioni relative al proprio assetto statutario, agli organi associativi, al funzionamento interno e ai bilanci, dovranno avere un sito internet che assicuri accessibilità anche alle persone disabili.

Partiti ammessi alla contribuzione volontaria agevolata e limiti alla contribuzione
I partiti politici iscritti nell’apposito elenco depositato alla Commissione possono essere ammessi, a richiesta:

  • al finanziamento privato in regime fiscale agevolato se hanno almeno un eletto sotto il proprio simbolo alle elezioni per il Senato, la Camera, il Parlamento europeo o in uno dei consigli regionali o delle provincie autonome di Trento e Bolzano o abbiano presentato nella medesima consultazione elettorale candidati in almeno tre circoscrizioni per il rinnovo della Camera, tre regioni per il rinnovo del Senato o in un consiglio regionale o delle province autonome o in almeno una circoscrizione per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettante all’Italia;
  • Alla ripartizione annuale del 2 per mille se hanno conseguito nell’ultima elezione almeno un eletto sotto il proprio simbolo alle elezioni per il Senato, la Camera o per il Parlamento europeo.

Ciascuna persona fisica non può effettuare erogazioni liberali in denaro o comunque corrispondere contributi in beni o servizi in favore di un singolo partito politico per un valore complessivo superiore a 300.000 euro né comunque oltre il limite del 5 per cento dell’importo dei proventi iscritti nel conto economico del partito. Il limite per i soggetti diversi dalle persone fisiche il limite annuo è di 200.000 euro.

Parità di accesso alle cariche elettive
Per quanto riguarda la parità di accesso alle cariche elettive, il testo stabilisce che se nelle liste alle elezioni di Camera, Senato o Parlamento europeo, uno dei due sessi è rappresentato in misura inferiore al 40% le risorse spettanti al partito sono ridotte dello 0.5 per cento per ogni punto percentuale di differenza tra 40 e la percentuale dei candidati del sesso meno rappresentato (limite massimo complessivo del 10%). Sanzioni anche per quei partiti che non destinano il 10 per cento delle somme ad essi spettanti (destinazione volontario del 2 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche) ad iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne in politica.

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