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Nutrire l’uomo, vestire il pianeta

Nutrire l’uomo, vestire il pianeta

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Dietro lo zucchero che manca…

Non siamo in presenza della scempiataggine berlusconiana delle “tre i” di inglese internet impresa: qui si tratta di “tre a”, ma di spessore ben più serio, frutto degli ultimi anni di studio e ricerca sviluppati dalla Fao, l’organizzazione mondiale per l’Agricoltura e l’Alimentazione, braccio operativo dell’Onu, insieme a molti soggetti pubblici e privati che lavorano al problema del futuro del pianeta e della dignità dell’uomo che lo abita. Le “tre a” significano Alimentazione-Agricoltura-Ambiente e sintetizzano il concetto che queste tre dimensioni della vita umana sono legate sempre più organicamente da un comune destino e legano a sé il destino comune dell’umanità.

La stessa Fao ha voluto fare recentemente il punto sulla situazione ospitando un convegno in sinergia con il Campus Biomedico di Roma,  che ha dedicato in questi anni alcune sue cattedre a trattare il problema, e con le autorità di settore italiane, che hanno assunto in materia alcune solide iniziative o le hanno sostenute, circa la importante logica alimentare, agricola e ambientale del “chilometro zero”.

Una comune “disgrazia” ha colpito peraltro negli anni recenti le “tre a”: quella di inaudite decisioni internazionali, fra cui le balorde determinazioni dell’Unione Europea, che hanno generato contemporaneamente penuria di beni alimentari, eccedenza di prezzi, compromissione dell’ambiente e rinforzo di tendenze oligopolistiche: cioè l’opposto di ciò che dichiaravano di voler fare. Ma non sono state da meno le determinazioni delle maggiori potenze mondiali e delle multinazionali del settore.

Fra i risultati di tanta insipienza si è registrata una minore produttività e un maggior fabbisogno di importazioni alimentari proprio nelle terre del pianeta più favorevoli alle coltivazioni e nello stesso tempo più affamate. Ma sono in atto ulteriori fenomeni minacciosi: ad esempio, l’accaparramento massiccio di terre da parte di multinazionali nei paesi più poveri, con la connivenza di classi dirigenti locali corrotte, le quali consentono l’acquisto di milioni di ettari in cambio di un temporaneo consolidamento dei contadini locali, per tacitarne l‘ostilità: il consolidamento dura in effetti pochi anni, prima che i contadini vengano costretti, con le buone o con le cattive, a spostarsi per lasciare il posto a un oligopolio delle sementi e della produzione, e alla estensione di colture a fini diversi da quelli alimentari.

Del resto, fatti sintomatici accadono anche in Italia. Ad esempio, vi è stato di recente il segnale di alcune aziende dolciarie nazionali che hanno denunciato il rischio di ridurre la produzione per la più incredibile delle cause, cioè la mancanza di zucchero. Di zucchero! In un paese che ne produceva in abbondanza, e che si è visto imporre da politiche europee cieche la riduzione della coltivazione dello zucchero, come già era avvenuto nefandamente per l’olio, per le viti, per l’allevamento di alcuni tipi di bestiame.

Fao e Campus Biomedico hanno cominciato a lanciare l’allarme e l’invito a invertire coraggiosamente la rotta. Noi traduciamo la loro voce, e la voce di tutti i cittadini preoccupati del futuro del pianeta e dei suoi figli, con una parola meno educata di quella usata da Fao e Campus Biomedico, ma molto esplicita: Disubbidire! Usare il proprio cervello! Fare come il nostro amico Pasquino, già sindaco di un paesello nel quale ha impostato una politica che ora replica a casa sua: più che mai bisogna coltivare anche in proprio, coltivare per il proprio consumo e per il consumo dei propri vicini, e preservare gelosamente i semi e gli innesti di tutto: perché una delle battaglie dei signori del globo sta avvenendo anche per ridurre a oligopolio i semi dei vegetali. E allora, cari amici, coltivate in proprio quanto potete, coltivate anche in casa, se vi riesce. Purchè la terra sia sana, anche un fondo di cipolla coltivato nel terrazzo di casa vostra è un’assicurazione sulla speranza e la libertà umana per il futuro.

Bellezza della terra, salvaguardia dell’ambiente, valorizzazione agricola libera e pluralistica, sono garanzie sinergiche e costituiscono la formula per “nutrire l’uomo e vestire il pianeta”, come ha detto il convegno: che è il fine dell’umanità intera, superiore moralmente a quello delle multinazionali, dei soloni universitari e degli arrivati dell’europarlamento.

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