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Leviamoci dal timore servile, perseguiamo la Solidarietà Popolare – Maria Francesca Carnea

Leviamoci dal timore servile, perseguiamo la Solidarietà Popolare – Maria Francesca Carnea

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Trovo emozionante il progetto in itinere che ci vede qui convenuti, la creatura nascente vicina, nei suoi propositi, ai bisogni umani e, soprattutto, anelanti al desiderio di essere “dentro il fiume della storia” di cui si vuole essere parte viva, propositiva, che sa guardare avanti, verso orizzonti e nuove frontiere di pensiero, sanamente ambiziosa e capace di fare differenza valoriale.

Viviamo nel tempo in cui c’è un’impalcatura politica costruita sulla sabbia, perchè dimentica del suo valore fondante: la virtù pro bonum facere. Nel pensiero della cultura moderna si è, in qualche modo, ignorata la dimensione essenziale della persona: la sua trascendenza, il suo rapporto con l?Assoluto. L’essere persone etiche, cioè capaci di fare uso del pensiero critico nell’impegno su cosa sia buono per la vita dell’uomo, implica contemplazione e interiorizzazione, richiede di essere uomini liberi.

All’elemento trascendente della persona, si associa, parimenti, una sua importante dimensione: la libertà. La vita morale è autentica unicamente se accompagnata dalla libertà: l’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà. Tuttavia la libertà è pienamente attuata soltanto nella comprensione della verità.

Ora, in una società alienata dalle verità e dai valori trascendenti, le persone rischiano gli abusi, la prepotenza dell’ignoranza e dei condizionamenti occulti, e la libertà soffoca. Giunge, pertanto, confortante e incoraggiante l’esortazione di Caterina da Siena: levatevi dal timore servile (L. 247). Ecco l’aspirazione della volontà: non già la mera intenzione, ma l’intenzione seguita da un concreto impegno comportamentale, determinato dall’atteggiamento interiore profondo, della mente e del cuore, una peculiarità della virtù della fortezza che, come dice Tommaso d’Aquino, consiste nell’operare fermamentenel rimuovere ostacoli e nel coraggio con cui affrontare le difficoltà, poiché è, innanzi tutto, una virtù improntata a verità.

Il sistema politico creato, implode del suo stesso male: il clientelismo. Mi pongo una quaestio e la pongo anche a voi: Dove sono finiti i doveri? È lecito parlare solamente di diritti? Questo ha portato al garantismo illimitato che salvaguarda il malfattore a tutti i costi, e mi riferisco ai malfattori veri, che sembra non hanno mai pena certa. Chi tutela le vittime che oltraggio hanno subito? Senza pena certa si alimenta sfiducia e rassegnazione e non più credito, invece, al nobile senso della giustizia umana.Kant sosteneva che ogni motivazione o finalità utilitaristica corrompe l’atto morale nella sua purezza. Egli intende il dovere come libertà di un essere razionale che interroga se stesso e obbliga se stesso, lega così il dovere all’essenza stessa della moralità. Subentra Nietzsche che alla morale del dovere, sostituisce la morale del volere. Il mio pensare è volto a unire i due concetti rendendoli utili al tempo attuale, per cui accanto alla morale del dovere è necessaria la morale del volere. Entrambe le categorie hanno necessità d’essere e divenire per edificare l’umano, e intelligenza è guida.

Bisogna, nella costruzione del progetto federativo, di Solidarietà Popolare, essere innamorati del tema della responsabilità, del suo rendiconto esistenziale. Educare la propria coscienza, in questo caso, equivale ovviamente a educare la propria intelligenza alla riflessione morale, a saper far uso delle capacità argomentative di cui si dispone al fine di individuare il moralmente buono del proprio atteggiamento e il moralmente retto del proprio comportamento e, quindi, giungere al passo secondario che consiste nel generare, attuata la scelta, la funzione volitiva.

È affascinante, seppure ardua, la sfida che si prospetta all’aurora del nostro oggi, l’attenzione deve potersi riaccendere sul dato che non siamo detentori di verità, semmai custodi perfettibili di un Tesoro Verità che siamo chiamati, sempre mendichi, a ricercare, ponendoci la questione non solo di cosa sia buono, ancor più di cosa buono sia per la conoscenza della verità, riportare la Persona al centro del rispetto umano, discernendone il valore virtuoso, rispettandone libertà e talento. Innamorasi di tale Tesoro Verità è sia alimento del nostro cammino umano, capace di suscitare il vivere buono, sia nutrimento primo della carità, della giustizia, dell’amor amicitiae, attraverso cui il talento trova espressione libera e precipua, e la politica ritorna a nobilitarsi.

Conviensi dunque che l’uomo che ha a signoreggiare altrui e governare, signoreggi e governi prima sé. (Lett. 121). Poiché: Un cieco non può guidare un altro cieco, e un morto non può seppellirne un altro. Per morte vale la mancanza di vita nella grazia divina, per cecità il non vedere oltre se stessi e il proprio tornaconto. L’amor proprio, difatti, è fonte di tutte le ingiustizie: la sensualità, amore sensitivo nel senso ampio di egocentrismo, fa l’uomo ingiusto e verso Dio e verso il prossimo, perché inverte l’amore loro dovuto al proprio ed esclusivo interesse.

L’attuale amministratore della cosa pubblica, smarritosi rispetto al ruolo nobile che lo caratterizza, lo potremmo definire antitesi della parabola del buon samaritano, ovverosia colui che responsabile della società, fa confluire lenitivo nelle piaghe dei bisogni umani invece di inciderle e curarle; di fatto, mantella, vale a dire copre i loro difetti, per paura di perdere lo stato di potere. Sono il singolo e la società a formare un corpo etico politico, insieme. Tutti gli uomini possono agire razionalmente se posti in condizioni di farlo, cioè se educati. La condizione fondamentale perché questo avvenga sta tuttavia nella trasmissione non tanto del sapere, ma del modo in cui si perviene al sapere, cioè facendo domande e ottenendo in risposta una definizione esaustiva. La domanda consiste nel chiedere: «Che cosa è questo?», ergo: «Che cosa è la giustizia?». È solo sapendo che «cosa è», che possiamo comportarci giustamente. E, mentre giustizia è intesa come volontà perpetua e costante di dare a ciascuno quanto gli spetta, l’autoconoscenza, nella luce della giustizia, pone la persona nell’appropriato rapporto con Dio e con gli uomini: esclude cioè l’egoismo che è forza centripeta, non coordinata con la propensione all’amore per Dio Padre, gli uomini e il bonum facere.

Esortare all’alterità è un’urgenza sociale, poiché l’isolamento egocentrico, il non prendere responsabilmente posizione, non è solo un attentato verso gli altri, nella società, ma un attentato verso se stessi: l’inerzia del giusto comporta nocumento di amore verso Dio Padre, verso se stessi, verso il prossimo. È necessario dunque impegnarsi con verità e carità per la giustizia, mancare d’amore per la verità è mancare di giustizia. E, poiché non c’è niente di peggio che l’abbandono alla povertà intellettuale, proviamo a tornare luce, a illuminare culturalmente, spiritualmente l’opera uomo, nel creato: la centralità della persona, la solidarietà, sono antinomie etiche, e la loro soluzione deve fondarsi su di una trasformazione etica, sulla disposizione di mutare abiti mentali, sulla consapevolezza che cultura è sensibilità. L’insieme Vive, l’anima è chiamata a vivere, ad ardere come fuoco, e a comunicarsi nel corpo, singolarmente con le sue peculiarità, collettivamente rendendosi unità che persegue lo stesso obiettivo: l’uomo e i suoi bisogni, la Persona prima di tutto!

È la presenza del bene comune che costituisce il vincolo profondo che lega le persone: la dissoluzione della società in monadi, che operano egoisticamente per conseguire un vero o presunto bene privato, dissolve l’unità organica della società e crea, in suo luogo, una dannosa dialettica che conduce ad accordi fittizi, basati sull’equilibrio compromissorio degli egoismi privati. Il bene privato non può essere fine della società, in quanto tale, in quanto cioè non subordinato al bene comune. La tiepidezza comportamentale testimonia mancanza di amore per se stessi e per il prossimo, mentre l’essere sentitamente ‘animale sociale’ dell’uomo è sinonimo di presa di posizione, risposta all’essenza esistenza della vita, di fronte a un quadro di valori che stimola a prendere in mano la propria vita e a essere pienamente se stesso.

Ergo: Leviamoci dal timore servile! Ciascuno deve fare secondo le sue forze; è impegno della creatura umana giovarsi dei propri talenti poiché, esorta la Patrona d’Italia: se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutta Italia!

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