Lettera aperta al presidente del consiglio: un paese che dimentica sempre più i deboli?

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Franco Previte, che già in passato è intervenuto in questo sito per sottolineare la drammatica condizione dell’”Italia degli emarginati”, torna a coinvolgerci con questa “Lettera aperta al Presidente del Consiglio”. Non entriamo nel merito di ogni singola considerazione dell’autore; rileviamo però che il sistema sanitario nazionale, che fu una delle conquiste alte della grande politica sociale italiana dei decenni trascorsi, tende in questo ultimo ventennio a venir tradita nei suoi concetti ispiratori, che sono  quelli relativi alla impostazione di un servizio sia pubblico sia tipicamente solidarista; tentazioni nefaste e nefande sono state perpetrate, purtroppo con qualche successo, volte sia a reintrodurre nella sanità pubblica elementi di logica gestionale privatistica, sia a tollerare un livello di corruzione gestionale che umilia il paese onesto e miete vittime fra i più deboli fruitori del sistema sanitario. La tendenza va  assolutamente invertita con urgenza.

 

Gentile presidente,

mi voglia perdonare se mi permetto di farLe pervenire una problematica sociale. Una tematica che investe tutti, utile per riportare le Istituzioni ad una maggiore attenzione e cura verso i propri cittadini, in un momento in cui l’Italia è costantemente “presa” nella litigiosità politica, con scambi di accuse, dimenticandosi se emergenze, divergenze od esigenze siano degne di essere chiamate tali, lasciandole vergognosamente nell’angolo più buio del buon senso.

Le questioni ritenute prioritarie che sollevo sono ( tra moltissime altre) :
A) Persone anziane(“budget del ricoverato”) e carenza di Case di Riposo
B) Liste di attesa per beneficiare delle prestazioni fornite dal Servizio Sanitario Nazionale.

A) Sul destino delle persone anziane, disabili, malati in fase terminale, continua il silenzio. Una situazione che è stata da me oggetto di una petizione, che ho definito “budget del ricoverato”, inoltrata al parlamento italiano, riguardo a quanto, pare, avvenga nelle corsie ospedaliere italiane  ( Petizione col n.308 assegnata alla 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica e col n.32 alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati fin dal 18 marzo 2013).

E’ una significativa indicazione, drammatica ed inquietante, se vera, che tende ad abbandonare al loro destino per lo più ammalati anziani, disabili psico-fisici, persone in fin di vita, dimettendoli anzi tempo dalle strutture ospedaliere, senza una adeguata protezione alternativa, in nome del superiore concetto del risparmio.

Se questa “forma” prendesse piede sarebbe un meccanismo incivile, anticristiano, antidemocratico, una “forma” che non ho nessuna remora a definire “eutanasia passiva”, cioè una omissione di soccorso, fuori dall’ordinamento giuridico italiano, per ora, che porta, di fatto, all’introduzione dell’eutanasia per il mondo della disabilità .

Le commissioni competenti, i Presidenti di Camera e Senato, il senatore Ignazio Marino, ex-presidente della commissione parlamentare per il “Servizio Sanitario Nazionale”, e l’onorevole Leo Luca Orlando, ex-presidente della “Commissione per gli errori della Sanità”, che “dicono di essere per il popolo”, non hanno risposto mai alle mie numerosissime sollecitazioni  tese a far conoscere all’opinione pubblica la verità. Questo è gravissimo, ripeto, antisociale, anticristiano, antidemocratico.

Secondo i dati Istat le persone con più di 65 anni, nel 2014, sono il 15% della popolazione anziana e nel 2025 saranno il 25%, eppure mancano Case di Riposo in grado di garantire una adeguata assistenza di tutta la popolazione autosufficiente e non, causa di un arretramento dei servizi sociali e sanitari notevoli, ridotti al solo attivissimo lucro e alla speculazione dell’iniziativa privata. Ci chiediamo se questa carenza non sia una forma di “strisciante eutanasia”, ritenendo che i servizi pubblici siano necessari e debbano essere rivisti in rispetto di quei criteri riguardanti non solo la spending review, ma anche un contesto sociale che mantenga concretezza, valori morali ed etici, diretti al bene comune.

B)  Sulle liste di attesa per beneficiare dei servizi di visite ospedaliere o convenzionate, per usufruire di visite mediche o esami sanitari, è fuori da ogni ragionevole dubbio che il fenomeno è uno dei crucci che preoccupano maggiormente il cittadino, intaccando inoltre le riserve finanziarie, che forse non ha nemmeno più. È veramente vergognoso che i tempi di attesa siano così lunghi. Appare dunque prioritario un intervento che non sia una riforma, ma l’applicazione di un diritto di giustizia incarnato nella Costituzione italiana. Per andare incontro alle esigenze del cittadino, la legge prevede in alternativa la forma di attività delle libere professioni detta  “intramoenia”,  all’interno delle aziende ospedaliere per le prestazioni sanitarie, allo scopo di evitare le attese troppo lunghe, per usufruire di prestazioni mediche, “elargite” premurosamente, dietro versamento di soldi, soprattutto in forma contante e quindi senza alcuna traccia di transazione.

Il cittadino è dell’avviso, e non ha torto, che vige quel detto: “se non hai i soldi puoi morire”. Questo perché concepisce tale sistema come un meccanismo per “raggranellare” soldi, con il fine di fornire prestazioni  mediche, servizio che dovrebbe invece effettuare il Servizio Sanitario Nazionale, fatto salvo il pagamento dei ticket; una vergognosa situazione che supera ogni concetto di civiltà.

Purtroppo nella pratica quotidiana, ove esiste una società che tende ad invecchiare, ove sono numerosi i portatori di handicap psico-fisici, i malati cronici, terminali, persone anziane e tutto il mondo della disabilità, con rammarico dobbiamo constatare che ci allontaniamo sempre più da quella valida ed immensa “rivoluzione storica” che è stata il cristianesimo, e da quel criterio di “bene comune”, di civiltà, gestito impropriamente da ogni parte politica .

Di fronte a queste poche necessità che ci siamo permessi di illustrare brevemente, nel ritenermi perdonato per la dilungata spiegazione del pensiero e del lavoro compiuto da questa Associazione dal 1994 senza alcun scopo di lucro, e credendo di interpretare le giuste motivazioni che sono nel pensiero della gente, con spontanea partecipazione ad una buona e giusta causa, confido, signor presidente, nella Sua solidarietà nel prendere in esame quanto esposto.

Francesco Previte

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