Da Letta a Renzi: la “morte in culla” dei Popolari

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Dopo una lunga pausa, necessaria per concedermi relativa calma nell’osservare il quadro politico in rapida evoluzione, riprendo il filo del discorso interrotto – a proposito dello “stato dell’Arte” sulla rinascita di una forte esperienza Popolare in Italia – per tentare una sintesi degli avvenimenti delle ultime settimane.

Non può essere sfuggita la grande contraddizione nell’agire del prossimo Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che prima rassicura un tentennante Letta ( chi non lo sarebbe, con una maggioranza eterogenea e “di emergenza” ? ) per poi trafiggerlo impietosamente in un “San Valentino “ della politica che ricorderemo a lungo.

Proprio questo passaggio, sapientemente sottovalutato dai “media” per non disturbare troppo il Colle, costituisce la cifra interpretativa dell’esperienza Renzi, che già all’inizio – nonostante le funamboliche interpretazioni “circensi” in giro per l’Italia e le alte aspettative della gente – pare avere mietuto molte delusioni. Ad un tratto, abbiamo scoperto ingenuamente che il nuovo è esattamente identico al “vecchio” che si proponeva di rottamare. Proprio come accadde nel 1994, quando l’Italia si consegnò – direi quasi con lascivia, come una donna di facili costumi – al rampante imprenditore delle televisioni, nella speranza potesse farle dimenticare i peccati, piccoli e grandi, della Democrazia Cristiana storica e della vorace partitocrazia che le faceva da corollario. Ieri come oggi, l’Italia è alla ricerca non di programmi chiaramente identificabili in aree politiche omogenee, capaci di riportare il sistema politico Italiano all’equilibrio Europeo, ma disperatamente insegue “l’uomo della provvidenza”, colui che – solo in funzione del proprio carisma – può condurla fuori dal pantano nel quale periodicamente si infila, per suo atavico demerito.

Questo è il nostro più grave limite e ne paghiamo ogni giorno le conseguenze.

La “resurrezione politica “ di Berlusconi, ormai piegato dalle condanne giudiziarie, è il primo “capolavoro” dell’era Renzi, così grossolano da avere probabilmente compromesso un ragionevole percorso di rinascita Popolare a destra del Partito Democratico, che non sia confinata alla buona volontà di pochi.

La cacciata di Letta, ingenerosa e vigliaccamente condita da melassa buonista, è il secondo capolavoro… il cui effetto immediato è avere assestato un altro colpo mortale alle speranze di chi, come noi, non si rassegna a morire “Forzisti” o “Piddini”, in forza di un bipolarismo forzato che non possiamo accettare.

Vogliamo “morire Democristiani”? Ebbene, diciamolo ed agiamo di conseguenza.

Mi chiedo, infatti, il quale modo si possa sostenere Matteo Renzi , come si accinge a fare “Popolari per l’Italia” ( se non erro, “longa manus” politica del nostro movimento ), votandogli la fiducia a fronte di un agire che in poche settimane ha fatto più danno alla nostra causa dell’intero Ventennio Berlusconiano.

Sinceramente, non so rispondere. Non trovo parole,non riesco a proporre ragionamenti compiuti, se non dandomi una sola e gelida risposta: la necessità di sopravvivere ad un terribile passaggio Storico, complicato dalla più grave crisi economica dal Dopoguerra ( e non solo ). Opportunità politica, si dirà. Opportunismo… dico io, senza nulla togliere a chi ha ritenuto necessario compiere tali scelte.

Sia chiaro. In politica anche l’opportunismo può rivelarsi sano, se riesce a centrare gli obiettivi che ci si prefigge, a beneficio di un’ideale o di una importante e condivisa necessità. Se tuttavia diventa mera tattica, sterile esercizio del potere, credo sia lecito e doveroso dissentire, se necessario ad alta voce.

Il mio timore, neanche troppo velato, è che si sia intrapresa una strada senza ritorno ed il mio cruccio è che questa strada l’abbiano voluta volontariamente imboccare tanti Cattolici ( Associazioni, Movimenti, Parrocchie e parte della Gerarchia ), inconsapevoli strumenti di una potentissima “lobby” trasversale il cui scopo è asservire la morale comune, attraverso la politica, ad uno schema di chiara deriva Relativista.

De Gasperi diceva “solo uniti saremo forti”. Ieri come oggi, solo questa via può garantire al Paese un sano progresso nel pieno ed integrato sviluppo delle sue migliori energie, senza che queste vengano disperse in vuoti contenitori politici.

Ebbene, moriremo apolidi. Senza una Patria politica, condannati a vagare tra ospiti interessati che ci useranno per poi gettarci sulla strada alla prima occasione.

Ce la siamo voluta ed ora è inutile piangere sul “Renzi versato”.

Pietro De Montis

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