Legge elettorale: questo è il momento storico per restituire dignità alla democrazia italiana

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In una prospettiva di riforma sempre più urgente della vigente elettorale, la n. 270 del 2005, su cui è appena pronunciata la stessa Corte costituzionale (di cui si è in attesa del deposito della sentenza), perdura la dimostrazione di incapacità data fin qui dalle Camere, a causa delle “orecchie da mercante” della classe politico – parlamentare  in carica, come di quella che l’ha preceduta. La difficoltà di questa riforma è comprovata anche dal fatto che neppure la stessa Commissione per le riforme costituzionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – i cui componenti non erano espressione diretta di istanze partitiche – su questo tema (come pure sulla forma di governo) è riuscita a trovare un’indicazione univoca. E su ciò, come sulla riforma di un Bicameralismo paritario unanimemente criticato – a parole anche dai parlamentari –, dilaga quel paradosso delle riforme, per cui esse vanno approvate da chi ne subirà le conseguenze, e ne è, quindi, sostanzialmente contro interessato, poiché si muove sempre nella logica dell’interesse particolare e non del bene comune del Paese.

Tuttavia, rimangono, al fondo, due considerazioni. La prima è che qualsiasi sistema elettorale, come modello matematico applicato alle scienze sociali (diritto e politologia) ha, comunque, un suo tallone d’Achille, più o meno esposto, un punto debole, cioè, non integralmente risolvibile attraverso la disciplina legislativa. La seconda è che il sistema politico italiano ha fin qui dimostrato, con abilità crescente nelle forze politiche che attualmente lo compongono, di essere in confidenza più con le frecce avvelenate (per rimanere nella metafora epica) che con il bene comune del Paese, dimostrandosi fin qui incapace – non solo in questa legislatura -, di superare gli interessi particolaristici di individui o fazioni, giacché a questo hanno dimostrato di ridursi i partiti e movimenti politici attualmente in campo.

La riforma dei sistemi elettorali si impone ed è senz’altro di fatto all’ordine del giorno, ma non è neppure credibile che la rigenerazione del sistema politico – istituzionale possa essere il frutto di questa sola riforma. Essa va accompagnata e sostenuta da una sana e solida proposta politica davvero nuova rispetto alle forze attualmente presenti in campo: una proposta che, in una nuova stagione di riforme costituzionali, elettorali e del costume politico, sia in grado di esprimere nel segno della legalità la rigenerazione sociale ed economica, dell’Italia.

La partita è quella di restituire ai cittadini italiani l’esercizio vero della partecipazione alla determinazione della politica nazionale e di recuperare il distacco ormai conclamato e gestito in termini che non sarebbe eccessivo definire tendente all’irresponsabilità delle attuali forze(!) politiche nazionali.

Tra queste, alcune dimostrano chiaramente di non saper altro che cavalcare la protesta, giocando sostanzialmente allo sfascio, ed offrono una risposta che alla prova dei fatti si è rivelata (e continua a farlo) sbagliata ed inadeguata ad evadere la giusta domanda di buona e sana politica che prorompe dalla società.

Altre usano tatticismi di pseudo-(dis)articolazione organizzativa per cercare di rivitalizzare un’iniziativa, ormai storicamente superata e da consegnare, appunto, alla valutazione degli storici, un’iniziativa giocata sull’utile personale di un leader, o dei suoi seguaci più o meno stretti, a dispetto di qualsiasi elementare buon senso comune, iniziativa che è respinta da quell’elettorato che esprime una sana civicità ed un sincero anelito alla buona politica.

Altre ancora, attraverso abili – va riconosciuto – operazioni di marketing politico provocatoriamente e superficialmente dirette alla rottamazione, sono dirette a rilanciare un personale politico che, magari sul piano locale ed a dispetto dell’età, è in carriera da alcuni lustri, spacciando per nuove le più viete e deteriori vecchie pratiche di potere sapientemente praticate, con l’obiettivo sostanziale di sostituire una classe dirigente con una meno usurata, ma dotata di denti ad oggi ben più affilati. E’ prevedibile, sulla base dell’esperienza politico – amministrativa conosciuta, il risultato di ammannire l’ennesima delusione ad un popolo che vuole ancora e sempre più credere nella democrazia e non nella demagogia, ancorché efficacemente presentata: un popolo che, in definitiva, vuole essere governato e non sedotto.

Un’ultima categoria di queste “forze” è costituita da quelle che hanno banalizzato e reso ovvio, asfittico ed insignificante un centro politico che fin qui non si è dimostrato in grado, facendo riassumere alla politica anziché ai poteri privati il ruolo di indirizzo e di governo che le compete, di saper incidere sui processi decisionali della vita pubblica, privo di una proposta di ampio respiro com’è e come non dovrebbe, invece, essersi ridotto ad essere.

La buona e sana politica deve muovere da una visione antropologica e sociale solida, che si può ben rintracciare nel pensiero sociale cristiano inteso nella sua interezza, e non annacquato, fatto a brani e reso sterile secondo le contingenti convenienze politiche di parte proposto non solo ai credenti, ma a tutti gli uomini di reale buona volontà. Il contrasto della dispersione di percorsi politici attraverso un collegamento di natura pre–politica è sicuramente necessario, soprattutto tra quanti si richiamano al Vangelo ed all’insegnamento sociale cristiano, perché è diretto a costruire momenti di comunione tra soggetti tendenzialmente in competizione – sovente, in questi anni, si è visto anche aspra -, che almeno formalmente si richiamano ad una comune matrice d’ispirazione.

Vi è, tuttavia, da chiedersi se, rispetto alle attese ed alle esigenze del Paese e delle nostre Città, tale opera sia sufficiente, o se, invece, non vada integrata dall’ideazione di un progetto e di un processo di convergenza di natura più propriamente politica, basato su di un’impostazione volta alla condivisione anziché alla divisione, progetto da guidarsi e testimoniarsi da parte di persone di retta coscienza e credibile spirito di servizio tali da tenere sotto controllo le più smodate ambizioni e pulsioni personali.

Questa tipologia di persone, onestamente orientate al perseguimento del bene comune con spirito di sacrificio, come buona parte della classe dirigente dell’immediato Dopoguerra, è quella di cui gli italiani oggi avvertono la necessità come il pane. Questo è il momento storico da cogliere, il kairòs, in cui, proprio quando i nodi sono venuti al pettine, i valori appena accennati e le persone che si propongono di testimoniarli non vengono più scherniti, ma diventano oggetto di attenzione.

Però, un progetto siffatto non può limitarsi a processi autoreferenziali – come quelli in cui si è impaniata una classe politica che sembra ormai “partita per la tangente” rispetto alla cittadinanza, alla società, alle famiglie ed alle persone, bensì deve collocarsi in una filiera della crescita (sociale, economica, culturale) e dell’autentico e genuino cambiamento, giocando fino in fondo il proprio ruolo di concorso nel ri-orientamento, con la presenza nelle istituzioni, insieme agli altri soggetti protagonisti della vita pubblica.

Occorre, cioè, che, ciascuno nel proprio ordine, diventino protagonisti dell’edificazione della Città per l’Uomo in una nuova stagione dell’Italia e dell’Europa tutti i soggetti liberi e forti di oggi che condividano questa idea progettuale, a partire dal mondo del lavoro, dell’impresa, del credito, dell’informazione, della comunicazione, della cultura e dell’educazione e che debbono vedere valorizzate le loro potenzialità e responsabilità nei rispettivi settori, in una sinergia non ripiegata sull’oggi, pur nella consapevolezza che il futuro si costruisce fin da oggi.

 Un’idea progettuale che muova dall’esempio del tempo in cui operò l’Assemblea Costituente dell’Italia repubblicana.

Così, promuovendo una visione ed un progetto politico a vocazione maggioritaria, con l’apporto di una davvero nuova – anche, ma non solo anagraficamente – generazione di politici credibili, in armonia più complessivamente con una rinnovata classe dirigente in tutti i settori della vita pubblica italiana, si darà quel supplemento d’anima che serve alla politica italiana, nelle Città e nel Paese, ed europea di oggi e di domani per servire perseguimento del bene comune ed alla manutenzione della forma democratica.

Non basta, per questo, limitarsi a sterzare l’indirizzo politico ed amministrativo a destra, a sinistra o ad un centro come quello conosciuto in questi anni, ma bisogna elevare, senza subordinate, questo indirizzo dove sono effettivamente riposte le più vere attese dei cittadini italiani: in alto!

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