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LE SORGENTI DELL’INQUINAMENTO POLITICO

LE SORGENTI DELL’INQUINAMENTO POLITICO

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Proponiamo la riflessione di Giuseppe Bianchi, autorevole studioso di relazioni industriali e fondatore dell’omonimo istituto: riflessione pacata e per questo ancor più apprezzabile in un contesto denso di bassa qualità e alta polemica, come quello che sta caratterizzando l’attuale campagna elettorale.

 

E’ in atto una gara fra i puristi della democrazia nel denunciare la bassa qualità della campagna elettorale in corso, accentuando nell’elettore la percezione di un degrado politico che non incentiva certo la sua partecipazione al voto. C’è sicuramente una parte non piccola di verità in questa descrizione, anche se analoghe denunce si sono ripetute nei precedenti cicli elettorali. Vale la pena, allora, di interrogarsi sul perché di tale reiterazione. Ai puristi della democrazia va ricordata la definizione datane da W. Churchill “la democrazia è la peggiore forma di governo, tranne tutte le altre”. Il sistema democratico non è privo di limiti che la cultura politica ha più volte richiamato. Non è vero che le elezioni selezionano i migliori perché al potere arrivano, spesso, non chi sa farne l’uso migliore ma chi è più spregiudicato nel conquistarlo. Il potere del popolo si esaurisce nella legittimazione democratica di una maggioranza che governa con istituzioni burocratiche, anonime ed indipendenti che si sottraggono al controllo sociale. E’ un vizio congenito della democrazia promettere più di quanto possa realizzare perché c’è sempre una massa di cittadini creduloni che premiano chi promette di più. Il problema, più che denunciare questi limiti, è quello di correggerli evitando il compimento della profezia circa le tendenze suicide della democrazia. Ma torniamo al dibattito elettorale in corso. Che cosa chiedono i cittadini: un lavoro per i figli, prestazioni sociali più generose, servizi pubblici più efficienti e, nello stesso tempo, pagare meno tasse. La strada più facile per i partiti in gara è quella di assecondare queste richieste contraddittorie sulla base di considerazioni opportunistiche orientate a massimizzare il consenso. Al ricco nord si propone la flat tax, al sud, più assistenza con il reddito di cittadinanza e a tutti più benefici e meno oneri. Ingenuo chiedere ai partiti il conto delle loro 2 promesse, cioè le risorse pubbliche per realizzarle, perché la razionalità economica non entra nel gioco elettorale. La razionalità economica viene recuperata dopo, dalla maggioranza eletta, che nell’elaborazione del programma di governo, deve valutare la sostenibilità delle promesse fatte con i vincoli del bilancio statuale. E più ampio risulta il divario fra piattaforme elettorali e piattaforma di governo maggiore è la riproduzione dello scontento popolare. C’è un rimedio a questa deriva? Forse è bene che l’elettore dia priorità al “da chi vuol farsi rappresentare” più che “dal cosa gli è promesso”. In questo caso diventa discriminante la qualità della classe politica che ciascun partito è in grado di mettere in campo, la qualità dei candidati. Qualità che devono manifestarsi nell’offrire indicazioni chiare su alcune questioni che oggi dividono il corpo elettorale: il futuro dell’Europa e il posizionamento del nostro Paese, la sicurezza e le alleanze internazionali, la gestione dell’immigrazione, una crescita economica innovativa a favore dell’occupazione dei giovani. Sono i grandi indirizzi che devono orientare i successivi programmi di governo, a garanzia degli orientamenti espressi dalla maggioranza degli elettori. E che dire al cittadino che combatte ogni giorno con le liste di attesa negli ospedali, con i casi di inefficienza che riguardano i servizi di prossimità (trasporti pubblici, nettezza urbana, e altro)? Che la soluzione va trovata laddove i problemi si pongono. Un obiettivo impossibile, oggi, per il cittadino inerme nei confronti delle strutture pubbliche che gestiscono tali servizi dietro un muro di impermeabilità burocratica. Eppure, queste inefficienze, sono le sorgenti della disaffezione politica che sale dal Paese ed alimenta i movimenti di protesta. La soluzione va trovata recuperando al controllo sociale le strutture e le attività il cui compito è quello di soddisfare al meglio i bisogni delle collettività locali, alla luce delle risorse disponibili ed attivabili. Un campo di sperimentazione istituzionale per ridare vitalità ad un sistema democratico che non può esaurirsi nelle procedure elettorali.

Giuseppe Bianchi

(Isril)

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