Le Ragioni di una disfatta

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Riceviamo da “Convergenza Cristiana 3.0” e pubblichiamo…….

Non sono uso nascondermi dietro un dito. Il risultato delle ultime elezioni politiche è stato una disfatta per il cattolicesimo politico Italiano. Una disfatta per le liste che richiamavano i propri programmi direttamente o mediatamente alla Dottrina Sociale della Chiesa, ma anche e soprattutto una disfatta per i singoli protagonisti della battaglia, travolti dalla frana elettorale. Solo qualcuno quà e là sorride amaro per lo scampato pericolo: voti sparsi, divisi, annaspanti, solitari e persi nella vasta aula di Montecitorio: “Rari nantes in gurgite vasto”.

E’ dunque il momento delle analisi e della ricerca delle cause della disfatta e delle responsabilità. Ma è anche il momento della ricerca delle vie di uscita dalla dolorosa situazione in cui si sono venuti a trovare i sostenitori ed i promotori di un nuovo forte soggetto politico di ispirazione cristiana. Il protagonista che noi vogliamo porre al centro della riscossa del paese dopo 10 anni di crisi drammatica ed apparentemente senza uscita.

Il primo e certo più grave errore è stato quello di coloro che, hanno creduto irreversibile lo schema bipolare del sistema politica italiano ed hanno pensato che il cattolicesimo politico potesse alla fine affermarsi aggregandosi ora a questo ora a quello. La vittoria del movimento 5 stelle e lo schema tripolare che è uscito dalle urne, sta lì a dimostrare esattamente il contrario. Né era poi molto difficile prevedere che se i cattolici non si fossero uniti realmente e posti quale alternativa autonoma e fortemente e radicalmente innovativa ad un sistema ormai con evidenza liquefatto e decotto, sarebbero stati destinati alla scomparsa.

E’ invece obbligatorio credere che finendo a fare il cavalier servente, ora di questo ora di quello, il naufragio elettorale è certo, finendo così a fa coincidere la irrilevanza con la scomparsa. In tempi di forte accelerazione storica, ciò che finisce a creare il nuovo assetto ed i nuovi punti di riferimento sono il coraggio, l’audacia e la chiarezza delle idee, non  ‘la politica dei due forni’ o della comunella ammiccante e pronta a tutto”.(QUI)

Qui sta l’errore ed il limite intrinseco della posizione del pur ottimo Gandolfini il quale – errando – ha rinunciato all’idea di un partito fortemente identitario e dalle solide radici cristiane per difendere e poi imporre i valori del ‘Family day’. Gandolfini si è illuso di poter proiettare e quindi far valere quei valori nel nuovo Parlamento segnalando agli elettori i deputati che nella precedente legislatura si erano distinti coerentemente nella difesa dei valori non negoziabili. Deputati falcidiati in massa dagli elettori, mentre i nuovi che presuntivamente hanno preso il loro posto, compreso l’ottimo Pillon, sono astretti e costipati in formazoni che nei loro programmi e tra le priorità non hanno certo i valori portati avanti dal ‘Family day’.

Qui è rinvenibile la fragilità politica sconcertante di quei cattolici i quali invece di impegnarsi seriamente a costruire il ‘partito dei cattolici’, hanno inseguito le ondivaghe maggioranze parlamentari per portare avanti posizioni più che rispettabili, ma purtroppo sempre vanificate. Valga per tutti la parabola della pur ottima Paola Binetti, passata da sinistra a destra con la volubile leggerezza di una nube portata dal vento.

Non spendo neanche una riga per quei cattolici che confondendo i valori della Costituzione con quelli della Dottrina Sociale della Chiesa, hanno pensato di ripartire dalla esperienza del Referendum costituzionale per creare qualche cosa di nuovo. Il progetto era destinato all’insuccesso con evidenza come detto e ridetto e ridetto ancora una volta. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Più coerente e certo più chiara va giudicata di chi è voluto andare a destra. Senza tentennamenti, però – va detto lealmente – anche senza l’incosciente percezione di essere non la quarta, ma la quinta gamba di quel tavolo che si regge perfettamente da solo e senza di loro: il tavolo berlusconiano. Non la scomparsa elettorale definitiva dunque, evitata a mala pena dall’ombrello aperto ad Arcore, bensì la irrilevanza politica assoluta generata scientemente ed in vitro dall’ibrida commistione tra i principi della Dottrina Sociale della Chiesa, enunciati a parole seppur frizzanti, e la tradizione liberale europea, evocata sempre a parole ma tra uno sbadiglio e l’altro, in quei versanti politici. Non è dalle spurie e mal riuscite commistioni che hanno generato i disastri della seconda Repubblica che è pensabile far nascere quella nuova e diversa primavera italiana ed europea con tanta forza invocata e cercata dagli elettori, i quali in definitiva hanno spazzato via tutto, aprendo la strada alla terza Repubblica. Questa primavera deve nascere dalla spinta morale, ideale e politica del cattolicesimo politico e dei suoi programmi.

Non meno severo tuttavia anche il giudizio nei confronti di coloro che pur non cercando facile e comodo rifugio a destra o a sinistra, non hanno saputo valutare le forze in campo, rifiutando sistematicamente ogni possibile convergenza, collaborazione, alleanza ed unità.

Il pensiero va naturalmente a partito del Popolo della Famiglia di cui sorprende la mancata percezione del ‘reale’ elettorale e politico del paese in tutto l’arco della campagna elettorale. Sappiamo bene che il mondo cattolico ed in particolare il clero non è insensibile ed apatico di fronte allo stravolgimento dei valori fondamentali e non negoziabili che sono alla base della nostra civiltà cristiana e della cui coraggiosa e lodevole difesa si è fatto paladino intransigente il PDF.  Tutt’altro. Ma di fronte alla situazione disastrosa in cui versa il paese ed all’orizzonte altamente incerto che ci sta di fronte, sembrerebbe che nel segreto dell’urna il basso clero, al nord abbia spinto per la opzione finalizzata a contrastare la progressiva islamizzazione del paese ed al sud abbia spinto per la opzione finalizzata a favorire i poveri aprendo una nuova “Questione meridionale” . Questione aperta in modo improprio certo, ma in modo comunque tale da portare in emersione ed in evidenza il problema della disoccupazione, della criminalità e della crescente povertà. Purtroppo non pare che i dirigenti di quel partito abbiano ben compreso tutto questo né – peggio – pare abbiano compreso che dopo l’ennesimo zero virgola non ci saranno altre possibilità di appello per loro, con buona pace del pur ottimo Mirko De Carli. Non hanno compreso in definitiva che per un partito monotematico e monocorde quale è il PDF non c’è e non ci sarà futuro senza l’apporto vivo, unificante e ricco del cattolicesimo politico e sociale italiano e della sua lunga tradizione e larga esperienza storica.

E’ poi gravemente censurabile il comportamento elettorale e politico di quei movimenti ecclesiali che attivamente e lodevolmente impegnati nel sociale, si spendono per arricchire il corpo della Chiesa con l’apporto dei valori altissimi dei loro carismi. Impegno però vanificato dolorosamente dalla mancata chiarezza di idee e di analisi. Voglio riprendere un passo dell’intervista del Presidente della Cei al Giornale “ La Stampa” del giorno 14 Gennaio, finito per lo più nel dimenticatoio : “ I cattolici in politica devono dimostrare maturità, coscienza formata ed autonomia di giudizio per essere veramente sale della terra… devono avere la consapevolezza che la politica è una missione laica altissima da svolgere per i bene comune di tutti i cittadini senza avidità di potere e senza confondere il momento spirituale con quello politico”.. Giudizio condivisibile integralmente. E’ stata di ostacolo in questi anni per la rinascita ed il rilancio del partito dei cattolici, la confusione generata da quei gruppi che si sono mostrati sempre impegnati e generosamente, sul piano politico, ma non con un originale ed incisiva iniziativa politica, bensì trasponendo nella forma partito carismi e sensibilità ecclesiali necessariamente esterni al perimetro della politica attiva. Il risultato non poteva che essere il puntuale e stabile zero virgola elettorale e soprattutto la sottrazione di energie vitali all’unico vero progetto possibile: la costruzione di un partito cattolico in Italia. Deve valere l’esperienza disastrosa del passato: l’irreversibile diaspora e la irrilevanza politica dei gruppi che confondendo il momento spirituale con quello politico non sono stati in grado di andare oltre gli enunciati di buona volontà. La disastrosa esperienza di Todi sta lì a dimostrarlo.

Queste elezioni ed il drammatico risultato che ne è scaturito impongono di cambiare passo e registro. E’ opportuno ormai, se non indifferibile, che quei gruppi e gruppuscoli si sciolgano rinunciando al loro simbolo ed al loro passato, per divenire invece ed alfine fermento importante, direi essenziale al nuovo che sta nascendo.

Già, il nuovo che sta nascendo. E qui il ragionamento ci porta inevitabilmente alla Democrazia Cristiana. Abbiamo aderito con convinzione ad essa e ci siamo impegnati attivamente alla sua rinascita e riaffermazione insieme all’ottimo e caro Gianni Fontana. Non è stata una scelta estemporanea ed improvvisata. Anzi è stata una scelta difficile che ha comportato anche qualche costo personale e politico: l’addio con amici di lunga data e veramente cari. Soprattutto ha pesato nella nostra scelta la condivisione piena dell’analisi Cardinal Bassetti. La perfetta identità del nostro sentire con l’appello rivolto ai ‘cattolici in politica’ nella prolusione di questo nobile Prelato al Consiglio della Cei di Gennaio: “Guardate al passato per costruire il futuro. Guardate ad una stagione alta e nobile del cattolicesimo politico italiano”. Questa stagione alta e nobile ha un nome e cognome: Democrazia Cristiana.

Dopo oltre cento anni si torna per bocca di un altro Vescovo illuminato al medesimo punto di arrivo e di partenza. Si torna e si riparte dalle splendide parole di Leone XIII: la democrazia o è cristiana o non sarà.

Sì, non poteva essere che la Democrazia Cristiana storica, la pietra d’angolo che scartata dai costruttori diventa la base del nuovo edificio da costruire. Una Democrazia Cristiana radicalmente rivista nei suoi programmi, questo è certo.  E dunque una Democrazia Cristiana emendata dai gravi difetti del passato e purificata dai vizi odiosi che l’hanno portata alla violentaa e traumatica fine. Una Democrazia Cristiana nuova ed intransigente, marcatamente Sturziana nella sua impostazione di fondo. Una Democrazia Cristiana dalla forte e radicale identità Cristiana. Dunque un partito democratico, costituzionale ed Europeo.

E’ allora chiaro che se non si risolve la questione democristiana è impossibile immaginare un nuovo soggetto politico fortemente identitario quale protagonista della riscossa e della ricostruzione italiana ed europea. Questo deve essere ben chiaro a tutti, di qua e di là del Tevere. E questo spiega la nostra sofferta ma irreversibile scelta.

Certo pesa enormemente la mancata critica ed autocritica sul doloroso e scellerato auto annientamento nel 1994. Ancor più pesa e non poco, il pessimo esempio e la ignobile contro testimonianza che gli eredi di quel partito hanno dato negli anni della diaspora e della ingiustificabile e rissosa divisione, nonostante gli sforzi generosi e leali di Gianni Fontana. Pesa poi la incapacità di molti di non saper guardare al futuro e di essere con evidenza centrati quasi magneticamente su un passato di cui avvertono la grandezza e da cui però non riescono ad emanciparsi.

Pesa infine la indifferenza ed il silenzio di una parte ancora maggioritaria della Gerarchia di fronte al nostro sforzo. Abbiamo assistito nell’indifferenza e nel silenzio alla straordinaria ingiustizia che ha impedito ad un partito presente in Parlamento dal 1943 di cimentarsi elettoralmente perché ritenuto  “non nuovo “. E questo in forza di leggi elettorali scritte su misura da chi è (rectius era) legato al patto siglato nell’ombra per bloccare esattamente il nuovo che avanza. Patto che la Magistratura si è ben guardata dal correggere ed integrare in senso evolutivo ed in conformità al buon senso ed alla evidenza, come era suo dovere.

Ed ancora: pesa la mancanza di un ceto politico stabile e nuovo che né la Chiesa, né la società, né le famiglie hanno saputo compiutamente formare negli anni della diaspora cattolica. E non era impresa difficile. Nei nostri incontri la sensibilità, l’attenzione, la passione e la disponibilità dei giovani ‘millenial’ che mai hanno conosciuto la D.C. si tocca con mano. Quando spieghiamo ed illustriamo il passato come base del nostro progetto per il futuro alla luce degli insegnamenti e della esperienza eroica e stupenda e secolare della Democrazia Cristiana, i volti si illuminano e mani ansiose si alzano.

Non aiuta in questo lavoro la presenza residuale di una classe politica obsoleta e stantia, protagonista della diaspora e che è lì pronta a trarre indebiti vantaggi da quanto si sta costruendo. Ma la disfatta è una lezione anche per loro e forse l’unica vera posta positiva che è rimasta nel bilancio. Uso una simpatica espressione Craxiana per spiegare che nel nuovo che avanza e che ci accingiamo a costruire non c’è alcuna possibilità di futuro per le volpi perchè ‘Tutte le volpi finiscono in pelliccia’ . Non c’è futuro per chi stia fuori da un orizzonte ideale saldamente ancorato al personalismo cristiano, all’insegnamento dei grandissimi Pontefici che hanno gestito e governato il messaggio del Vaticano II e lo hanno impregnato e reso sapido, metabolizzando le grandiose e stupende profezie mariane che hanno abbellito il volto della Chiesa, di cui i laici sono parte fondante e costitutiva, da Lurdes in poi.

Ma la costruzione di questo orizzonte luminoso è l’impresa esigente e difficile che ci sta davanti e che richiede uno sforzo generoso gratuito e dunque corale, collettivo ed unitario di tutti. Uno sforzo legato ad una certezza: il corso del fiume della storia presto darà una svolta a 180 gradi ed il sole tornerà a tramontare davanti a noi e non alle nostre spalle.

L’equilibrio politico uscito dalle urne è altamente instabile e volatile. Non saranno i vincitori di queste elezioni a saper e poter costruire “la terza Repubblica” in modo solido e duraturo creando strutture e politiche giuste ed eque e dunque ampiamente condivise e solidali e dunque durature. Lo saranno invece quelli che oggi devono dolorosamente registrare la disfatta. Lo saranno però a condizione che il loro impegno ed i loro sforzi siano perfettamente coerenti ed omogenei agli ideali cristiani che propongono e perseguono, ed ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa rettamente interpretati e declinati e testimoniati nella lunga e ricchissima e viva tradizione della Democrazia Cristiana.

Quando alfine l’uccello si poggia sul ramoscello dell’albero, questo si piega repentinamente verso il suolo e sembra fare venir meno i sostegno. Ma se il ramoscello è saldamente innestato all’albero della storia, arrivato al punto più basso flette di nuovo in alto, e come un elastico teso e rilasciato, dà nuova e vigorosa spinta all’uccello che riprende il volo.

Vorrei che tutti vedessero e vivessero la Democrazia Cristiana ed i suoi altissimi ideali come un ramoscello flessibile ma ben radicato nell’albero della storia, e dunque pronto a flettersi verso l’alto di nuovo ed a ridare slancio e vita al volo dell’Italia e dell’Europa.

Emilio Persichetti

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