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La tragedia interminabile dei malati psichici e un modo di legiferare insipiente.

La tragedia interminabile dei malati psichici e un modo di legiferare insipiente.

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Dal tempo della “chiusura dei manicomi”, in realtà, lo Stato non ha mai affrontato organicamente il problema dei malati psichici approntando strutture sostitutive più moderne, come pure aveva annunciato. E il recente episodio dell’aggressione mortale su cui si sofferma la riflessione di Franco Previte, a nome anche della organizzazione “Cristiani per servire”, è in realtà una delle conferme non rare della drammaticità di questa ormai lunga incoerenza dello Stato che approva leggi lasciando a metà il controllo del loro compimento.

 

 

Un ulteriore femminicidio, pare per mano di un “matto”, nella carenza di validi servizi sociali !

Quanto è ulteriormente accaduto di recente sull’ippovia del Cornor ad Udine, dove un uomo con problemi psichici già in cura nel Centro di Salute mentale, pare abbia ucciso a coltellate la giovane Silvia Gobbato, non ci sorprende affatto, ma ci amareggia, ci fa restare attoniti e sconvolti perché è la continuazione di tristi episodi che non possono che provenire da una mente, oltreché malata, cinica ed orrenda.

Dobbiamo allora considerare che i Centri di Salute Mentale sono necessari, ma devono essere riveduti con criteri non solo obbedienti alla valutazione della spesa (spending review), ma in un contesto orientato alla sicurezza dei cittadini ed al bene dei sofferenti .

Quella “nebbia della depressione”, che ha colpito l’anima di quel giovane, è dettata da una sottile perversione, una malattia di natura psichica che va curata con prontezza ma in maniera molto attenta e continua .

Questo disordine ci induce a domandarci: tali forme di mancato riconoscimento di profonde e costanti patologie psichiche, dove possono essere curate se sono carenti le strutture necessarie?

Dopo simili scandalosi eventi nessuno è esente da responsabilità, perché le istituzioni, il parlamento ed il governo, tutti, possiamo fare qualche cosa.

Considerato quanto avviene nel quotidiano si dovrebbe pensare più intensamente che ci sono anziani da aiutare, famiglie  da assistere, malati che attendono cure: e chi può provvedere se non lo Stato Sociale, spesso distratto ad approvare leggi di vario ordine ma non quelle adeguate a prendersi cura dell’essere umano?

Abbiamo la responsabilità di un severo esame di coscienza, soprattutto ce l’hanno le istituzioni che non sanno “morire” al proprio egoismo politico per rinascere alla vita della solidarietà sociale e dell’educazione civica. Quella povera ragazza non è morta per una rapina o per un abuso sessuale, ma, più propriamente, per la noncuranza di istituzioni che sono ormai totalmente disinteressate al problema gravissimo delle malattie psichiche che tanto danno, pericolo e sofferenze porta alla società.

 

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