La relazione di Gianni Fontana a Firenze, il 22 marzo u.s., sala Chiostrini dei padri domenicani, trascrizione da parte di Roberto Paolucci(Fi)

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“Ci si è affrettati a dire in questi giorni, subito dopo le elezioni, che i risultati elettorali indicano la fine della seconda repubblica e l’inizio della terza. Io non la penso così, ritengo invece che siamo ai titoli di coda della seconda repubblica, ma la terza repubblica non può avere come precursori né Di Maio, né Salvini, personaggi che in Europa sono visti con un certo timore e apprensione e che non hanno, fino a questo momento, dimostrato di avere la cultura, l’esperienza di poter prendere in mano e caricarsi sulle spalle un paese che si trova in una fase delicatissima della sua storia, come quella che noi tutti vediamo in questo momento. Del resto anche questo loro muoversi dimostra la mancanza del loro spessore politico. Questo momento mi ricorda l’ormai lontano 1976, quando il risultato delle elezioni politiche fu quello di due vincitori, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, ma entrambi non riuscivano a fare il governo e il partito socialista, guidato da De Martino, era collocato sulla sponda di sinistra e quindi non avrebbe accettato, non accettava l’invito della DC di costituire il centro sinistra e d’altra parte i socialisti e i comunisti insieme non riuscivano ad arrivare a fare una maggioranza. Aldo Moro, che da tempo aveva continuato a meditare intorno a quello che sarebbe stato o avrebbe potuto essere il bipolarismo, la crescita ulteriore alla partecipazione della cittadinanza, di essere parte della guida politica, da parte di tutti i cittadini, dialoga con Berlinguer e si individua, rappresentando da una parte le ragioni, la cultura, le esperienze di quello che si chiama solidarismo cattolico e dall’altra parte quanto di buono stava avvenendo nel partito comunista, sollecitato dallo stesso Berlinguer, il quale stava riscoprendo la impossibilità di poter continuare a seguire le orme di Breznev e del comunismo internazionale.  E’ un dialogo difficile, complicato, ma la statura morale, politica, culturale delle personalità, la capacità di individuare un percorso che era stato, per oltre trent’anni, un percorso vietato ad entrambi i partiti che avevano impostato anche gran parte della loro fortuna politica sull’anticomunismo e contro la Democrazia Cristiana, in maniera totale e assoluta, per il bene del paese, furono in grado di adoperarsi a trovare la via. Questa via viene trovata su basi culturali forti e sulla prospettiva di un ulteriore avanzamento della democrazia e della partecipazione democratica dei cittadini alla vita dello Stato: è la solidarietà nazionale. Colgo l’occasione per riaffermare l’assoluta condanna al gesto che anche ieri si è voluto compiere nei confronti dei martiri di Via Fani, imbrattando la lapide e riportando ancora una volta la sigla delle BR, come se si trattasse di irredentisti, di martiri. Forse qualcuno era in buona fede e in diversi casi alcuni si sono fatti abbindolare, probabilmente anche volutamente, e altri ancora da parte dei poteri forti, segreti, con l’obiettivo di impedire una operazione politica che avrebbe anticipato all’Italia la possibilità di costruire, attraverso un processo che non si sarebbe concluso nel 1978 o nel 1979, e arrivare a quella democrazia dell’alternanza di cui l’Italia aveva ed ha, ancor oggi, bisogno. La seconda repubblica nasce per lo sfinimento, come due lottatori, che alla fine, dopo la caduta del muro di Berlino, si aggrappano l’un l’altro, e poi crollano. E questa è stata la fine della prima repubblica per l’incapacità di trovare una soluzione a questa divisione. Ma proprio perché il partito comunista non c’era più, ci sarebbe stato bisogno di tirare fuori tutto quel patrimonio straordinario dell’Italia, a iniziare da Firenze, che resta forse la più alta, la più intrigante delle capitali della cultura cattolica italiana, insieme a Brescia di Paolo VI, a Bologna di Dossetti, ma anche la Sicilia con tutta la cultura sturziana: nel dopoguerra queste erano le capitali della cultura democratico cristiana. Bisogna avere presente cosa è successo, se vogliamo riprendere il ciclo della nostra storia e quindi cercare di immaginare il futuro. C’è un libro della Bibbia, il Deuteronomio, che racconta, parla di Mosè che rivolge gli ultimi discorsi al suo popolo, dopo i quant’anni trascorsi per arrivare alla terra promessa, con tutte le problematiche di libertà, di speranza, in certi momenti anche il crollo della speranza. Nel terzo discorso Mosè parla delle terre arse, per costante bisogno di acqua nel cammino. Io vorrei immaginare, parlando di terre arse, come di una metafora che anche noi siamo in una fase che è fatta di terre arse e non è la prima volta che le terre sono arse nel nostro Paese. C’è bisogno di acqua fresca, di impegno nuovo. Penso al 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, quando De Gasperi si trova davanti al problema internazionale. Per più giorni, a Versailles, viene tenuto fuori dalla porta, nel luogo dove si sta parlando della pace. Solo l’intervento di Roncalli, allora nunzio apostolico, riesce a trovare uno spiraglio, che permette a De Gasperi di intervenire. In un momento in cui il paese è appena uscito da una guerra totale, dalla resistenza , dalla guerra civile, da uno Stato che non c’era più. C’era bisogno di ricostituire la fiducia nello Stato. De Gasperi trovò terre più riarse di quelle di oggi e fu in grado di portare l’acqua fresca del suo passato, della sua cultura, quando ancora giovane, era stato deputato a Vienna, poi con Don Sturzo, nel 1919, fino al 1926, quando si sciolgono tutti i partiti e infine nel governo Bonomi, come ministro degli esteri, che lo porteranno, con tutto questo patrimonio, con tutta questa sofferenza, ad essere pronto al ruolo che le venne poi dato. Allora, se confrontiamo questi due momenti, quello del 1946 e quello del 1976, al ruolo attuale di Di Maio e di Salvini, si capisce che questa non può essere una terza repubblica, ma è la coda della seconda repubblica, che non è riuscita a costruire con una logica di partecipazione e di riforme, che potessero dare al paese una capacità di rappresentanza e di governo allo stesso tempo adeguate, dopo aver provato la esperienza di Renzi. Siamo alle terre riarse che hanno bisogno dell’acqua fresca di tanti giovani, di tante giovani generazioni, di cattolici, ma non solo di cattolici, di movimenti di varia estrazione. Come sempre, quando il cambiamento avviene, è sempre difficile prevedere come potrà svolgersi, perché non c’è all’interno una dialettica dalla quale si possa intravedere il futuro. Sono stato incaricato, anche insieme a tanti amici, insieme a voi, di ricostruire un partito che possa tentare di riproporsi alla nostra comunità nazionale, come un partito che ha la forza, la struttura, la capacità di provuovere leader, di giovani leader che dobbiamo individuare e in parete stiamo anche osservando. Di giovani leader che possano, a fronte di questo buio, di questa difficoltà, nella quale tutti noi ci troviamo, di portare la freschezza di un vento nuovo, di piogge nuove, ristoratrici, che possano ridare vita e speranza al paese e allora sì, tentare di dare vita a una terza repubblica, che possa ricollocarsi, all’interno delle nazioni, con maggiore autorevolezza, con maggiore dignità e capacità propositiva, di quanto questi ultimi tempi abbiamo potuto dimostrare. Noi abbiamo individuato un percorso di questo partito. Nell’anno appena trascorso, più che di dare vita alle sezioni, che avrebbero forse creato delle posizioni che da parte degli anziani, avrebbero potuto bloccare la vivacità, la crescita, di una nuova classe dirigente. Il mio tentativo è stato allora quello di andare alla ricerca di associazioni, movimenti, realtà, l’università, accademie di ispirazione cristiana, ma non solo, per tentare di individuare quel blocco culturale e sociale, che potrebbe e dovrebbe essere il punto di riferimento di un partito di ispirazione cristiana e costituzionale. Mi riferisco anche al mio amico Gianni Conti, che ho sempre ammirato come mio fratello maggiore, nel suo amore e attaccamento alla sua città; è sempre stato vicino e dentro la sua città, per l’amore che ha sempre dimostrato per la sua Firenze. Con tanti nostri amici qui presenti, noi intendiamo costruire un partito in uscita, nel senso di un partito che si radica nella base popolare, che è presente in ogni territorio, per avere la possibilità di trasmettere le attese della povera gente. Questo sarà l’impegno più importante nello spazio che intercorrerà fra il congresso dei soci ’92-’93 e quello successivo. Nel mezzo una assemblea organizzativa, in cui di delineeranno gli orientamenti, con delle commissioni dedicate, e secondo lo Statuto della Democrazia Cristiana, verrà aperto il tesseramento di coloro che poi diventeranno i protagonisti del partito, del loro partito. Il secondo congresso a me piace chiamarlo assemblea costituente, che dovrà celebrarsi verso la fine di ottobre prossimo, dalla quale nascerà questo partito nuovo, ma innestato nelle radici culturali antiche, con le nuove classi dirigenti. A tale proposito noi abbiamo due idee. Questo partito nascerà come un partito europeo, di nazionalità italiana, cioè un partito al quale ci si può iscrivere da tutta l’Europa; la seconda idea è quello di proclamare la nascita del partito al palazzetto dello sport di Roma, in uno scenario ampio. Questo perché non vogliamo che passi l’idea di un partito vecchio, ma di un partito che sia ancorato ai principi della DSC, che noi vogliamo studiare e applicare sempre di più, trovando l’applicazione programmatica con la costituzione di una fondazione, con presidente il Prof Stefano Zamagni, che ha già dato il proprio assenso, con altre personalità sia del mondo accademico che della cultura, dell’imprenditoria, del mondo del III settore e del mondo sindacale del lavoro. La fondazione avrà sede sociale a Roma, ma avrà la sua sede operativa a Loppiano, presso la Sofia, l’istituto universitario pensato e istituito da Chiara Lubich. Una volta fatto tutto questo, il giorno dell’Immacolata Concezione, il prossimo 8 dicembre, sarà indetto un convegno programmatico in vista delle prossime elezioni europee e chiederemo alla Immacolata di essere la  protettrice di questa nostra iniziativa, come espressione di questa nostra opera che abbiamo cercato di compiere tutti insieme.

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