Stabilimento Sevel
La missione dei Cattolici per una nuova stagione politica

La missione dei Cattolici per una nuova stagione politica

Dibattito \ Scritto da il \ Stampa il PDF

Francamente non sò se in questi tempi di “larghe intese” stia aleggiando nel nostro Paese io stesso spirito unitario che animò i Costituenti nel dopo-guerra nella costruzione della nuova Italia, finalmente libera e democratica dopo la lunga notte della dittatura.
La fragilità dell’ alleanza ed i troppi fantasmi non fanno presagire una lunga durata del governo e di sicuro un certo rinvio dei programma di riforme ancora una volta solo annunciate; spero di esser smentito.
Di un fatto però, sono convinto, dinnanzi ad una crisi morale, politica ed economica di tale portata, il Paese ha bisogno dei Cattolici, chiamati ad un rinnovato e diverso impegno per avviare il cantiere della ricostruzione civile ed etica dell’Italia. Non si tratta di ricostituire il partito dei cattolici che è finito nel 1994 ma di definire e sollecitare una nuova missione ed uscire da una lunga transizione, di cui, purtroppo, non si vede la fine.
Infatti, da qualche tempo, osservo, che c’è in giro un giudizio meno preconcetto sul ruolo esercitato dalla Democrazia Cristiana da parte degli storici e degli analisti specie nella costruzione della Democrazia Italiana e per esser stato percepito come Partito dell’itaiia.
A ben vedere la DC non è stata una meteora senza futuro o un incidente di percorso nella storia politica italiana dei XX secolo, anzi dopo la legge sul suffragio universale del 1912 si apri la questione della rappresentanza cattolica.
Nel 1919 ci fu il popolarismo di Don Luigi Sturzo ed a seguire venne la provvidenziale iniziativa di un gruppo di dirigenti cattolici antifascisti che sotto la illuminata guida di De Gasperi elaborarono a Camaldoli il Codice che conteneva le linee programmatiche della ricostruzione e dettero vita nel 1943 alla Democrazia Cristiana; nel 1946 per la prima volta e per un breve periodo forze politiche contrapposte ed alternative decisero di governare assieme in nome del bene comune, varando la Costituzione italiana.
A posteriori le cose si comprendono meglio; l’Italia ha avuto al centro del sistema politico per oltre mezzo secolo un partito cattolico.
Fermo restando l’attuale contesto che da anni ha confermato la diaspora dei politici e degli elettori cattolici oggi si ritorna a parlare una nuova volontà di presenza dei Cattolici in politica.

“Tempi nuovi si annunciano per i Cattolici” la lezione indimenticabile di Moro si ripropone nella sua straordinaria attualità che anticipando i tempi invitava il mondo politico ad avviare la riflessione culturale e politica sui cambiamenti già in atto nei Paese.

Ripartire dall’insegnamento e dalla applicazione del suo metodo fondato sull’indagine profonda è la strada che mi permetto di suggerire per un recupero della dignità politica; anche perché solo una politica consapevole e matura può aiutare il nostro paese ad uscire dal tunnel ed affrontare le prossime sfide.

Certamente è un riferimento che và storicizzato e comunque può avere una valenza , soprattutto, per il futuro del Cattolicesimo politico.

In questo periodo di impoverimento della politica e della società, scivolata nell’egoismo e nella perdita del comune sentire recuperare il patrimonio e la tradizione cattolica può essere utile e divenire l’essenza per un nuovo codice dell’agire politico, il cui compendio è racchiuso nella dottrina sociale della Chiesa.

Non escludo che questa esigenza e questo processo potrebbe forse creare qualche inquietudine sia a Destra che a Sinistra, anche perché gli attuali schieramenti per i loro contrasti continui potrebbero implodere in una crisi irreversibile.

Occorre già da oggi, guardare al domani, al dopo Berlusconi, ad una realtà di Paese normale in cui i due schieramenti politici principali, reciprocamente si riconoscano dando vita ad una pratica civile ed effettiva dell’alternanza.

Per altro con questi Partiti non si va da nessuna parte, anche se senza partiti, ovviamente riformati, non c’è futuro per la democrazia rappresentativa; è iniziato il dopo Berlusconi e se non si trova un nuovo collante è difficile stare insieme. Allo stato non è importante dove sono dispersi i cattolici e in che misura, il problema vero ed urgente da affrontare è la degenerazione morale e politica che ha portato e porta i cittadini e gli stessi cattolici a rifiutare la stessa politica e a rifugiarsi nell’astensionismo e nell’antipolitica.

Per di più la pesante e devastante crisi economica sta mettendo a rischio la coesione sociale e quella democratica.

E’ inutile negarlo, la polarizzazione del sistema vigente ha spinto i Cattolici a scegliere un sistemazione di necessità con qualche convinta adesione.

E’ mia opinione che il sistema bipolare va recuperato e precisato individuando linee di ricerca e di ridefinizione dei contenuti ideali e programmatici specie all’interno delle due aree di appartenenza culturale che per il futuro richiedono il superamento di alcune anomalie ed incongruenze ancora presenti e condizionanti.

A tal proposito mi è venuta in mente la frase di un noto filosofo del ‘900 ( Martin Heiddeger) che riporto integralmente: “Nessun uomo può saltare la propria ombra”. Ognuno di noi quando aderisce ad una formazione politica lo fa con la pienezza della propria storia personale e collettiva, con il proprio bagaglio di vita, di ideali, di passioni e anche di errori; a nessuno perciò è chiesto di annullarsi o di abiurare la propria ombra.

Né si può dimenticare che la fisionomia dei due poli è largamente ambigua perché nati soprattutto per vincere le elezioni e per esercitare il potere e mai per governare; spero tanto che l’era dei cialtroni politici stia per finire.

Occorre, dunque, preparare il futuro restituendo coerenza e compatibilità di ispirazione e di programmi agli schieramenti dei due poli che devono rifondarsi guardando alle formazioni politiche presenti in Europa e soprattutto alla auspicabile e progressiva unificazione politica, ovviamente depurate in modo netto da nostalgie o da letture storicamente superate.

In Italia, dal dopoguerra in poi, la Destra è stata quasi sempre ed in buona parte con il Fascismo e la Sinistra, non tutta, con il Comunismo e quindi entrambe escluse sino agli anni ’90 dalla responsabilità della cosa pubblica.

I percorsi di sdoganamento e di cambiamento hanno dato vita a due aggregazioni guidate dal Berlusconismo a destra e dal Partito democratico a sinistra; il primo mai completamente assorbito ed integrato nel partito popolare europeo ed il secondo in continua oscillazione tra Democrazia senza aggettivo e Socialdemocrazia.

Per queste ragioni ho salutato positivamente il continuo confronto del variegato mondo cattolico che si svolto a più riprese a Todi; l’ultima edizione è stata organizzata e voluta dalla associazione Argomenti 2000 egregiamente presieduta dall’ On. Preziosi, aperta ad associazioni e a politici impegnati ufficialmente nei partiti per interrogarsi sul possibile ruolo del Cattolicesimo democratico. Per superare le diffidenze delle passate edizioni, si è proceduto applicando il metodo della amicizia politica che ha sortito una larga partecipazione ed un buon consenso; è stata sottolineata la necessità di far sentire la voce cristiana in questa confusa e contraddittoria realtà socio-politica.

Sarebbe davvero singolare che l’Ethos Cristiano che continua a permeare vaste masse di italiani, anche se assediato da una incisiva secolarizzazione, restasse estraneo a partecipare alla sfida culturale ed ideale.

La finalità è attribuire ai cattolici un ruolo pre-politico, di formazione e spingere a saldare l’etica della politica con l’etica della società produttiva che è venuto ultimamente a mancare del tutto.

E’ stato riconosciuto ai Cattolici la missione di poter contribuire ripartendo dalle loro peculiarità esistenti nel Paese, quali la piccola impresa, la Famiglia, il Territorio, il senso della bellezza e dell’infinito, caratteristiche indiscutibilmente cattoliche, a fronteggiare la modernità espressa dai fenomeni della “Globalizzazione , della Tecnicizzazione” e ad evitare la deriva involutiva in cui rischia di avvilupparsi L’Italia. Ai Laici è richiesto di contro di riconoscere questa peculiarità italiana e di rifuggire dalle tentazioni di volere un paese diverso, possibilmente non cattolico.

E’ questo il senso di marcia a cui tendere per costruire un modello di società più umano e più partecipato che allontani il pericolo di passare dai totalitarismi ideologici politici di ieri a quelli di natura tecnologica di oggi ( internet, web..etc). L’obiettivo di questa visione porta a concepire il potere e le strutture politiche non sovrapposte alla società civile ma coincidenti con il vivere sociale e civile; in sintesi viene chiesto ai cattolici un’attenzione maggiore alle opere sociali, un continuo aggiornamento del lavoro culturale e di rispetto della dottrina sociale cristiana al fine di riscrivere le vere priorità nelle nostre città a partire dal lavoro per i Giovani e dalla solidarietà verso i più poveri, consapevoli che le difficoltà quasi sempre ricadono sulle spalle degli ultimi e dei più deboli.

Perciò ha fatto il suo tempo l’idea che lo sviluppo trainato dalla finanza e dalla tecnologia potesse dare più consumi a tutti e chi credeva che la crescita sociale fosse collaterale a quella economica è stato smentito in quanto ci si è dimenticati dell’essenzialità del ruolo dei valori e della persona.

Bisogna pertanto investire sulle persone; ritorna quindi protagonista ed essenziale il filo conduttore del pensiero cristiano espresso dal suo Personalismo e dal suo Solidarismo valorizzato dalla testimonianza autorevole di interpreti degni di esser seguiti come TONIOLO, DOSSETTI, DE GASPERI, LA PIRA, MORO e BACHELET.

Rileggere il loro impegno culturale, il loro servizio sociale e politico , può aiutarci a rinfrancare lo spirito in questa stagione così avara di consolazione per la qualità della politica italiana e riscoprire la nuova direzione di marcia per tutti i Cattolici.

La Discussione

Articoli Correlati