diritto di cittadinanza
La cittadinanza agli extracomunitari è un diritto possibile

La cittadinanza agli extracomunitari è un diritto possibile

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Molti giovani extracomunitari nati in Italia , che vivono da sempre nel nostro paese ambirebbero diventare cittadini italiani.

La legge  91/1992 prevede all’art 9 che la cittadinanza venga acquisita dallo straniero per naturalizzazione dopo dieci anni continuativi di residenza legale nel nostro paese e che sussistano anche condizioni di reciprocità per gli Italiani rispetto al paese cui il soggetto richiedente appartiene ( art 16 disp. Prel.). Inoltre lo straniero può chiedere la cittadinanza entro un anno dal compimento della maggiore età se ininterrottamente abbia risieduto legalmente nel nostro paese.

Gli effetti pratici di questa normativa rendono difficilissima l’acquisizione di questo prezioso diritto. Del resto, la concessione della cittadinanza comporta che il richiedente debba avere un comprovato sentimento di appartenenza alla nazione italiana perché l’Italia non è un’espressione geografica, dove per essere considerati italiani è sufficiente esserci nati.

Il popolo italiano si è costituito in nazione superando prove continue, alcune delle quali così drammatiche da minacciarne la sua stessa esistenza. Per questo l’Italia , consapevole della sua cultura, del suo patrimonio linguistico, delle sue esperienze civili e militari, della sua storia non riesce a svincolarsi da alcuni suoi caratteri fondativi, validi nel XIX secolo, come il considerare la nazione un sistema di parentela, un reticolo relazionale , una comunità di discendenza legata da un nesso biologico codificato poi con il termine “ iure sanguinis”  che lega gli italiani di ieri di oggi e di domani in un destino unico.

Cerchiamo di superare questi limiti con prudenza e lungimiranza facendo propri quei percorsi culturali e civili diversi dal nostro vissuto, ponendo però delle condizioni che garantiscano a tutti , autoctoni e forestieri di vivere insieme costruendo una futura patria comune.

La proposta è semplice, si tratta di verificare che gli extracomunitari nati in Italia siano pronti a dimostrare, nel momento in cui il nostro paese si trovi in una condizione di bisogno o di pericolo, tutta la loro disponibilità, donando il loro tempo e le loro capacità, con sacrificio, altruismo e solidarietà per il bene del nostro paese.

In concreto chi vorrà la cittadinanza italiana, dovrà svolgere gratuitamente per un tempo significativo il servizio civile oppure militare, secondo la propria vocazione. Infine per dare prova di una totale volontà di appartenenza alla nostra nazione, il richiedente la cittadinanza italiana, dovrà rinunciare alla cittadinanza d’origine.

Una proposta del genere, probabilmente dividerà in almeno due categorie i chiamati a decidere: i rigoristi e i permissivisti. I primi sono quelli per i quali nessuna prova è sufficientemente valida per meritare la cittadinanza italiana, pertanto senza lo”iure sanguinis” nulla può essere concesso. A questi ricordo citando indegnamente S.Paolo secondo il quale per essere figli di Dio non è necessario avere sangue ma credere in Gesù Cristo; a maggior ragione non lo è per essere figli d’Italia.

Ai permissivisti replico che non è giusto educare gli extracomunitari nati in Italia al disimpegno nei confronti degli altri concittadini soprattutto se anziani, disabili, deboli e indifesi. Chi vuole essere italiano si deve impegnare a fondo  per meritarlo.

Luca Fois

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