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J.F.Kennedy: la frontiera ci sfida ancora

J.F.Kennedy: la frontiera ci sfida ancora

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Alle ore 12,30 del 22 novembre 1963 a Dallas capitale del Texas veniva ucciso a fucilate John Fitzgerald Kennedy, il più giovane presidente degli Stati Uniti d’America (46 anni ).

 Egli giovane, bello, intelligente, ricco, incarnava il meglio di quella generazione del dopoguerra, tutta protesa verso una ricostruzione morale, civile e materiale dell’Occidente.

 Egli, atletico irlandese dal sorriso smagliante, pieno di fascino e di coraggio andò oltre l’Occidente, parlando al mondo intero di pace, fratellanza, giustizia insieme ad altri interlocutori privilegiati come Giovanni XXIII e Nikita Krusciov,  che sopravviveranno a loro volta nel mito.

 Per riassumere in brevi parole le sue speranze e la sua politica segnalo alcune righe del discorso che Kennedy avrebbe dovuto pronunciare sei giorni dopo la sua morte, il 28 novembre 1963, per il ” thanksgiving day”, il “giorno del ringraziamento” degli Americani:

 ” In questi giorni riuniamoci nei templi dedicati al culto e nelle case illuminate dagli affetti familiari per esprimere la nostra gratitudine per i gloriosi doni di Dio, e preghiamo con fervore e umiltà affinchè egli continui a guidarci e sostenerci nelle grandi opere incompiute di conseguire la pace, la giustizia e la comprensione fra tutti gli uomini e le nazioni e di porre fine alla miseria e alle sofferenze dell’umanità.”

 Un discorso dalla forte valenza religiosa, che oggi potrebbe appartenere ad un laico coraggioso, pieno di fiducia nella provvidenza, motivato nella fede che guarda a Dio per ridare all’uomo quei diritti inalienabili che l’odierna cultura dell’egoismo ancora una volta gli ha sottratto.

La tentazione di porre in dialogo l’ultimo discorso di Kennedy presidente con il primo, quello del suo insediamento alla casa bianca il 20 gennaio 1961 è troppo forte e non tralascerò di cederle; purtuttavia lo spirito profondo dell’uomo, del politico consegnato al mito di ogni età e luogo lo intravvedo nel discorso della” nuova frontiera” pronunciato venerdì 15 luglio 1960 nello stadio Coliseum di Los Angeles.

I favolosi e fatali mille giorni (1035) della sua amministrazione furono caratterizzati dal concetto della “nuova frontiera”, proposta elettorale  di Kennedy al popolo americano per la sua designazione a candidato-presidente del partito democratico.

I presenti, oltre 100.000, udirono quanto segue :

” Credo che il popolo americano si aspetti da noi molto più che semplici grida di indignazione e di accusa. I tempi sono troppo duri, la sfida troppo pressante, la posta in gioco troppo alta per lasciare spazio alle solite passioni del dibattito politico.

Non siamo qui per maledire le tenebre, ma piuttosto per accendere la candela che ci potrà guidare… Oggi dobbiamo pensare al futuro. Perchè il mondo sta cambiando. La vecchia età sta per finire. I vecchi sistemi non servono più… Non tutti i problemi sono stati risolti, nè tutte le battaglie sono state vinte. Nel mondo l’equilibrio delle forze va mutando. Vi sono nuove e più temibili armi, nuove e incerte nazioni, nuove spinte demografiche s’accompagnano a sempre maggiori privazioni…

Le nazioni che si risvegliano liberano più energia della stessa fissione nucleare. Altre volte il mondo è stato vicino alla guerra: ma oggi l’uomo ha nelle sue mani il potere di sterminare l’intera specie. Anche nella nostra patria il futuro appare volubile e altrettanto rivoluzionario. Il New Deal e il Fair Deal furono programmi coraggiosi adatti alla generazione di allora. Ma la nostra epoca ha problemi diversi: la rivoluzione tecnologica, l’urbanesimo ha necessità di abolire la discriminazione razziale in ogni angolo degli Stati Uniti. Anche le nostre energie morali e intellettuali hanno subito un cambiamento, anzi un cedimento. Troppi americani si sono persi per strada, hanno smarrito il senso del loro impegno nel mondo, di fronte alla storia…

Il tempo è maturo per una nuova generazione di lider, per uomini nuovi che sappiano affrontare problemi nuovi. Sarebbe facile indietreggiare accontentandosi della sicura mediocrità del passato… ma credo che il nostro tempo esiga immaginazione, inventiva, rinnovamento, decisione.

E oggi noi ci troviamo sul limite di una nuova frontiera, una frontiera di opportunità ignote e di pericoli sconosciuti, una frontiera di speranze inappagate e di minacce. Poichè la dura realtà è che a questa frontiera noi ci affacciamo mentre si compie una svolta storica… La Nuova Frontiera cui mi riferisco non è costituita da una serie di promesse, ma da una serie di impegni. Non esprime ciò che io voglio offrire agli americani, bensì ciò che io esigo da loro! Offro la promessa di sacrifici più duri, non di maggiore tranquillità…

Una nazione organizzata e governata come la nostra può resistere? Questa è la vera domanda. Abbiamo coraggio e volontà sufficienti? Riusciremo a sopravvivere in un’epoca in cui siamo ancora testimoni di sconcertanti progressi nel campo degli armamenti e della distruzione, come pure della corsa per il dominio del cielo e della pioggia, dell’Oceano e delle correnti, del limite estremo dello spazio e dell’intimo della mente umana?

E’ stata una lunga strada quella che ci ha portati… a questa affollata città della Convenzione. Comincia ora il nostro lungo viaggio…! Datemi la vostra mano, la vostra voce e il vostro voto”.

Un discorso, questo, molto esigente ove si chiedono duri sacrifici per il raggiungimento di valori ideali come la pace, la fratellanza, la giustizia. Valori alti e lontani purtuttavia raggiungibili secondo Kennedy attraverso il disarmo, il riconoscimento dei diritti civili a tutti gli uomini quale che sia la loro razza, condizione economica, credo religioso e politico.

Politici che hanno parlato di questi valori ce ne sono stati in ogni tempo eppure le sue parole a distanza di decenni sono ancora vive e coinvolgenti. Se ci chiediamo il perchè, forse troveremo la risposta nel fatto che vero e sincero era J.F.Kennedy e veri e sinceri erano i suoi propositi non disgiunti da una concreta fattualità. Con lui, anche se in modo traumatico, comincia la stagione del disgelo tra i due grandi blocchi mondiali U.S.A e U.R.S.S. Con lui si riconosce il diritto alla popolazione nera di potersi integrare con quella bianca. Con lui, si espressero la libertà e le speranze di tanti giovani che videro nella nuova frontiera un mare di opportunità per cambiare il mondo. Come disse nel discorso di insediamento alla Casa Bianca:

 ” ….la fiaccola è stata trasmessa ad una nuova generazione di americani, nati in questo secolo, temprati dalla guerra, plasmati da una pace aspra e amara, fieri del loro antico retaggio.” Nel prosieguo cita il tema della forza, della conciliazione,della speranza: “cominciamo daccapo e ricordiamoci tutti che il sostegno civile non è segno di debolezza e che la sincerità è sempre soggetta a riprova. Non negoziamo mai per timore, ma neppure temiamo di negoziare.” Infine conclude:” Amici concittadini del mondo: non chiedetevi ciò che l’America farà per voi tutti ma che cosa, insieme, possiamo fare per la libertà dell’uomo.”

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