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Istituto Sturzo: verso un laboratorio condiviso per il rinnovamento della politica italiana

Istituto Sturzo: verso un laboratorio condiviso per il rinnovamento della politica italiana

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Era piena, ieri sera, alle ore 16, l’aula al pianterreno del bellissimo palazzetto dell’Istituto Sturzo: la casa dove il fondatore del Partito Popolare Italiano visse gli ultimi anni della sua vita continuando a illuminare con gli ideali del popolarismo e l’esempio della sua vita la Democrazia Cristiana, erede del Partito Popolare; il palazzetto è rimasto a custodirne attivamente, oggi, non solo la memoria materiale ma anche l’immenso patrimonio di idee e di “spiritualità politica”, soprattutto attraverso la enorme biblioteca storica, un gioiello mondiale per chi coltiva la cultura politica, economica, sociale, di matrice cattolica.

Ieri pomeriggio, 18 novembre, vi si sono riuniti, ospitati dal presidente Roberto Mazzotta, già vicesegretario politico della Democrazia Cristiana, e dal segretario generale Giuseppe Sangiorgi, già responsabile dell’ufficio stampa dello stesso partito, i rappresentanti di diversi gruppi di impegno politico e sociale impegnati da tempo a studiare la possibilità di restituire vitalità a quelle che furono le linee ideali e programmatiche della grande Dc dei padri fondatori.

“In chiave di ventunesimo secolo, con la doverosa solerzia dettata dalle gravi condizioni del paese ma anche con la responsabile ponderazione meditativa di chi vuole riscoprire a favore del paese i valori permanenti del popolarismo, non già una frettolosa quanto velleitaria nostalgia di potere, che sarebbe deprecabile”, ha precisato Gianni Fontana, presidente dell’Associazione Democrazia Cristiana, intervenendo nel dibattito.

La necessità di sviluppare con responsabile profondità e qualità l’ipotizzato cammino di una verifica così impegnativa è stata al centro degli interventi dello stesso presidente Mazzotta (“siamo qui per studiare insieme, con rispetto per le esperienze da ciascuno vissute in questi anni, un metodo con il quale tornare a incontrarci periodicamente, dopo tanto tempo di diaspora, e ragionare di un possibile cammino comune”), e di monsignor Simoni, vescovo emerito di Prato, da molti anni riferimento e guida autorevole di molte esperienze preparatorie di questo cammino (“un cammino di simile profondità non può non avere attenzione alle opportune tappe intermedie di avanzamento, aggiungendovi un impegno personale e di gruppo che deve, per coerenza, partire dal primo potere che Dio ha dato agli uomini, cioè la preghiera, affinchè veniamo assistiti anche in questa scelta di rinnovata dedizione alla comunità”).

Ma sono intervenuti veramente in tanti, oltre ai citati: è intervenuto Giuseppe Gargani, con una riflessione che ha concluso alla necessità di porsi la grande questione anche in dimensione europea, non nascondendo i limiti manifestati oggi da un Partito Popolare Europeo lontano dallo spirito ideale che fu di Degasperi e di Schuman; e ancora sono intervenuti Mario Tassone, Calogero Mannino, don Tommaso Stenico, gli amici Alessi e Luciani, Gagliardi, Publio Fiori e altri ancora, i cui nomi e contributi cercheremo di pubblicare via via nei giorni seguenti, a mano a mano che ci perverranno.

“E’ un percorso che cercheremo di accompagnare con umile impegno né egemone né presuntuoso”, ha detto ancora Fontana nel suo intervento, “invitando tutti i presenti e tutti gli amici che vorranno partecipare con noi al cammino, a concorrere alla costruzione di un disegno da offrire al paese per il suo futuro, secondo i valori della nostra tradizione che ha fatto nel dopoguerra più giusta e più prospera l’Italia”.

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