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Innovazione e cambiamento: la spirale del rinnovamento

Innovazione e cambiamento: la spirale del rinnovamento

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Quello che non capisco è perché si continua a parlare in ogni settore dell’importanza fondamentale dell’innovazione mentre nella politica italiana continuano ad essere celebrati gli stessi riti: consuetudini che generano pensieri e prassi sempre uguali a se stesse.

Il vocabolario Treccani definisce il termine innovazione come “ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale…”

Proprio ciò che servirebbe oggi: allora perché non ci riusciamo?

Il modello di comportamento assunto dai partiti, che fonda la sua azione prevalente sul timore di perdita del consenso, mostra ormai evidenti segnali d’inadeguatezza, e persino, in qualche circostanza, d’inattendibilità.

Qualcosa non quadra, nel dibattito pubblico così come nel ragionamento del singolo, quasi nessuno sembra volersi porre la domanda sulla via di uscita, culturale prima ancora che politica, da questa situazione: cosa genera l’innovazione?

La spinta al cambiamento nasce dalle persone, dall’impulso originato da coloro che vivono la difficoltà dell’agire concreto nella quotidianità, dall’impulso che proviene dal basso.

Ecco perché è fondamentale ripensare la partecipazione, far sì che nell’attuale panorama politico ogni persona possa arrecare nuovo valore e così contribuire a modificare, attraverso lo sviluppo di una cultura di cambiamento, il tradizionale patrimonio genetico delle formazioni partitiche: è questa la prova da superare per configurare un nuovo ed originale scenario.

Invece, mentre si continua a parlare di nuovi modi di fare politica e nuovi partiti, nessuno propone alcun nuovo modello di riferimento, perché tale cambiamento non può esimersi dalla ricerca di un più alto significato dell’impegno che parta dalla volontà di concorrere alla proposizione ed alla realizzazione di un nuovo progetto sociale e politico, basato anche su una diversa selezione di coloro che assumeranno responsabilità tanto nei partiti quanto nella sfera pubblica.

Si continuano, invece, ad assecondare vecchi schemi fondati su “portatori d’acqua” più o meno giovani, locali o nazionali, solo perché è più facile, meno impegnativo, agire come sempre è stato, mantenere l’usuale piuttosto che attrarre, animare, preparare, quindi inserire, persone nuove vocate all’impegno politico: persone comuni, giovani e non, che non ricoprono ruoli già riconosciuti, che non rappresentano ancora 20, 50, 100 voti, ma che costituiscono il tessuto sano della società operosa, persone che non hanno il timore di sperimentare, perché esse stesse portatrici di idee ed esperienze nuove, non paralizzate dalla consuetudine, persone che riescono ad immaginare modi originali, attuali e partecipativi, per contribuire alla comunità ed al paese.

Allarghiamo concretamente la partecipazione, incitiamo il confronto, alimentiamo il pensiero, cam­bia­mo i pa­ra­dig­mi e guardiamo alla po­li­ti­ca dei lun­ghi oriz­zon­ti: è questo il modello per intravedere schemi innovativi, avviare il cambiamento, innestare quella spirale di rinnovamento che ridisegnerà lo spazio dove tutti viviamo e lavoriamo: il nostro Paese, e con esso il rapporto tra cittadini e loro rappresentanze.

In foto: Peter Angermann: Spirale – 1988

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