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Il ritorno di una proposta democratico-cristiana? Difficile trovare di meglio.

Il ritorno di una proposta democratico-cristiana? Difficile trovare di meglio.

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Andrea Causin è un parlamentare giovane ma ha fatto in tempo a conoscere la Democrazia Cristiana storica e poi il Partito Popolare, ed a militarvi, prima di  approdare, scomparsi quelli, al Pd e infine alla Scelta Civica di Monti. Da quest’ultima posizione critica oggi, in una lettera alla stampa, il convergente discutere nel Paese per tornare a far vivere proprio la sua grande ed antica Democrazia Cristiana. Ne riportiamo il ragionamento, al quale risponde  facilmente l’Adc.  

Scrive Causin: Gli avvenimenti di questi giorni hanno contribuito a stabilizzare il governo

e ad attivare nuove dinamiche nel sistema politico. Molti in queste ore auspicano

che dalle rovine del Pdl possa nascere una nuova aggregazione dei moderati italiani,

chiamando in causa il riferimento al Partito popolare europeo. Ma la declinazione in

chiave identitaria-cattolica di un futuribile Partito popolare italiano è un’idea che, se

ha gli occhi verso il passato, rischia di essere antistorica e inutile. L’Italia non ha bisogno

di una riedizione in chiave nostalgica della Democrazia cristiana, ma di un partito

riformatore capace di imprimere forza al cambiamento, per modernizzare il paese.

Non rinnego la mia storia e la mia appartenenza. Ho iniziato a fare politica a 21 anni,

eletto al consiglio comunale della mia città nelle file del Partito popolare italiano. Ho

vissuto senza imbarazzo, da popolare, all’interno del Pd, e ho deciso di uscire da quella

vicenda non perché la mia identità non era riconosciuta, ma perché, contrariamente

alle ragioni fondative, quel partito era intriso dei peggiori conservatorismi. Incapace

di cogliere i segni dei tempi, intento a coltivare antichi collateralismi con ambienti

culturali ed economici, impegnato a conservare privilegi già acquisiti. Proprio perché

vedo ancora attuali le ragioni che hanno condotto alla nascita dell’esperienza di

Scelta civica – assumere decisioni di rottura rispetto alla politica del consenso – ritengo

che la costruzione di un partito cattolico identitario rappresenti fatica e tempo sprecato.

Gli italiani non hanno bisogno di identità ma di forze politiche e persone che determinino

azioni di rottura. In particolare: l’attuazione di quelle riforme istituzionali che consentirebbero di coniugare la necessità di democrazia con l’esigenza di decidere rapidamente; l’aggressione puntuale di tutte le sacche di spreco ed eccessiva spesa pubblica; le misure di rilancio dell’economia.

L’orizzonte del popolarismo europeo avrà un senso solo se sarà vicino a quello

che ha incarnato Angela Merkel che, con politiche efficaci sul piano delle riforme pro

competitività e del contenimento del perimetro statale è riuscita a dare contemporaneamente

una risposta forte agli elettori liberali e all’esigenza di coesione sociale. (Andrea Causin, responsabile organizzativo di Scelta Civica).

L’Associazione Democrazia Cristiana risponde per bocca di Ettore Bonalberti, responsabile per i rapporti con il Partito Popolare Europeo: Comprendo che il giovane Causin, già militante aclista, seguace a suo tempo di un Partito Popolare Italiano a conduzione bindiana nel Veneto, trasmigrato poi nel Pd e oggi responsabile organizzativo di Scelta Civica, esponga, per la verità con motivazioni non del tutto convincenti, le “tante ragioni riformatrici (montiane) per dire “no” a una nuova Dc”.

Noi, invece, che Dc lo siamo sempre rimasti, crediamo che proprio di tanta ispirazione democratico-cristiana ci sia bisogno oggi, in Italia e in Europa.

In Italia, dove il venir meno delle culture politiche che hanno caratterizzato la lunga storia unitaria e della prima repubblica, ha creato il deserto dell’attuale politica, con l’affermarsi di partiti lideristici a conduzione personale o confuse aggregazioni mal riuscite, da cui, come nel caso del Pd, Causin, dopo un giro in consiglio regionale del Veneto, si è alla fine allontanato. Allontanato ma per andare dove? In un altro partito ad personam, di un bravo professore che, per continuare la sua attività di diligente commis d’ètat, è stato immediatamente gratificato del laticlavio senatoriale a vita, per avviare  un’altra confusa aggregazione politico-culturale che, non a caso, rivela in ogni passaggio delicato la sua permanente fragilità e addirittura, con l’uscita dello stesso Monti, la sua preannunciata agonia.

La crisi economica e finanziaria, con forti ripercussioni sul piano sociale ed europeo, causata  dal capitalismo finanziario guidato da gruppi e persone alle quali il professor Monti non è propriamente estraneo, è la dimostrazione della necessità di tornare a riconsiderare dalle fondamenta lo stesso tipo di costruzione delle società capitalistiche, come da tempo la Chiesa cattolica ci insegna con il magistero della sua dottrina sociale. Proprio questo magistero è lo sprone che ci porta alla convinzione forte di una nuova responsabilità.

Lo facciamo partendo da dove eravamo, ma non come ci eravamo ridotti nell’ultima fase della nostra quarantennale storia politica. Lo facciamo invece guardando in avanti, convinti che la più alta risposta sin qui intervenuta ai problemi posti dalla globalizzazione è quella della citata  dottrina sociale della Chiesa, che intendiamo tradurre politicamente per concorrere da democratici cristiani alla ricostruzione, fra l’altro, di un Partito Popolare Europeo che, a differenza di quanto sostiene Causin, non può essere quello a forte tinte conservatrici di Angela Merkel, ma quello che dovrà tornare,  con il nostro impegno, ai valori originari dei padri fondatori, Adenauer, De Gasperi, Schuman, tutti e tre di forte caratterizzazione e ispirazione democratico cristiana.

Dispiace che un amico proveniente dalla nostra stessa cultura esprima avversione a un tentativo che ci auguriamo potrà portarci a costruire, con altre componenti di ispirazione laica, liberale e riformatrice, Scelta civica compresa, la grande famiglia dei popolari italiani. (Ettore Bonalberti, responsabile Adc per i rapporti con il Partito Popolare Europe).

 

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