ucraina crimea
Gli sviluppi della questione Ucraina-Crimea-Russia che affonda le sue radici nella storia

Gli sviluppi della questione Ucraina-Crimea-Russia che affonda le sue radici nella storia

Internazionale \ Scritto da il \ Stampa il PDF

Tra la giornata di ieri e quella di oggi la comunità internazionale ha assistito all’apertura di una nuova fase della delicata questione trilaterale Ucraina-Crimea-Russia. Con la chiamata al voto della popolazione filorussa, per  cultura ed etnia, in Crimea e il suo esito plebiscitario, con il 97% dei voti favorevoli per il ritorno nella sfera di influenza russa, questa penisola-isola ha espresso la sua volontà, di stampo popolare, di distaccamento definitivo dall’Ucraina. Questo nuovo aggiornamento della situazione parrebbe essere conseguenza naturale, e soprattutto contemporanea, delle vicende che hanno animato le piazze di Kiev negli ultimi mesi. Lotta per la liberazione dal regime di Janukovyč, volontà di adesione all’UE, e quindi spirito di europeizzazione, voglia di riscatto sociale, economico e internazionale della popolazione ucraina. Ma per capire davvero le reali dinamiche che hanno portato a questi recenti avvenimenti bisogna conoscere e rifarsi alla storia ucraina, in particolar modo partendo dal periodo di fine ‘700 e inizi ‘800.

Inserendosi in un contesto di espansione russa che puntava all’allargamento della sua influenza asiatica non solo tramite conquiste territoriali, ma anche a seguito di un preciso processo di russificazione delle terre, l’Ucraina si trovava a voler e dover seguire tale inculturazione per vedersi riconoscere, dalla Russia di Caterina II, i propri diritti politici e sociali. Questa forzata adesione portò quindi alla russificazione delle zone orientali ucraine, abitate da nobili cosacchi, e all’occidentalizzazione delle zone ovest all’interno del sistema polacco. Nonostante questa divisione, il popolo ucraino mantenne la propria cultura unitaria, rivendicando le proprie origini e la propria terra natia.

A partire dall’ultimo scorcio del Settecento, passando per i primi decenni dell’Ottocento, l’Ucraina divenne l’oggetto di un forte e rinnovato interesse culturale. Emerse, infatti, un “ucrainofilismo” autoctono animato dalle sfere intellettuali del tempo. Nacquero le prime composizioni letterarie in lingua ucraina, come l’Eneida di Ivan Kotljarevs´kyj che è considerata la prima opera laica redatta in ucraino. Seguirono poi altri testi in ucraino quali, ad esempio, Marusja(1832), i Racconti piccolo-russi di Hryhoryj Kvitka-Osnov´janenko e, soprattutto, le opere del “bardo ucraino” Taras Ševčenko. Questi, in particolare con la sua prima raccolta di liriche Kobzar (1840), composta in ucraino, invitava le popolazioni dell’impero russo alla rivolta contro l’autocrazia.

L’idea di nazione ucraina, dalla metà dell’Ottocento in avanti, sarebbe stata quindi ripresa da diversi protagonisti: come Mykhailo Petrovych Drahomanov e poi Ivan Yakovych Franko, che fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento puntavano a un affrancamento nazionale e sociale al tempo stesso. Oppure Dmytro Doncov e Stepan Bandera, che guidarono la resistenza nazionale al tempo della seconda guerra mondiale dal vertice dell’Esercito insurrezionale ucraino.

L’attivismo di Bandera, in particolare, che puntava alla “liberazione” della popolazione ucraina, venne etichettato dalla Russia come filone neonazista perché ricercatore di sostegno politico-militare della Germania di Hitler. Questo spiega perché, nella dinamica propaganda filorussa in Crimea di questi giorni, le alternative che si proponevano alla popolazione erano tra la protezione russa o il nazismo ucraino.

In tutto questo la Crimea, che venne riconosciuta nel 1921 come Repubblica Socialista Sovietica di Crimea, fu teatro di alcune delle più sanguinose battaglie della seconda guerra mondiale.  I tedeschi soffrirono pesanti perdite cercando di invaderla attraversando l’istmo che collega la Crimea al resto dell’Ucraina a Perekop, nell’estate del 1941. Quando poi riuscirono a irrompere, occuparono gran parte della Crimea, con l’eccezione della città di Sebastopoli. La città resistette dall’ottobre 1941 fino al 4 luglio 1942, quando i tedeschi riuscirono infine a prenderla.

Nel 1944 Sebastopoli venne liberata dalle truppe sovietiche, ma dopo tale liberazione, il 18 maggio 1944, l’intera popolazione dei Tartari di Crimea venne deportata con la forza dal governo sovietico di Stalin per punizione, colpevoli di aver combattuto a fianco delle truppe del Terzo Reich.

Nel 1967, i Tatari di Crimea vennero riabilitati, ma venne loro vietata la possibilità di tornare legalmente nella loro patria fino agli ultimi giorni dell’Unione Sovietica. La Repubblica Autonoma Socialista Sovietica di Crimea venne abolita nel 1945 e fu trasferita dal leader sovietico Nikita Chruščëv alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia.

Fu proprio questo il cosiddetto “dono perverso” che la Russia fece all’Ucraina e che, arrivati oggi ad una nuova rinegoziazione della convivenza Crimea-Ucraina, ha portato ai più recenti avvenimenti di stampo secessionista. L’ultimo leader sovietico Mikhail Gorbaciov evidenzia oggi come tali sviluppi debbano essere accolti con favore dalla comunità internazionale perché in grado di correggere quell’errore storico di trasferimento della Crimea, commesso in epoca sovietica.

I maggiori esponenti del mondo statunitense e europeo però non la vedono così e, mentre Putin propone “gruppi di supporto” di formazione condivisa che accompagnino la situazione politica ucraina fino ad una soluzione pacifica, tali protagonisti internazionali preparano e annunciano sanzioni rivolte al governo russo, ritenendo il referendum di Crimea non legittimo.

Gli interessi politici, militari ed economici che ci sono dietro a tutta la vicenda sono comunque molteplici e in parte evidenti (la presenza navale russa nel porto strategico di Sebastopoli ne è testimonianza), ma le motivazioni culturali che spingono le due diverse popolazioni a prendere le ormai note decisioni istituzionali, affondano le loro radici anche nella storia degli ultimi due secoli.

Adc

 

La Discussione

Articoli Correlati