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Girolamo Miani cinquecento anni dopo: una lezione su lavoro e formazione professionale scioccamente dimenticata

Girolamo Miani cinquecento anni dopo: una lezione su lavoro e formazione professionale scioccamente dimenticata

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Ma chi li conosce, questi somaschi? Ma chi sono? Uno dei tanti ordini religiosi proliferati lungo la storia, e lungo la storia incamminati a svanire, come tutte le cose di questo mondo? Chissà cosa avranno poi fatto, nel loro tempo, questi sconosciuti somaschi…

Beh, è proprio per questo che ve ne parliamo. Sì, Adc assume anche, fra le altre sue caratteristiche, quella di rivisitatore sapiente di esperienze e lezioni storiche che con troppa facilità vengono superficialmente accantonate e dimenticate da una società facile a perdere la strada della saggezza perdendo le grandi testimonianze che le sono date.

Insomma, poco tempo fa, circa un anno fa, precisamente dal 4 al 9 maggio del 2012, è stato celebrato a Roma (ma anche in tutte le comunità che il piccolo ordine ancora conta) il “Grande Giubileo Somasco”, con l’intendimento di celebrare il quinto centenario della liberazione dalla prigionia di San Girolamo Miani, fondatore, appunto, della congregazione dei somaschi.

Sapevamo di questo tesoro storico nascosto, e siamo andati a visitare, proprio cogliendo quella occasione, il complesso conventuale dei santi Bonifacio e Alessio, al Colle Aventino di Roma, dove i somaschi hanno la loro casa. E in effetti è stata una riscoperta piena di fascino. La riscoperta di una modernità di pensiero e di anima,  quelli del fondatore, che proponiamo senz’altro di sostituire a molti convegni accademici e paludati sullo spread e sul fondo monetario internazionale e sulla bce e sulla federal riserve e sulla organizzazione internazionale del lavoro e sulle politiche assistenziali e su molto altro in circolazione.

Qui ci limitiamo semplicemente a darvene uno spunto  riportando alcune osservazioni di Franco Moscone, preposto generale dell’ordine, a commento del senso di questo Grande Giubileo Somasco:

 Diversi storici, anche stranieri, riconoscono Girolamo Miani come l’inventore delle scuole professionali in Europa, e della regolamentazione dell’apprendistato a bottega con regolare contratto notarile, anticipando di oltre tre secoli quanto si cercherà di regolamentare dopo la Rivoluzione Industriale del XIX e XX secolo. Col Miani il Rinascimento veneziano diventa così creativo nel settore dell’assistenza e della formazione, ponendo le basi per lo sviluppo ulteriore. Il suo metodo educativo si basava essenzialmente sulla “personalizzazione” delle relazioni, sulla costituzione di un ambiente che fosse al contempo “famiglia e scuola”, e richiedeva la serietà del “lavoro” unita ad un forte impegno di crescita “culturale”: tutti i suoi bambini imparavano a leggere, scrivere, far di conto e padroneggiare le basi di una buona amministrazione. Impressiona il fatto che tutto questo fosse offerto agli ultimi della società: i bambini di strada, gli orfani. Venezia sarà, in quegli anni, il primo stato europeo a darsi una legge sulla povertà e l’accattonaggio, in qualche modo l’inizio di quanto oggi chiamiamo  “welfare”, cioè lo Stato sociale.  

Come, “chi li conosce questi somaschi”? E come impiegate il vostro tempo, nelle vostre università, voi che vi vantate di sapere tutto di economia e di lavoro e di organizzazione aziendale e di formazione professionale, e coltivate l’idea che queste cose siano nate ieri mattina, poco prima che voi conquistaste la vostra cattedra leggendo quei tre o quattro libri mal raffazzonati che dominano le vostre saccenti biblioteche universitarie e ignorano che tutto ciò che di utile essi dicono fu già inventato molto prima e purtroppo dimenticato presto e colpevolmente?

Se vi capita di averne la possibilità, togliete pure qualche ora di attenzione a questi vostri libri e andare a frugare negli archivi di conventi, comuni e monasteri, compreso quello somasco citato. Difficilmente ve ne pentirete.

Una provocazione, la nostra? Sì: un invito a non accontentarvi delle cose che vi sono intorno, di quelle troppo sicure di sé e troppo dogmatiche; e, piuttosto, a cercare, cercare, cercare; approfondire, approfondire, approfondire…

In foto: San Girolamo e gli orfani

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