Giovani e futuro: istruzione, formazione, lavoro

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Fra gli interventi ai lavori dell’assemblea nazionale del 18-19 gennaio, la voce dei giovani ha assunto toni di particolare accoratezza e concretezza. Pubblichiamo di seguito l’intervento di Luca Pandolfi.

Il mondo dell’“Italia giovane” si trova oggi a dover affrontare una condizione particolarmente complessa. Con il tasso di disoccupazione in salita e il parallelo scoraggiamento nel sistema italiano, causa anche della fuga di molte menti brillanti, la situazione odierna dei giovani italiani è una di quelle tematiche che coinvolge diversi ambiti in maniera trasversale.

Una strada che parte dall’istruzione, passa per la formazione, e termina con il traguardo ultimo che è il lavoro, il tutto spesso accompagnato da un contesto familiare non escludibile, specchio anche della società odierna, che influenza comunque le scelte del giovane .

Sembrerebbe, ed è, un percorso giustamente propedeutico, di crescita, ma che nasconde anche al suo interno numerosi ostacoli, intoppi ed elementi di scoraggiamento soprattutto tipici di un sistema italiano da dover riformare.

Il primo passo, l’istruzione, strutturato nei suoi diversi livelli di apprendimento primario, secondario e universitario, offre ancora oggi un standard didattico di sufficiente elaborazione, se pur migliorabile, apprezzato anche all’estero. Il vero problema che questa istituzione oggi affronta è come viene insegnato e cosa i ragazzi portino veramente con loro di quell’esperienza scolastica che, fin dall’inizio, li lega ai banchi per almeno 13 anni. La riflessione che si deve fare, dal mio punto di vista, è quella di pensare un nuovo processo di aggiornamento del personale docente, e conseguentemente degli edifici e delle loro strumentazioni, e far sì che la scuola non sia solo un luogo di apprendimento didattico chiuso, ma che si confronti anche con la società che la circonda, magari promuovendo iniziative utili al ragazzo incentrate ad esempio su una prima conoscenza del mondo del lavoro.

Nello specifico il mondo universitario deve essere maggiormente legato alla professionalità potenziando tirocini formativi, in parte già previsti, inserendoli in un sistema di scelta snello che porti lo studente ad applicare di più ciò che studia e le aziende ad avere incentivi o sovvenzioni per la messa in pratica di questo sistema.

Bisogna capire che il momento subito successivo al termine degli studi superiori è uno snodo di fondamentale importanza nello sviluppo di un giovane perché egli si trova a dover decidere se davvero vuole continuare ad investire il suo futuro sull’approfondimento delle sue conoscenze, frequentando l’università, o se altrimenti dedicarsi maggiormente e dignitosissimamente al lavoro fin da dopo scuola. Perché il vero problema che il ragazzo appena maggiorenne si trova a dover affrontare oggi è quello di dover prendere una decisione tra due alternative: continuare per almeno altri 5 anni gli studi universitari, sapendo che poi entrerà nell’immensa arena dei neo laureati in lotta tra loro per un posto di lavoro, o addentrarsi in un semi apprendistato perenne, precario, di scarsa formazione, di contratti a progetto, che difficilmente lo porterà ad avere esperienze utili per la sua crescita.

Proprio la formazione dunque è il secondo passaggio, di fondamentale importanza, che deve essere potenziato e raffinato, guardando all’aspetto internazionale del lavoro e sapendo sfruttare al massimo le risorse, in termini di forza lavoro, utili per il progresso del nostro Paese.

Bisogna dunque ripensare la formazione non più come mero corso nozionistico per il raggiungimento di un ennesimo attestato, ma come una vera esperienza filo professionale che incentivi le aziende ad assumere personale qualificato e pronto all’opera.

Infine dunque, ma non per ultimo, l’aspetto lavorativo diviene il traguardo di tutto questo processo di accrescimento che il giovane è chiamato a fare per il suo futuro e per lo sviluppo della società nella quale vive. Il lavoro, dobbiamo essere onesti nel dirlo, soprattutto per i giovani, non può più essere pensato esclusivamente come posto fisso e vicino casa. Deve comunque essere garantita l’opportunità di accesso a questa tipologia di lavoro, ma è necessario anche accettare una flessibilità in entrata e/o in uscita, garantita inderogabilmente al 100% nei modi e nei tempi celeri, che sia in grado di assicurare ugualmente un futuro stabile e concreto.

La nostra Repubblica fondata sul lavoro e che riconosce a tutti questo diritto promuovendolo in tutte le sue forme purchè utili allo sviluppo della società, deve poi essere in grado di riappropriarsi della straordinaria qualità nella mano d’opera tessile, nella tecnologia, nell’artigianato, che può ancora oggi vantare in tutto il mondo. Ciò deve essere fatto in una prospettiva internazionale e moderna, accompagnata da una presenza statale che incentivi nuove assunzioni sempre meno costose al datore di lavoro, in termini fiscali, e che diano sempre più sicurezza ed esperienza al giovane.

Tutto questo ha sicuramente dei costi e dei tempi da dover rispettare ed analizzare, ma se si parte avendo tutti uno stesso progetto in mente, il processo per poterlo mettere in pratica sarà di sicuro più efficiente e risolutivo.

Grazie

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