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Germania: non tutto è così semplice

Germania: non tutto è così semplice

Economia e Lavoro \ Scritto da il \ Stampa il PDF

Come capita quasi sempre, non tutto è così semplice né così scontato come i giornali e le voci dicono. “Guardare in fondo”, in realtà, è sempre importante per difendersi dal rischio delle semplificazioni e dei luoghi comuni. Così, di fronte al caso tedesco che “domina l’economia europea ed anche quella italiana”, e prendendo spunto da un recente articolo apparso su “La Repubblica”, Davide e Giorgio, due nostri amici il cui vantaggio è dato dal fatto che uno di essi vive in Germania da ben venti anni, hanno dato luogo a un interessante scambio di opinioni ed alla seguente testimonianza, che inviano in redazione.

Scrive Davide: “Caro Giorgio, commento il passaggio di stampa che mi hai inviato, e nel quale si legge che “… guida la Germania, anche questa volta, nonostante i milioni di mini-job da 600-700 euro al mese… Guida la Germania, che è ripartita dalla sua recessione investendo sulla formazione e riqualificazione del capitale umano, sulla flessibilità nell’organizzazione interna delle imprese più che sulla flessibilità in entrata, spesso fine a se stessa, nel mercato del lavoro…”.

 Risponde Davide: “Caro Giorgio, non condivido l’articolo di stampa. Intanto, i mini-job (mini-lavori) consentono di guadagnare al massimo 400 euro al mese. Inoltre, il settore del lavoro è stato liberalizzato, negli ultimi decenni, in Germania, e questo ha portato al fatto che in diversi settori le persone lavorano anche per 3-4 Euro all’ora. La gente lavora a tempo pieno e non guadagna abbastanza per sopravvivere. Le imprese pagano poco, fanno crescere i propri profitti e lo Stato arrotonda gli stipendi con i sussidi.

Non c’è in Germania una legge sul salario minimo, come in altri Stati, salari ad esempio di 10 euro all’ora. Ci sono molte imprese che offrono forza di lavoro a tempo, e questo settore è in Germania uno dei più vasti in Europa. Quando l’industria “affitta” questi operai, essi guadagnano la metà dei colleghi. Affittando “operai” da agenzie di servizi, l’industria può risparmiarsi di offrire loro contratti a tempo indeterminato.

I programmi di riqualificazione sono stati tagliati negli ultimi decenni. In uno dei paesi più ricchi cresce in realtà la parte di popolazione povera, che è del 14 %, mentre quella minacciata da povertà è del 25%.

La crescita economica è arrivata soprattutto sopra, ma non sotto, nella scala sociale. La Germania sta inoltre dietro ai crediti dati alla Grecia. Questo significa che guadagna sulla crisi degli altri.

Riassumendo: anche se lo stato sociale è oggi più forte che in Italia, questa società e il mercato del lavoro sono stati americanizzati progressivamente. E, come per l’America, i media parlano all’estero della nazione forte, dell’economia in crescita, ma non della distribuzione interna della crescita e della crescente polarizzazione sociale”.

Lasciamo al dibattito e ad altre esperienze, che pubblicheremo, l’approfondimento del caso tedesco.

 

 

 

 

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