dc
FONTANA LANCIA LA FEDERAZIONE DEI MOVIMENTI E DEI GRUPPI D’ISPIRAZIONE CRISTIANA – Il Domani d’Italia

FONTANA LANCIA LA FEDERAZIONE DEI MOVIMENTI E DEI GRUPPI D’ISPIRAZIONE CRISTIANA – Il Domani d’Italia

Associazione \ Scritto da il \ Stampa il PDF

Un sabato assolato e freddo, ma più che importante per l’Associazione “Democrazia Cristiana” e per il suo presidente, Gianni Fontana, alle prese con l’appello alla federazione, lanciato sotto il segno della tradizione e del progetto del cattolicesimo sociale. Due giorni fa, a Roma, hanno risposto in tanti. A conferma di una sorta di predilezione, la riunione si èsvolta nel convento delle suore domenicane di San Sisto, all’inizio della Passaggiata archeologica, proprio di fronte alle Terme di Caracalla. Siamo nell’antica e misteriosa Valle delle Camene. Qui Numa Pompilio, di notte, cercava consiglio per la sua opera di legislatore e sommo sacerdote presso la ninfa Egeria. Costei, dice la leggenda, era così compresa nella trama di pensieri e di parole con il diretto successore di Romolo da piangere alla sua morte d’irrefrenabile disperazione, fino al punto di essere trasformata da un Giove impietosito in una fonte: la Fonte Egeria.

Qualcosa evidentemente di quella remota ambientazione del connubio politico-religioso è rimasto nella memoria del luogo, forse qualcosa che la presenza cristiana nei secoli ha trasfuso nella dimensione dell’accoglienza e del dialogo, che qui prendeva forma  nell’incontro con i pellegrini provenienti, lungo la via Appia, dalla Grecia e dall’Oriente. Di fronte al Convento, ecco infatti Santa Maria in Tempulo, oggi conosciuta come Chiesa del Vignola, da tempo sconsacrata e adibita dal Comune alla celebrazione di matrimoni con rito civile: in epoca alto-medioevale, molto prima che giungesse a Roma Domenico di Guznam per insediarsi in questo lembo di città tra Celio e Aventino, il piccolo tempio cristiano costituiva il “capolinea” dei viaggiatori che si recavano in visita alla Città eterna.

Dunque, complice la spiritualità del posto, questo raduno di associazioni e realtà locali non è scivolato sul terreno dell’ingaggio politico immediato; anzi, negli interventi programmati di Padre Quirino Salomone e di Paolo Maria Floris è risuonata la preoccupazione di un discorso alto, l’uno in merito alla questione della turbo-finanza capitalista (“ci vorrebbe, contro l’impero del denaro, un nuovo San Bernardino da Siena”), l’altro alla crisi dell’occidente  succube della potenza demoniaca del tecno-nichilismo. È come dire, insomma, che il pensiero cristiano volto a inverarsi nella costruzione di un disegno politico per il futuro, carico perciòdi ambizioni e portatore di speranze. Non può non passare per la cruna dell’ago di una critica rigorosa del presente, ovvero dei “mali” attuali della società.

In questa ripresa di coscienza politica dell’identità cattolica, sembra tornare l’ansia di purezza di un ascetismo a sfondo umanitario, quel tipico andare alla fonte – ricorrente nella storia del movimento cattolico – dell’ispirazione evangelica come atto di permanente rigenerazione dell’approccio cristiano ai problemi del mondo, alla stregua pertanto di una rigenerazione che prescinde dall’urgenza tecnica di formule, alleanze e criteri operativi. Con ciò emerge anche la necessità, sotto questo profilo, di arginare il rischio dell’obnubilamento nelle nebbie dell’integralismo. È vero, anche Moro subito dopo la seconda guerra mondiale poneva al centro della sua meditazione giovanile l’imperativo secondo cui “il cattolico deve essere sempre all’opposizione”; tuttavia sarebbe ingenuo concepire l’opposizione, anche stando alla primissima lezione dello statista pugliese, nei termini di un ingenuo stato d’animo di ripulsa o di estraniazione dalle vicende più immediate della lotta politica.

In effetti, l’iniziativa dei “federatori democratici cristiani” muove dall’assillo di tenere in equilibrio l’urgenza dell’azione e la gradualità dell’approfondimento critico. Finora, nei precedenti incontri, a chi si sforzava di comprendere la dinamica dell’operazione appariva più marcato il desiderio di spendersi subito in un compito organizzativo altresì bisognoso però, a garanzia della sua efficacia materiale, di una certa maturità dei tempi. Ora, invece, l’indirizzo scelto da Gianna Fontana tiene a misurarsi con un orizzonte più ampio e fatalmente più ontano. Si procede, sì, ma senza affanno e senza pretese di breve respiro, ben sapendo che le forze in campo non sono ancora pronte a compiere il salto verso un nuovo stadio dell’impegno pubblico.

La federazione è un processo articolato, con i suoi impulsi e le sue fermate, condotto al ritmo d’altalena di forza e debolezza, dove si sconta soprattutto l’elemento della fragilità dell’operare umano. Pessimismo? No, perché proprio Fontana a conclusione del suo intervento richiamava l’attenzione sulla frase, ricca di suggestioni provvidenziali, che non a caso San Paolo inseriva nella seconda lettera ai Corinzi: “La mia potenza si esprime nella debolezza (…) perché quando sono debole allora sono forte”. In fin dei conti, partire con questa consapevolezza significa assegnare alla federazione dei movimenti e dei gruppi di ispirazione cristiana, impegnati a creare le condizioni per la nascita di un nuovo soggetto politico a vocazione riformatrice e popolare, il carattere di una sfida che può e deve essere affrontata con spirito di combattimento, ma non con cecità e presunzione. Ci vuole un esercizio di lucidità e di rigore perché alla lunga, dinanzi a tanta sregolatezza di ambizioni leaderistiche a destra e a manca, riguadagna forse consenso nella pubblica opinione l’amore per un lavoro incessante di scavo e riordino di autentiche visioni politiche, come quella, appunto, rappresentata dal cattolicesimo democratico e popolare.

http://ildomaniditalia.eu/article/fontana-lancia-la-federazione-dei-movimenti-e-dei-gruppi-dispirazione-cristiana

La Discussione

Articoli Correlati