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Fondazioni bancarie? Un salvadanaio da rompere

Fondazioni bancarie? Un salvadanaio da rompere

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Di questi tempi le “rincorse” per trovare soluzioni ad una finanza “malata” che ha causato non pochi danni, si sprecano.

Forse una riflessione particolare sui principali fattori che determinano  i processi economici meriterebbe piu’ attenzione. Ed è la seguente.

La base di riferimento per discutere è una terra da “custodire” con un “lavoro”  comune, alla ricerca della migliore allocazione di capitale per scrivere il futuro delle generazioni a venire.

Ed ecco una piccola proposta che mi pare ragionevole:

1. La Terra (il territorio)  e i sacrifici (i risparmi) di chi ci ha

preceduto ha hanno consentito l’accantonamento di patrimoni considerevoli nelle Fondazioni Bancarie; “il lavoro” da fare subito e’ secondo me quello di liquidarle per far affluire “il capitale” dei cittadini in nuove iniziative, sullo stesso territorio. Basta una piccola manovra legislativa per liquidare le Fondazioni ed ecco una disponibilità a costo zero per almeno 50 miliardi.

2. Le azioni delle banche vanno in un contenitore di “difesa delle banche”); gli Immobili delle Fondazioni vanno invece ai comuni come patrimonio, e la liquidita’ va a interventi immediati in scuole, ospedali (la salute e la scuola sono bene primario) e altri investimenti duraturi.

In momenti storici come questo mi pare che il salvadanaio collettivo vada rotto per realizzare attivita’ che ci daranno nuovo risparmio.

Un’idea legittima, che merita discussione e approfondimento; forse anche precisazioni e distinzioni sulla natura e le finalità sostanziali delle fondazioni bancarie. Lasciamo la parola ai tecnici dell’economia e della finanza.

 

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