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Noi democratici cristiani popolari. Di Roberto Paolucci, Firenze

Noi democratici cristiani popolari. Di Roberto Paolucci, Firenze

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È legittimo pensare a un partito di ispirazione cristiana fondato sui valori e sulle testimonianze di Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Aldo Moro?
Viviamo in un’epoca di relativismo di valori, nella quale tutto appare lecito e possibile e i codici di comportamento e di valore della persona umana sono esposti al giudizio di un’opinione pubblica manovrata, sottomessa ai media. In politica la destra e la sinistra sembrano essersi divise le spoglie di un centro che esisterebbe solo come riserva di voti e di preferenze per alimentare da una parte un liberalismo spinto e dall’altra uno statalismo improduttivo, dove l’appiattimento, la mediocrità, le corruzioni dominano sull’iniziativa privata e sulle libertà della persona.
Se poi si considerano i temi etici, come l’aborto, la famiglia, il rapporto genitori figli, le unioni civili fra persone dello stesso sesso (con la mina vagante dell’utero in affitto, vedasi l’odierno riconoscimento “ di due padri” a Sarzana), l’educazione nella scuola, i cristiani si sparpagliano nelle attuali tre formazioni politiche maggiormente votate( centro destra, centro sinistra, m5s), in una diaspora che confonde perfino la Chiesa nei suoi vescovi.
Un Paese che ha nella tradizione millenaria e nei valori del suo popolo due grandi orientamenti, i cattolici e i non cattolici, la dottrina sociale della Chiesa e la cultura laica, liberale e socialista, avrebbe diritto a una maggiore chiarezza di programmi e di concretezza realizzatrice.
Al contrario regnano la confusione, il disorientamento e il
sincretismo ideologici, proprio in quelle aggregazioni centrodestra e centrosinistra (con l’aggiunta del m5s che riassume in se stesso una concezione giacobina e di massimalismo che tende alla distruzione dei valori costituzionali e di garanzia della libertà). Queste tre formazioni hanno sostituito, da 25 anni a questa parte e col m5s da alcuni anni, la democrazia con un decisionismo libertario e/o statalista, che interessa tutti i campi della vita economica e sociale mediante:
1- il predominio dell’economia sulla politica, iniziato proprio dalla metà degli anni ‘90, con l’affidamento delle banche al capitalismo prima finanziario e ora ultra finanziario, con il relativo allontanamento dei fondi monetari dalla economia reale. La presente destabilizzazione degli Stati ha ragioni politiche e finanziarie internazionali legate alle attuali caratteristiche del sistema ultra speculativo, che tenta di valorizzare alcune tipologie monetarie, depredando l’economia reale e guadagnando sulla distruzione dei capitali. Complici le banche e la politica, sottomessa alla economia.
2-l’impossibilità di disporre di risorse economiche per i beni comuni, le imprese, le famiglie, il lavoro, a vantaggio delle borse e dei titoli tossici delle banche
3-la rinuncia alla cultura, alle funzioni proprie delle università, con una progressiva diminuzione del numero dei laureati e l’impoverimento dei giovani in cerca di lavoro, costretti a emigrare all’estero ( i ricercatori laureati che producono invenzioni, non possono trasformarle in innovazioni in Italia e perciò emigrano all’estero, ma costano ogni anno oltre sette miliardi per portarli alla laurea)
4-la mancanza di sussidiarietà circolare (con l’azione combinata delle “tre gambe della società civile”, cioè gli imprenditori, i corpi intermedi nelle varie associazioni di volontariato e i rappresentanti dello Stato). Quest’ultimi, i rappresentanti dello Stato, si ritengono “padroni” di una direzione nel campo economico, quando dovrebbero essere dei semplici interlocutori al pari degli altri due e se mai affidarsi alla maggior esperienza di altri più esperti operatori. Tale sussidiarietà circolare garantirebbe una azione incisiva sulla manutenzione e sulla cura del patrimonio ambientale naturale( dei boschi, delle campagne e degli argini di fiumi e torrenti), sul restauro e la cura del patrimonio monumentale e storico dei tanti territori comunali italiani, sul campo del sociale e delle relazioni fra le tante persone disabili e famiglie in serie ristrettezze, e influirebbe positivamente nella creazione di posti di lavoro, trasferendo direttamente ai portatori di bisogno, cioè i cittadini e i presidi amministrativi e sanitari locali, quelle risorse che invece ora parcheggiano in mano agli agenti di distribuzione, come le regioni, col risultato , invece, di aumentarne i costi nel momento della redistribuzione e di snaturare la responsabilità diretta da parte dei corpi intermedi e dei soggetti o portatori dei bisogni.
Poste queste premesse, è chiaro che si ponga la necessità di un vero e unico partito di ispirazione cristiana, identitario e indipendente, che riunisca, nella casa comune popolare sturziana e democratico cristiana, tutti coloro che si richiamano alla dottrina sociale della Chiesa, ai germi politici insiti nel Vangelo, maturati nei secoli passati; ma che riunisca anche coloro che, pur non professando la fede cattolica, si sentono vicini e fratelli a noi cattolici e si riconoscono nella nostra millenaria tradizione di fraternità, di solidarietà e di pace, evangeliche ( “chi non è contro di noi è per noi”, Marco, 9, 38). Un partito di ispirazione cristiana che spezzi, frantumi queste categorie fittizie e surreali di centro destra, centro sinistra, m5s e si riappropri dei suoi elettori, al momento integrati, per i motivi più differenti nelle tre formazioni.
Le strade maestre di questa riformulazione e riappropriazione dei nostri valori evangelici sono identificate nei valori della famiglia, del lavoro soprattutto per le giovani generazioni, dell’impresa come struttura inesauribile di libertà e di piena capacità produttiva e di nuovi posti di lavoro e di benessere sociale e materiale dei lavoratori. Il partito di ispirazione cristiana in cantiere ha la funzione:
– di restituire agli italiani “pensanti”, cristiani e non cristiani, la dignità di cittadini della Repubblica, nata dalla Resistenza ad ogni dittatura, compresa quella del potere finanziario
-di rendere trasparente l’attività parlamentare, al momento costituita da una maggioranza che gli italiani non hanno votato
-di riorganizzare la struttura dello Stato in funzione dell’articolo 5 della Costituzione ” La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”
-di attuare la riorganizzazione del lavoro, favorendo il maggior numero possibile di occupati, sia in campo privato attraverso la detassazione dei redditi da lavoro delle imprese, sia a partire dai territori comunali, attraverso la partecipazione delle tre gambe, che declinano il principio della sussidiarietà dello Stato, cioè le imprese, gli organi rappresentativi locali statali e i corpi intermedi della società, come recita l’articolo 2 della Costituzione ” La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” . Anche con strumenti finanziari che non contraddicono il trattato di Maastricht e pertanto con la creazione di monete metalliche in euro e in particolare di moneta complementare “statomoneta” emessa senza divieti UE, dallo Stato italiano (anche se abbia valore solo nel territorio nazionale)
-di separare il Credito dalla finanza, per proporre sostegno economico alla economia reale delle piccole e medie imprese e delle famiglie
-di promuovere il rilancio della scuola, dell’università e della cultura, affinché si possano raggiungere i primi posti nel numero dei laureati (attualmente appena il 20% degli iscritti all’università perviene a una laurea), perché la capacità di un popolo di crescere dipende dalle sue forze intellettuali e lavorative adeguate alle nuove tecnologie e alle nuove sfide della globalizzazione
-di promuovere un nuovo welfare.
Intanto superare sia l’impostazione socialdemocratica di uguaglianza dei risultati, sia quella liberale di uguaglianza delle posizioni di partenza.
Quindi in primo luogo il nuovo welfare deve: mettere a disposizione risorse monetarie e non alle persone perché migliorino la propria posizione di vita, fare funzionare beni e servizi per i portatori di bisogni, difendere in egual misura i diritti soggettivi naturali alla vita, alla libertà, alla proprietà, e quelli sociali di cittadinanza, senza sacrificare i primi ai secondi, essere sussidiario, cioè dirigere le risorse pubbliche ottenute dalla tassazione, per finanziare non già i soggetti di offerta dei servizi di welfare (cioè le regioni), ma i soggetti di domanda, i portatori dei bisogni, affrontare con decisione le diseguaglianze, le povertà, le corruzioni e gli sprechi che umiliano la dignità di chi si trova ad affrontare problematiche sociali ed economiche, direttamente dipendenti dalle cause che le hanno generate.
Neostatalismo ( con componenti neoliberiste) di sinistra, neoliberismo di destra e neostatalismo prevalentemente neoliberista del m5s sono, al momento, i principali contendenti del dibattito politico. Ne è prova l’appoggio che banche internazionali danno a ciascuna delle tre opzioni, con la prevalenza del m5s che ne avrebbe addirittura due (Goldman Sachs per Di Maio e Stanley Morgan per Casaleggio).
Allora, poiché la caratteristica principale della attuale crisi economica, sociale e politica è il distacco del capitalismo dalla democrazia, ne deriva che:
-la nostra Costituzione non avrebbe più un valore reale, ma di facciata
-i cittadini assumerebbero, se non l’hanno già ormai assunto, il valore di sudditi di questo nuovo ordine finanziario
-l’economia terrebbe a guinzaglio e la politica e le banche, al solo scopo di mantenere il potere sulla moneta bancaria e su quella legale.
Questa situazione si configura come un programma di stretto controllo delle nostre capacità sane e produttive, vale a dire le piccole e medie imprese, il lavoro in senso ampio e le famiglie che sono l’architrave vero dell’Italia.
Ecco che un partito di ispirazione cristiana, che si richiami ai padri della repubblica, alla Costituzione e alla Dottrina Sociale della Chiesa da Leone XIII a Papa Francesco, può scardinare questo disegno che non appartiene al popolo italiano e ricostruire il nostro tessuto sociale lacerato, dopo la distruzione operata, dalla fine degli anni ’80, sulla impresa italiana produttiva e sana, da parte del capitalismo finanziario prima e ultra finanziario poi.
Tutte le forze democratiche, di ispirazione cristiana e non cristiana, che hanno a cuore la difesa strenua della Democrazia e della Costituzione, hanno il dovere di FERMARE questo disegno di definitiva lacerazione dei valori su cui si regge l’Italia e la nostra repubblica. Altro tema importante è l’Europa, ma un’Europa federale come era nei propositi di De Gasperi, Schuman e Adenauer, che rispetti e conservi l’identità nazionale e le prerogative economiche e tradizionali dei popoli.

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