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Dalla diaspora al partito d’ispirazione cristiana unitario, di Roberto Paolucci (Firenze)

Dalla diaspora al partito d’ispirazione cristiana unitario, di Roberto Paolucci (Firenze)

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Voglio tornare sul tema ormai annoso della diaspora dopo la triste esperienza della decisione di Martinazzoli di chiudere, in verità non conformemente allo Statuto della Democrazia Cristiana Storica, che avrebbe previsto la celebrazione di un Congresso, l’esperienza del partito d’ispirazione cristiana. Questa diaspora ha permesso a forze provenienti dal disciolto PCI di inaugurare la politica prima dell’ulivo, poi del pd e a forze provenienti dalla destra e anche, purtroppo dalla DC, del centro destra, col risultato di una riduzione della politica a mera spartizione. Si è perduta insomma quella capacità di mediare fra le forze sociali che fu invece la caratteristica principale dei partiti nati dalla resistenza. Non solo, ma la concomitante comparsa della globalizzazione prima e della IV rivoluzione industriale poi, hanno determinato il prevalere dell’economia e della finanza sull’etica e sulla politica, con grave pericolo per la democrazia. Relativamente al “ mondo cattolico”, sono sorte numerose esperienze nel sociale e/o nello spirituale con risultati a volte anche non corrispondenti ai principi e ai valori evangelici. E se l’esperienza della Comunità di Sant’Egidio ha prodotto, attraverso un indipendente e originale auto finanziamento, dei risultati importanti in campo sociale e in campo umanitario( ricordiamo i corridoi umanitari che sono il vero mezzo di salvezza per i veri profughi di guerra, non le migrazioni economiche alimentate dalle ong aspecifiche e collegate forse al traffico umano di Soros e amici), altrettanto non si può dire di altre associazioni invischiate poi in partite politiche e coinvolgimento di personaggi chiacchierati e anche indagati e/o condannati. Ma quello che potrebbe essere un input e un impulso alla cessazione della diaspora e alla scesa in campo di un soggetto politico d’ispirazione cristiana, qual era la Democrazia Cristiana Storica, dovrebbe essere fornito dalla gerarchia cattolica, che non si è ancora promessa in un semplice avverbio che è:
INSIEME.
Nemmeno il cardinale Bassetti è giunto a questo avverbio INSIEME, anche se proprio di recente lo abbia pronunciato…, ma non nel senso che noi vorremmo che fosse. Invece egli era stato molto più esplicito ed incisivo nella sua prolusione al Consiglio permanente del 25 settembre 2017, quando aveva scritto: “non è auspicabile che, nonostante le diverse sensibilità, i cattolici si dividano in cattolici della morale e cattolici del sociale. Né si può prendersi cura dei migranti e dei poveri per poi dimenticarsi del valore della vita, oppure, al contrario, farsi paladini della cultura della vita e dimenticarsi dei migranti e dei poveri.” E’ la prima volta che al massimo livello dei vescovi italiani una affermazione del genere si sia ascoltata. Ma l’errore è anche politico perché in questo modo noi ridurremmo la politica a mera prasseologia. Nel momento in cui i principi non hanno più nulla da indicare sulle linee strategiche da perseguire, è chiaro che la politica si riduce a calcolo e gioco degli interessi.
Ora manca proprio “questa parola INSIEME”, mai pronunciata dai massimi esponenti della Chiesa, ancora titubanti e divisi su questa opportunità di chiudere definitivamente la triste esperienza della diaspora. Noi ci stiamo provando a chiuderla e ci proveremo sempre, perché è l’unica alternativa per gestire il divenire dei mutamenti epocali. Chi meglio dei cristiani, con le loro radici millenarie e con i Valori della centralità dell’uomo nella società, della difesa del più povero dei poveri, cioè il bimbo nel grembo materno e della vita, possono avere titolo e forza spirituale e organica insieme a tantissime persone di buona volontà, laiche di altre formazioni che si ispirano al valore dell’uomo e da qualunque parte esse provengano?

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