Consiglio Italiano del Movimento Europeo: una lettera al governo che approviamo e facciamo nostra

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Piervirgilio Dastoli ha ragione e noi facciamo nostra la sua posizione, espressa in questa lettera aperta, di concerto con i massimi dirigenti del movimento europeista, al presidente del consiglio dei ministri italiano, Enrico Letta, e al ministro degli esteri, Bonino,: o recuperiamo lo spirito chiaro e grande dell’Europa, o l’Europa tradisce se stessa, noi e i nostri ideali.

 

Roma, 3 gennaio 2014.

Caro Presidente,

il 14 febbraio 2014, saranno trascorsi esattamente trent’anni dal giorno in cui il Parlamento

europeo decise – con un voto largamente maggioritario – di far compiere all’integrazione

comunitaria un balzo in avanti verso la costituzione dell’Unione europea.

Autorevoli deputati italiani di tutte le tendenze politiche avevano svolto durante tutta quella

legislatura un ruolo di “legislatori del futuro”, guidati sopratutto dalla visione della buona

politica europea di Altiero Spinelli.

Ma il risultato finale ottenuto il 14 febbraio 1984 fu dovuto all’ampia convergenza di

orientamenti costituzionali fra le culture cristiana, liberale e radicale, socialdemocratica e

comunista che erano tornate così alle origini delle loro convinzioni universalista, cosmopolita e

internazionalista nella moderna dimensione europea.

A nome del Movimento europeo in Italia le chiediamo di cogliere l’occasione di questa

coincidenza per inviare un memorandum al Consiglio europeo ricordando quell’atto solenne di

democrazia parlamentare che aprì la strada alle successive, cinque revisioni dei trattati, a partire

dalle conferenze intergovernative nate sotto presidenza italiana nel 1985 e nel 1990 senza

dimenticare la costituzione europea firmata a Roma il 29 ottobre 2004.

Mentre rischia di evaporare il consenso delle opinioni pubbliche verso il progetto di

unificazione del continente e crescono movimenti che descrivono il sogno di Spinelli come un

incubo da cui bisognerebbe fuggire, vale la pena di ricordare oggi le innovazioni proposte dal

progetto del Parlamento europeo nel 1984.

Esso fu solo apparentemente sconfitto dal metodo intergovernativo perchè molte di quelle

innovazioni – frutto di vero realismo e non inutili chimere – hanno trovato, una dopo l’altra,

collocazione nelle revisioni dei trattati.

Noi le suggeriamo di ricordarle brevemente: l’unione politica come premessa indispensabile per

sovranità condivise nei settori dell’economia, della moneta e della politica estera, la cittadinanza

europea e i diritti fondamentali, il principio di sussidiarietà e la ripartizione delle competenze

fra Unione e Stati membri, il ruolo legislativo del Parlamento europeo, l’estensione del ruolo

dell’Unione a quella che Willy Brandt aveva chiamato politica della società

(Gesellschaftpolitik), la semplificazione degli atti normativi, il rafforzamento del ruolo della

Commissione e l’istituzionalizzazione del Consiglio europeo, il bilancio pluriennale finanziato

da risorse proprie, un fondo monetario europeo e un’autorità centrale unica di controllo del

sistema delle banche, una vera politica estera e della sicurezza aperta alla dimensione della

difesa per contribuire al disarmo internazionale ed altre ancora.

Noi le chiediamo di annunciare che il governo italiano, ispirandosi al valore democratico di

quel progetto e ai risultati del referendum consultivo realizzato in Italia nel 1989 sulla base di

una legge costituzionale, proporrà al prossimo Consiglio europeo di giugno di riconoscere nel

nuovo Parlamento europeo eletto una funzione costituente così come esso la assolse nel 1984 –

su iniziativa di Altiero Spinelli e del Club del Coccodrillo. Il governo italiano potrebbe

concordare quest’iniziativa con altri governi dell’Eurozona come la Francia e la Spagna

prendendo come base la proposta recentemente avanzata da Romano Prodi.

Le suggeriamo di affermare che, così facendo, il Consiglio europeo si ispirerà a quel che disse

Willy Brandt alla vigilia delle prime elezioni europee del 1979 quando parlò di assemblea

costituente permanente, all’appello di François Mitterrand davanti al Parlamento europeo pochi

giorni prima della caduta del Muro di Berlino in cui chiese a quell’assemblea di assumere prima

o poi ma il più presto possibile un ruolo costituente dopo aver dato – a nome della Francia – il

sostegno al progetto Spinelli nel 1984 e infine alle più recenti richieste di Juergen Habermas,

Jacques Delors e Gerhard Schroeder che richiamano il manifesto italo-tedesco del 10 marzo

2012.

Proprio riferendosi all’appello di François Mitterrand dell’ottobre 1989, lei potrà ricordare che la

Camera e il Senato in Italia hanno deciso di promuovere sotto presidenza italiana un grande

incontro della democrazia rappresentativa nazionale ed europea sotto forma di assise – come

quelle che si svolsero a Roma nel novembre 1990 – avendo il mandato di discutere del futuro

dell’Unione e di fornire al nuovo Parlamento europeo elementi essenziali per il suo lavoro

costituente.

Tali elementi potrebbero utilmente ispirarsi a quel che è rimasto ancora inattuato del progetto

del parlamento europeo del 1984.

Pensiamo in particolare ad alcune competenze essenziali per garantire il ruolo dell’Unione nello

sviluppo della politica della società come la cultura, l’educazione e la formazione ma anche le

altre competenze che il trattato di Lisbona ha costretto nella limitata dimensione delle

competenze di sostegno (quelle che il progetto Spinelli chiamava potenziali e che riguardavano

allora solo l’industria e la difesa) e che dovrebbero essere invece condivise fra Unione e Stati in

particolare nella dimensione sociale.

Pensiamo alla pienezza del ruolo esecutivo della Commissione, che consentirebbe

l’eliminazione di centinaia di costosi e paralizzanti comitati di gestione, regolamentazione e

consultazione.

Pensiamo alla riduzione degli atti normativi a tre categorie: leggi-quadro, leggi organiche o

costituzionali da utilizzare anche per modificare il trattato sul funzionamento dell’Unione

europea e leggi di bilancio con una più rigorosa applicazione dei principi di sussidiarietà e

proporzionalità e l’estensione del diritto di iniziativa ad una camera degli stati e al Parlamento

europeo in caso di rifiuto della Commissione ad agire.

Pensiamo alla creazione di una camera degli stati con l’eliminazione degli attuali nove consigli

tematici come propose Giuliano Amato nella Convenzione europea.

Pensiamo all’eliminazione del potere di veto in settori chiave per lo sviluppo dell’Unione come

la politica estera, la giustizia penale, la politica fiscale e le risorse proprie rafforzando

contemporaneamente i poteri democratici del Parlamento europeo.

Pensiamo all’introduzione del sistema federale tedesco della perequazione finanziaria e agli

strumenti dei prestiti e mutui per garantire l’indispensabile solidarietà europea.

Pensiamo infine alla codecisione costituente a maggioranza rafforzata fra camera degli stati e

Parlamento europeo.

Ella potrà infine esprimere l’auspicio che si formi un’alleanza di fatto fra forze politiche

innovatrici e non immobiliste che convergano sulla volontà di invertire la rotta europea per

procedere in direzione di un’Unione più democratica e più solidale, capace di garantire ai

cittadini europei beni comuni che gli stati nazionali sono incapaci di assicurare: una “repubblica

europea” all’altezza delle sfide del 21mo secolo.

Tali forze dovrebbero convenire, in un comune patto pre-elettorale, sulla necessità di

riconoscere nel Parlamento europeo, che sarà eletto meno di cento giorni dopo questa sua

dichiarazione, una siffatta funzione costituente.

Se questi saranno i termini precisi della sua dichiarazione, è certo che essa provocherà uno

scossone salutare nel Consiglio europeo, aprirà un dibattito fra le forze politiche in Europa e

susciterà , come è naturale, reazioni favorevoli e contrarie nelle opinioni pubbliche e sui media.

Qualcuno potrebbe dirle, come dissero a Spinelli nel 1980: “Enrico Letta è uscito a caccia di

farfalle” ma l’influenza del progetto del Parlamento europeo del 1984, attraverso le innovazioni

che sopra le abbiamo ricordato, mostra che aveva ragione Spinelli.

Se il suo comunicato sarà invece vago, reticente, generico e ritualmente celebrativo o addirittura

commemorativo, esso resterà nei capaci archivi del Consiglio europeo, nuovo ossigeno sarà

dato agli immobilisti europei e l’Unione europea avrà perso una occasione irripetibile.

Caro Presidente, hic Rhodus hic salta!

  • Pier Virgilio Dastoli

Presidente del Movimento europeo in Italia

  • Rocco Cangelosi

Vicepresidente del Movimento europeo in Italia

  • Sandro Gozi

Vicepresidente del Movimento europeo in Italia e copresidente dell’intergruppo parlamentare per gli Stati Uniti d’Europa

  • Gianluca Susta

Vicepresidente del Movimento europeo in Italia e copresidente dell’intergruppo parlamentare per gli Stati Uniti d’Europa.

 

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