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In compagnia di Olivetti e Calamandrei

In compagnia di Olivetti e Calamandrei

Economia e Lavoro \ Scritto da il \ Stampa il PDF

Molti anni orsono, predisponendo un grande convegno sindacale sui problemi del lavoro, e incaricato di coniare uno slogan, ricordo che mi era venuto in mente un concetto del quale tuttora sono convintissimo; diceva: Diritto al lavoro “è” diritto alla vita. Era un modo diverso di ripetere che il diritto al lavoro  è diritto assoluto di ogni persona in quanto senza l’attuazione di questo diritto la persona perde la sua dignità e nessun altro discorso di democrazia e di sviluppo può essere fatto. E continuavo affermando che oggi è ampiamente dimostrato come l’attuazione di questo diritto è del tutto possibile e addirittura facile, se si parte dal concetto di redistribuire davvero le opportunità di occupazione e la ricchezza. E’ dimostrato da esempi concreti in paesi concreti. A volte mi hanno replicato dicendomi: “Questa è una tua fisima di cattolico sociale”. Ma io osservo facilmente che parole esattamente uguali alle mie sono state usate, ad esempio, dal grande padre costituente Piero Calamandrei, che non era né cattolico né “democristiano” come me, ma laico e socialdemocratico; e ricordo, soprattutto, che, in proposito, il grandissimo industriale (quindi non operaio, non “lavoratore qualunque”, e neppure cattolico ma ebreo) Adriano Olivetti, diceva che il vertice dell’azienda, amministratore delegato della sua società o suo presidente, cioè egli stesso, era giusto che non guadagnasse più di cinque volte il suo dipendente operaio. Cinque volte… Lo corresse l’allora amministratore delegato della Fiat, Valletta, il quale sostenne che sarebbe stato più giusto un divario da uno a dieci. Sarei d’accordissimo! Anche di uno a venti! Ma pensate che Marchionne, attuale amministratore delegato della Fiat, pone fra sé e il suo operaio un divario di almeno uno a cinquecento, e forse più! Come possono mai capirsi ed avere la stessa idea dello sviluppo umano e sociale, di giustizia, di opportunità, Marchionne e il suo operaio della Fiat?

E noi, cosa possiamo fare? Beh, intanto cominciamo a non far finta che non possiamo farci nulla: fra i tanti uffici, forse non tutti indispensabili allo stesso modo, di cui ogni comune e ogni regione, oltre allo Stato, sono dotati, c’è senz’altro ampio spazio, senza spendere neppure un centesimo, per un ufficio che si occupi a tempo pieno di ricercare davvero e far attivamente incontrare nel rispettivo territorio tutte le offerte di lavoro e tutte le domande di lavoro: il primo passo è conoscere le opportunità e guardarsi in faccia, fra domandante e offerente. Poi, a seguire, si apprende la seconda fase del cammino: quella del “costruire” lavoro. Mai, comunque, restare con le mani in mano: che è un triste spettacolo cui ci fanno assistere troppi comuni con l’insipiente scusa del “non ci sono soldi”. Nelle economie capaci di sviluppo si osserva costantemente che il lavoro non nasce dalla previa disponibilità di soldi ma sono questi a venir generati dalla capacità di  mettere in movimento talenti e risorse presenti nella comunità.

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