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Chiarezza sia fatta sull’unità democratico-cristiana

Chiarezza sia fatta sull’unità democratico-cristiana

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L’amico Angelo Sandri da tempo sta conducendo una battaglia quasi da “ ultimo dei giapponesi”, continuando a firmarsi come “il segretario nazionale della DC”, a investire di incarichi amici in varie contrade italiane, nel tentativo condivisibile di mantenere viva la presenza della Democrazia Cristiana, salvo fomentare in molti casi confusione, divisioni e tutto ciò di cui non ha bisogno l’attuale situazione politica italiana.

 Sandri fa parte di quella schiera di persone che, dopo la sentenza del tribunale di Roma n.1305/2009 con cui si era dichiarato non essere mai stata sciolta giuridicamente la Democrazia Cristiana, sono ricorse alla suprema corte di Cassazione la quale, a sezioni civili riunite, con sentenza n.25999 del 23/12/2010, ha definitivamente riconfermata la decisione del tribunale, respingendo tutti i ricorsi presentati dai diversi “sedicenti rappresentanti della DC”, tra cui lo stesso Angelo Sandri.

Una prima verità è, dunque, definitivamente acquisita: Sandri e la sua DC non rappresentano affatto la DC storica, così come appunto stabilito dalla sentenza della Cassazione,  e a nessun titolo possono chiamarsi partito della Democrazia Cristiana.

 Sandri, continuando a dichiararsi segretario nazionale D.C. è palesemente fuori di quanto stabilito dalla suprema Corte e portatore di una falsa verità su cui continuano a venir confuse molte persone, in più o meno buona fede.

Non vi è dubbio che, sulla base della sentenza della Cassazione, solo i soci iscritti regolarmente alla DC nel 1992 sono i legittimi eredi della DC storica. I soci, cioè, che erano tali alla data del tesseramento ultimo precedente alla riunione del consiglio nazionale DC, che nel 1993 decise la trasformazione della DC nel PPI senza convocare il congresso, come Martinazzoli statutariamente avrebbe dovuto fare. Non competeva al consiglio nazionale la decisione della trasformazione della natura del partito, ma esclusivamente a tutti i soci tramite il congresso.

Personalmente non so se Angelo Sandri nel 1992 era iscritto alla DC e se è in grado di comprovare l’iscrizione; so, invece, e sono in grado di dimostrarlo, che io lo ero dal 1962, dunque ininterrottamente per trent’anni, e facevo parte del Consiglio nazionale eletto all’ultimo congresso del partito, il XVIII del 1989, quello in cui fu eletto segretario nazionale Arnaldo Forlani.

 Solo in quanto iscritto alla DC del 1992, e uno fra gli ultimi consiglieri nazionali della DC storica, mi permetto di utilizzare, a mero titolo personale, l’amato scudo crociato, così come ho assegnato da tempo ad alcuni amici, cui auguro di vivere più di me, l’impegno di portare al mio funerale, quando sarà il mio turno, la bandiera storica della DC che conservo gelosamente nel mio studio.

Da vecchio “ DC non pentito”, con altri amici abbiamo avviato le procedure di riconvocazione, tramite autoconvocazione, dell’ultimo Consiglio nazionale eletto dal congresso del 1989, per tentare di dare partica esecuzione alla sentenza della Cassazione.

Sulla base di quell’autoconvocazione del consiglio nazionale, nel marzo del 2012  abbiamo eletto segretario nazionale della DC Gianni Fontana; riaperta la campagna per la riconferma di adesione alla DC dei soci 1992 (erano oltre 1.200.000), con i soci che hanno aderito all’appello (quasi 2.000) abbiamo celebrato il XIX congresso del partito nel novembre 2012, che ha riconfermato pressoché all’unanimità l’on. Gianni Fontana alla segreteria politica nazionale.

Ulteriori ricorsi presentati da alcune persone, che in parte abbiamo ragione di ritenere siano interessate non tanto alla riconferma della DC storica quanto ad alcuni contenziosi di natura patrimoniale legati alla nebulosa vicenda della diaspora democristiana, hanno di fatto bloccato la nostra iniziativa tanto faticosamente avviata. Comprendo che un patrimonio di oltre 500 beni immobili, la cui alienazione avrà probabilmente alimentato percorsi poco commendevoli, possa essere al centro di qualche interessato affarista. Sicuramente, per quanto ci riguarda, non ci ha mai sfiorato alcun pensiero su tali vicende, essendo partita la nostra iniziativa al solo fine di riportare in campo la tradizione migliore della Democrazia Cristiana; per dirla con un caro amico, partendo da dove era e non per rifarla come alla fine era stata ridotta.

Quei ricorsi sono tuttora oggetti di un contenzioso presso il tribunale di Roma e li seguiremo con attenzione, avendo però di mira innanzi tutto l’obiettivo che ci siamo proposti, convinti che sia giunto il tempo di una aggiornata presenza di cattolici e laici impegnati nella condivisione dei valori costituzionali e, per quanto ci riguarda, della dottrina sociale della Chiesa. Valori che mettono al centro la persona e la comunità, i principi della solidarietà e della sussidiarietà, e politiche economiche ispirate ai canoni dell’economia civile e sociale di mercato.

Ecco perché anche in un recente scambio epistolare con Sandri ho evidenziato che “è tempo di superare le passate divisioni per tentare di ricomporre le forze sparse e riportare in campo la cultura politica della migliore democrazia cristiana, fedele ai suoi valori con programmi aggiornati e una nuova classe dirigente”.

Da parte nostra, in attesa che si risolva il contenzioso apertosi a causa dei ricorsi presso il tribunale di Roma, con diversi amici di varie parti d’Italia abbiamo costituito l’Associazione Democrazia Cristiana, aperta a quanti vorranno associarsi per concorrere insieme alla ricomposizione dei democratici cristiani italiani e di quanti ne condividono l’ispirazione ideale, in consonanza con gli ideali originari dell’europeismo. Le notizie sulla nostra attività si trovano in questo sito ufficiale.

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