Cattolici in Politica, di Eleonora Mosti

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CATTOLICI IN POLITICA…Una storia che non può finire!
L’analisi della situazione dei cattolici in politica non può prescindere da una panoramica su quelli che sono i segni patologici evidenti di un’assenza valoriale nella gestione degli ultimi governi in Italia.
La crisi antropologica la si evince dai forti disagi che le persone vivono oggi a vari livelli, tutti in relazione tra loro, come l’effetto onda dopo il lancio di un sasso in uno stagno, dove il primo impatto, l’urto del sasso sul velo d’acqua è il colpo che negli ultimi decenni ha colpito l’uomo, la persona nel suo più importante significato.
L’instabilità politica ha prodotto crisi valoriale, affettiva, economica soprattutto nelle nostre famiglie che all’interno del proprio nucleo vivono la drammatica precarietà quotidiana. Ma il risultato più inquietante di questa crisi generalizzata è il vissuto di un’assenza di futuro , di progettualità che nel tempo ha generato immobilismo, delusione e quindi paura del domani. Soprattutto nei giovani che attraverso la perdita di figure genitoriali solide, sono diventati orfani di fatto e fascia evolutiva più colpita perché resa disabile rispetto alla possibilità di vivere una crescita equilibrata.
La diaspora dei cattolici nell’azione politica, considerata come una valida inseminazione dei valori cristiani e quindi più facilmente distribuibile su tutto il panorama governativo, ha solo generato l’indebolimento degli stessi rendendoli completamente silenti e assenti sul piano della governabilità.
Certamente le cause devono poter comprendere anche un altro aspetto per il quale il compito del laicato impegnato per troppo tempo ha visto fuori i cattolici da una cultura della dimensione politica come spazio di evangelizzazione così definito da Benedetto XVII nel lontano discorso pronunciato ad Ancona.
Gli stessi movimenti ecclesiali hanno , di fatto, allontanato i cattolici dal protagonismo sociale e politico relegando al proprio interno forze che hanno coperto la crisi delle vocazioni , facendo del laicato una presenza numerica estesa ai servizi nelle parrocchie a nome dei vari gruppi d’appartenenza.
Fatta un po’ verità, superato il senso di fallimento, la frustrazione di essere stati manovrati anche dalla gerarchia ecclesiale passata, cosa fare ora?
Oggi , alla luce dei segni evidenziati dobbiamo farci illuminare dallo Spirito Santo e sentirci nuovi evangelizzatori di quelle tante “periferie”, compresa quella politica, che vedono la Persona di nuovo al centro di ogni nostra azione e lo spazio politico è quello spazio che più ha bisogno di ritrovare quella via maestra smarrita da troppo tempo.
Ai credenti, ma solo a coloro vicini al proprio credo e pronti ad accogliere la chiamata forse ultima, ma certamente urlata dal Signore , è dato il compito di denunciare la verità sul critico momento che vede smarriti, disorientati non solo il nostro Paese, ma l’Europa e il mondo.
Ma l’aspetto più complesso sul quale il mondo cattolico deve poter riflettere riguarda il motivo di tanta difficoltà ad unirsi verso un’azione politica con la P maiuscola. Se come sappiamo solo nei cattolici si può trovare quella capacità di mediazione incontaminata, perché è nel loro DNA saper cogliere il senso ed il valore del bene facendo sintesi tra Vangelo e azione politica, perché non si riesce ancora a partire uniti tra i tanti mondi che rappresentano il volontariato, l’associazionismo, quelle realtà cattoliche che nella sostanza suppliscono uno Stato inadempiente.
Personalmente dal 2008 sono impegnata in questa impresa, da sempre ho denunciato l’ urgenza di riunire le forze associative cristiane per la costituzione di un movimento politico dei cattolici allenati alla gratuità, al servizio, per una nuova visione della politica dove corruzione, potere, personalismo dovessero lasciare il posto a vissuti come bene comune, dovere civico, trasparenza, ricostruzione, sovranità popolare.
Tanti incontri, tanti convegni, mille tentativi di convergenza…ma poi tutto si scioglieva come neve al sole. Perché?
Ora siamo ad un bivio, forse ultimo tentativo , oltre il quale sarà difficile poter rinnovare e riportare in politica quei valori che hanno permesso all’Italia di conquistare un posto di prestigio internazionale grazie a uomini come i nostri Sturzo ,La Pira, De Gasperi, Moro…Ma dobbiamo riflettere su quali motivazioni impediscono la partenza. Ne ipotizzo alcuni:
a) Protagonismo e personalismo
b) False dichiarazioni d’intenti
c) Attaccamento al proprio movimento o associazione
d) Fede come realtà disincarnata
e) Mancato discernimento spirituale

Evidenziati allora dei potenziali impedimenti alla nascita di un movimento politico dei cattolici sembrerebbe auspicabile partire inevitabilmente da un’azione riparatrice di certi mali che non possono appartenere a uomini che vivono un cammino di fede, soprattutto quando questi rappresentano un ostacolo alla costruzione di un progetto che concorrerebbe al bene di tante persone costrette a vivere senza dignità. Continuare ad esercitare questo peccato di omissione, ritardare ancora un’azione di riscatto alla sofferenza quando si avrebbero tutte le potenzialità per un cambiamento che il popolo anela, significherebbe ,a dir poco, tradire la stessa democrazia conquistata da coloro che hanno donato la propria vita per il nostro Paese.
Durante un incontro del 12 maggio scorso, quale altro tentativo di appello all’unità
S.E.Mons. Simoni durante la sua relazione ha elencato alcuni punti sui quali riflettere rispetto a quello che si dovrebbe tentare di fare in un movimento d’ispirazione cristiana e che sintetizzo così:
1) Partecipazione politica dei cristiani per una società costruita sulle basi della DSC tradotta nella nostra storia
2) Libera convergenza tra laici impegnati, benedetta e riconosciuta dai Vescovi
3) Coerenza ed efficacia dei laici incoraggiati dai vescovi che devono esporsi facendo appello almeno al buonsenso
4) La convergenza tra soggetti impegnati in Politica, con la P maiuscola, si ottiene puntando tutti verso una stessa visione dei problemi più urgenti (Es. lavoro-famiglia-vita-pace…) da tradurre in programmi
5) Evitare atteggiamenti ispirati più a frenare che attivare azioni convergenti
(“Non freniamo e non freniamoci in partenza”).
Negli altri interventi forte è stato il richiamo alla convergenza e l’esigenza di partire subito mobilitando un po’ tutti: intellettuali, movimenti ed associazioni del mondo cattolico e non, con una particolare attenzione a coloro che hanno avviato scuole di formazione politica per un reclutamento dei giovani, forze e volti nuovi.
L’ipotesi di avviare subito mobilitazioni intorno ai temi urgenti del Paese attraverso quattro o cinque convegni è stata accolta da molti, lo stesso presidente Mirabelli ha definito questi incontri come un’opportunità, un terreno fertile dove far nascere questa convergenza anche tra chi elabora pensiero e chi lavora sui territori.
Ma dalla ennesima dichiarazione d’intenti all’attuazione vera ed immediata della mobilitazione temo possano inserirsi ancora un volta certi ostacoli uniti alla stanchezza e alla delusione che derivano dai risultati dopo il 4 marzo.
Siamo in attesa inoltre di vedere quali scenari si apriranno per la DC dopo il primo congresso, l’apertura del tesseramento per arrivare all’altro Congresso di lancio di una nuova DC o cosa?…
Certamente credo che sia importante in questo momento costituire:
a) un gruppo organizzativo di servizio
b) una figura che faccia da ponte tra tutte le personalità a garanzia di una partenza alla pari ed equa

Con la persona di S.E.Mons. Simoni credo si potrebbe finalmente dare una spinta in avanti al progetto verso la rinascita.
In attesa della prossima festa di Pentecoste affidiamo al Signore ogni ostacolo e non blocchiamo l’azione dello Spirito!

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