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Alfredo Pizzoni, uno dei fautori più importanti e sconosciuti della resistenza

Alfredo Pizzoni, uno dei fautori più importanti e sconosciuti della resistenza

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Lo storico che si trovi a raccontare e interpretare i fatti che sconvolsero l’Italia tra il 1943 ed il 1945 non può che trovarsi in difficoltà tra una vulgata resistenziale finalizzata alle ragioni della lotta politica e l’insieme variegato dei comportamenti e delle scelte degli Italiani che per mille motivi, anche esistenziali , in quelle ragioni non si riconobbero.

Una vicenda esemplare di come la politica abbia piegato ai suoi fini la storia è quella che riguarda il partigiano Alfredo Pizzoni.  Chi era costui? Perché è stato dimenticato dalla cultura resistenziale ?

Alfredo Pizzoni è stato il presidente del C.L.N.A.I. ( comitato liberazione nazionale alta Italia ) dal 1943 al 25 aprile 1945 . Il giorno dopo la liberazione il suo posto venne  ricoperto dal socialista Rodolfo Morandi voluto a forza dai comunisti. La sinistra resistenziale non poteva accettare che la guida della resistenza, premessa della “ rivoluzione democratica” che sarebbe scaturita in tempo di pace potesse avere il volto di un monarchico , patriota, moderatamente liberale, troppo amico degli alleati.

Pizzoni, figlio di un generale della grande guerra fu prima di tutto un soldato che chiese di combattere volontario  sul fronte africano quantunque in tempo di pace si occupasse di finanza. Aveva studiato ad Oxford e Londra facendo una brillante carriere nel Credito Italiano dove ricoprì la carica di presidente dal 1945 al 1958, data della sua morte.

Capo indiscusso della resistenza per autorevolezza, equilibrio  e capacità fu per suo merito e sulla sua sola parola che le banche finanziarono  il movimento di liberazione che cominciava a costare nel 1945 dalle 3000 alle 8000 lire mensili per partigiano, dalle sole 1000 lire degli inizi della lotta nel 1943.

Fu per suo merito  che le forze centrifughe del movimento partigiano rimasero unite e vennero accettate dai sospettosi alleati infastiditi dalle richieste degli Italiani. L’apolitico ed equidistante Pizzoni venne scelto subito dopo l’8 settembre 1943 data dell’armistizio senza condizioni fra l’Italia e gli anglo-americani.

Egli piaceva ai liberali, ai democristiani ,alla borghesia del nord ed anche ai comunisti che attraverso di lui pensavano di oscurare Ferruccio Parri, uno dei fondatori del Partito d’Azione, troppo interessato, a loro dire, a monopolizzare i rapporti con gli Alleati.

Un uomo di comodo, da utilizzare in quel momento  in cui era attesa una veloce avanzata degli Alleati su per la penisola. Calcoli del tutto sbagliati perché l’occupazione tedesca dell’Italia, l’ostacolo della linea Gotica ed il terribile inverno del 1944 furono incognite che provarono  gravemente il nostro paese oltre ogni previsione.

In questo contesto Pizzoni impersonò due ruoli fondamentali per la sopravvivenza del movimento partigiano, quello di “ ministro del tesoro” e quello di “ ministro degli esteri”. In entrambi i casi  competente, stimato e brillante fu ben accetto dalla finanza, dall’industria con le quali aveva ottimi rapporti nonché dagli Alleati che lo consideravano il De Gaulle italiano.

Harold Mac Millan  che fu primo ministro inglese disse di lui:” un uomo di buon senso  e di forti sensi patriottici … ( pare ma non del tutto ) un inglese”.

Il capolavoro di Pizzoni fu quello  sia di foraggiare la resistenza facendo arrivare dal sud attraveso la Svizzera i denari, i rifornimenti e le armi degli Alleati sia di tenere unito il movimento partigiano  nel perseguimento di azioni di disturbo  contro  i Tedeschi  che agevolassero  l’avanzata degli Alleati. Tenne a bada la sinistra resistenziale ansiosa di realizzare  l’insurrezione generale che portasse i C. L. N ( comitati liberazione nazionale) a realizzare la futura “democrazia popolare” che non si voleva piegare ai “moderati” di Roma e vedeva male il progetto alleato di trasformarli in un organo provvisorio di trapasso all’amministrazione centrale dello stato.

Pizzoni temeva che la guerra civile potesse trasformarsi in guerra di classe tra comunisti e anticomunisti e lavorava per un pacifico rientro nella vita civile dei partigiani. D’un tratto tutti questi pregi si trasformarono in difetti.

La dura lotta contro l’occupante tedesco fece prevalere le motivazioni ideologiche della lotta di liberazione che portò comunisti e socialisti ad imporre il loro punto di vista su liberali, democristiani e azionisti che per non sacrificare l’unità dei partiti della resistenza accettarono tutto , compresa la testa di Alfredo Pizzoni che fu licenziato dalla presidenza ed escluso dal C. L. N. A. I. (comitato liberazione nazionale alta Italia ) anche come  semplice membro . Su di lui cadde l’ostracismo e l’oblio per cinquanta anni fin quando i figli pubblicarono le sue memorie a spese del Credito Italiano per le edizioni Einaudi.

La morale di questi fatti insegna che un’idea politica, anche se è vincente, non può diventare tirannica e totalitaria al punto di cancellare il diritto della minoranza ad esprimersi. Il vincitore non ha sempre ragione, deve mediare giorno per giorno la convivenza  con chi non la pensa come lui e uno stato può definirsi unito solo quando riesce a cucire una rete di rapporti fra diversità sociali, politiche, economiche dove ognuno si senta rispettato nella sua identità e nel suo vissuto.

Luca Fois

 

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