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Alcide De Gasperi: per non continuare a tradirlo

Alcide De Gasperi: per non continuare a tradirlo

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E’ il 59° anniversario della morte di Alcide De Gasperi, padre della nostra repubblica e testimone fra i sommi della esperienza del cattolicesimo democratico in Italia. Scegliamo appositamente questa data per inaugurare sul sito dell’Associazione Democrazia Cristiana la rubrica fondamentale dedicata alla Formazione. De Gasperi fu innanzitutto uomo di profondissima fede cristiana vissuta e per questo fu uomo di profondissima linea politica popolare. Prima i valori e poi le tecniche, ma senza trascurare affatto le tecniche. Prima i comportamenti personali e poi le regole comuni, ma senza trascurare affatto le regole comuni. Prima lo spirito e poi il corpo, ma senza trascurare il corpo. Prima il bene comune e poi il bene proprio, senza per questo trascurare il bene proprio. Insomma, la visione e l’impegno di vita integrale, propri del cristianesimo come fede vissuta. E’, appunto, il terreno sul quale vuole impiantarsi la formazione che l’Associazione Democrazia Cristiana dedicherà ai suoi quadri e aderenti.

La riflessione sulla personalità vera di De Gasperi, che qui pubblichiamo, ci viene offerta da Renzo Gubert, studioso e amico di ideali della nostra famiglia democratico-cristiana.

Prima, per molti anni, a Borgo Valsugana, e poi poco sopra, in Val di Sella, luogo della casa dove Alcide De Gasperi passava le ferie e dove morì il 19 agosto del 1954, proprio in data 19 agosto di ciascun anno (e questo è il cinquantanovesimo dalla sua scomparsa) viene celebrata una Santa Messa per ricordarlo a Dio e per ricordarne a noi la figura di uomo che ha saputo vivere da cristiano la politica. Fedeli all’appuntamento la moglie, finché è vissuta, e le figlie, con le loro famiglie, oltre che un numero assai variabile di persone che ritengono la figura di De Gasperi particolarmente esemplare. La provincia di Trento, da alcuni anni, tramite una apposita fondazione cui partecipa anche l’Istituto Sturzo di Roma, tramite l’istituzione di un Premio De Gasperi e tramite la creazione nella casa natale a Pieve Tesino di un museo, ha dato contenuti politici più ampi al ricordo dello statista. Il 18 agosto studiosi, storici, politici parlano di De Gasperi o di personaggi ed eventi che con De Gasperi hanno avuto significativo rapporto. Quest’anno è l’on. Castagnetti che parla di Dossetti.

Come mai questo interesse a ricordare la figura di De Gasperi? Per i lunghi anni del centro-sinistra storico (quello iniziato nel 1962) De Gasperi era considerato un uomo importante sì, ma sostanzialmente superato, esponente di un centrismo che aveva fatto il suo tempo. La messa del 19 agosto a Borgo Valsugana vedeva sì molte presenze, ma via via in diminuzione, fino a lasciare in chiesa molti banchi vuoti. Assenti i grandi personaggi nazionali della Democrazia Cristiana (qualcuno commemorava De Gasperi a Roma). A cambiare il clima fu il disfacimento della Democrazia Cristiana; fu Rocco Buttiglione a far diventare l’appuntamento del 19 agosto a Borgo Valsugana l’occasione per rivalorizzare il ruolo politico di Alcide De Gasperi, con l’aiuto del Cdu del Trentino e del parlamentare europeo della regione (Ppe di espressione Suedtiroler Volkspartei). Erano gli anni della frattura del Ppi, del conflitto mai più sanato tra chi idealizzava una sintesi tra la parte “progressista” della Dc e ciò che restava del Pci dopo il crollo del comunismo nell’Est Europa (l’Ulivo) e chi operava per una ricostruzione del popolarismo (inizialmente in chiave europea) coinvolgendo formazioni politiche del centro-destra. I primi rimproveravano ai secondi di dimenticare che De Gasperi definì in un suo discorso la Dc come “partito di centro che guarda a sinistra”, ma i secondi ricordavano non solo le scelte di esclusione del Pci dal governo e le sue battaglie contro il comunismo (fondamentale quella del 1948), ma soprattutto il suo impegno in un partito di ispirazione cristiana.

E’ passato circa un ventennio dalla fine della Dc, ma le diverse letture dell’esperienza degasperiana sono continuate. Quando l’autorità ecclesiastica richiamava i cattolici ad alcune scelte coerenti con principi non negoziabili di tutela della vita e della famiglia, gli uni ricordavano la “laicità” di De Gasperi, che non si piegò a scelte politiche sostenute dall’autorità ecclesiastica (il caso delle elezioni amministrative di Roma); gli altri o riconducevano De Gasperi al “cattolicesimo liberale” o, al meglio, valorizzavano la profonda ispirazione cristiana dell’agire politico di De Gasperi, sempre attento alla coerenza con l’insegnamento sociale della Chiesa.

Da uomo quasi dimenticato, considerato “sorpassato”, Alcide De Gasperi è diventato, in non molti anni, riferimento conteso tra parti che richiamano, “riducendoli”, or l’un or l’altro degli elementi del suo pensiero e della sua attività. Per questo da alcuni anni a Sella di Valsugana, con i familiari e il Centro Studi su Alcide De Gasperi di Borgo Valsugana, si ricorda soprattutto l’uomo De Gasperi, che vive la sua fede come il fondamento della sua vita, nella famiglia e nella politica. E la vive in modo esemplare, tanto da meritare l’attenzione della comunità ecclesiale per la verifica della sua santità.

E sta probabilmente nel modo profondo con il quale De Gasperi viveva la sua fede l’irriducibilità della sua figura a uomo più affine al centro-destra o al centro-sinistra. Chi si ispira al pensiero sociale cristiano, che ha trovato nel magistero della Chiesa, proprio a partire dagli anni di De Gasperi giovane, una guida e un’espressione autorevoli, non può essere ridotto a “cattolico liberale”, né a “cristiano sociale”. Libertà, giustizia, solidarietà sono vissute come orizzonte dell’impegno politico in modo inscindibile. E’ quanto si è sedimentato nell’esperienza del popolarismo, che De Gasperi ha vissuto ed ha contribuito a creare fin da giovane, nel Trentino asburgico, dove nel 1904 (prima, quindi, del 1919, quando il Ppi venne fondato in Italia) partecipa alla fondazione dell’Unione Politica Popolare del Trentino, che nel 1905 diventa Partito Popolare del Trentino. Era l’espressione e lo strumento di presenza politica del movimento cattolico, che aveva trovato nell’area austro-tedesca grande vitalità e che poi si estenderà anche in Italia. E non a caso De Gasperi fu, dopo l’annessione del Trentino all’Italia, tra i principali attori del Ppi di Sturzo e poi della sua rinascita, dopo il periodo fascista, come Democrazia Cristiana. In fondo l’Italia deve proprio alla ricchezza e all’equilibrio dell’azione politica ispirata al pensiero sociale cristiano se ha saputo evitare gli impoverimenti derivanti da ideologie e pratiche capitaliste-liberali e da ideologie e pratiche stataliste-socialiste. L’economia sociale di mercato non è un obiettivo recente delle Cdu-Csu tedesche o del Ppe; è il modello cui il popolarismo, il pensiero sociale cristiano, ha orientato tutta la sua azione storica, fin dalla sua nascita. E non si tratta del risultato di opzioni ideologiche, né di scelta di una via intermedia (la terza via) tra ideologie opposte, bensì della coerenza con una concezione dell’uomo che trova nel cristianesimo il suo fondamento essenziale. Sono semmai le opposte ideologie del XIX e XX secolo a configurarsi come derivazioni di sottolineature unilaterali di quel pensiero, dal quale si sono poi rese autonome fino a diventarne avversarie, con le inumane degenerazioni che l’umanità, a partire dall’Occidente, ha sperimentato.

Possiamo dire che la coerenza con il pensiero sociale cristiano non sia più possibile? Che non sia più utile all’uomo? Cosa v’è di meglio anche nei nuovi orientamenti “post-moderni”, che quelle ideologie pretenderebbero pur di superare? Quale concezione dell’uomo capace di mobilitare impegni alla sua crescita come persona può derivare da chi si affida al “liquido”, all’”effimero”, al “soggettivo” continuamente cangiante secondo congiunture “costruite” dal “grande fratello” che egemonizza le comunicazioni? Una strutturazione rigida basata su ideologie compiute conduce all’autoritarismo. Ma all’autoritarismo conduce anche la reazione all’anomia individualista conseguente alla destrutturazione sociale “post-moderna”, che si affida all’effimero, alla “liquidità” delle relazioni, specie se mediate dalle nuove tecniche comunicative.

Certo, il pensiero sociale cristiano ha nuove sfide sociali, economiche, culturali da affrontare; non bastano più le riflessioni sulle cui basi ha agito Alcide De Gasperi; ma il fondamento più sicuro per trovare le soluzioni più favorevoli a ogni uomo e a tutti gli uomini rimane il medesimo: la concezione cristiana dell’uomo, dei rapporti tra gli uomini e tra gli uomini e la natura. Per questo è importante che gli uomini e le donne che tale concezione condividono si liberino dalle “riduzioni” di portata politica cui la crisi e la frammentazione della Democrazia Cristiana li hanno “costretti”, soggiogati per un ventennio da altre convenienze. Alcide De Gasperi, di fronte alle inadeguatezze dell’offerta politica del suo tempo per un cristiano che intendeva ispirarsi alla dottrina sociale della Chiesa, non si adattò al “minor male”, perché anche il “minor male” non era inevitabile. Si impegnò per creare uno strumento politico capace di portare nella vita politica della collettività il contributo che i cattolici potevano dare. Neppure oggi siamo di fronte a “mali inevitabili”, per cui legittimamente, dal punto di vista morale, si debba-possa scegliere il “male minore”. Il tempo del frastornamento è finito, nessuna sirena canta più, e se qualcuna canta, grande e ampio è il disincanto. Si può effettivamente scegliere di ridarci uno strumento politico di ispirazione cristiana e alcuni hanno già intrapreso azioni concrete di raccordo. L’Associazione Democrazia Cristiana sembra avere la capacità di coagulo e la chiarezza degli obiettivi necessarie. Favorirle è un modo serio per onorare Alcide De Gasperi. Rivendicare De Gasperi, per chi agisce per la definitiva scomparsa di uno strumento politico di presenza politica cristianamente ispirata, è solo una manipolazione della sua memoria.

 

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