Immagine del diciannovesimo Congresso Nazionale DC.
A margine di un convegno a Chianciano: sarà proprio difficile se non ritroviamo una sincera unità…

A margine di un convegno a Chianciano: sarà proprio difficile se non ritroviamo una sincera unità…

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L’ormai piccolissimo e fumigante partito di Pierferdinando Casini ha svolto pochi giorni orsono un convegno a Chianciano, con il tema centrale ed irrinunciabile della costruzione di una reale e solida forza politica di centro nel nostro paese.

In passato non sono mancati momenti di distinguo anche profondi con l’amico Pierferdinando Casini; ad esempio:

– al momento della sua dolorosa uscita dalla Dc di Martinazzoli, alla vigilia della sua trasformazione in Ppi, con la nascita del Ccd;

– al momento della rottura del Cdu con l’uscita di Formigoni e il suo ingresso in Forza Italia, con cui Casini era già in amoroso dialogo;

– al momento della rottura del Pdl per una mal calcolata ambizione, rivelatasi fatale e causa di tanti mali per il centro-destra italiano;

last but not least, con l’ultima invenzione mal riuscita dell’accordo  con Scelta Civica allorché intervenne su Monti per impedirgli un incontro con Gianni Fontana, segretario della Dc uscita dal XIX Congresso che avevamo faticosamente convocato nel novembre 2012 sulla base della precedente autoconvocazione del Consiglio nazionale Dc già in carica al 1989.

Convocazione del Consiglio nazionale e del congresso contestataci da alcuni ” amici”, parte dei quali più interessati alle faccende patrimoniali tuttora aperte della Dc storica, ed altri, invece, come gauleiter di Casini, preoccupati di una nostra compartecipazione con lui e Monti in un nuovo raggruppamento ispirato al Ppe. Un fatale errore che ha impedito de facto l’avvio di una ricomposizione già da allora possibile.

Nel recente convegno di Chianciano si è continuato un rito un po’ stanco in una situazione drammatica per l’Italia e in uno scenario politico che da molti mesi analizziamo con timore e preoccupazione, e che si trova al punto morto inferiore.

Casini continua a utilizzare lo scudo crociato che, secondo la sentenza della Cassazione n.25999 del 23 dicembre 2010, appartiene di diritto alla sola Dc storica, partito mai giuridicamente sciolto. Di fatto lui e tutti noi siamo ridotti a una condizione di frantumazione che reclama una forte volontà di ricomposizione, senza la quale la presenza di una componente organizzata di cattolici non sarà in grado di giungere ad una concreta efficacia operativa.

L’ondivaga strategia politica di Casini lo ha reso oggettivamente debole non solo all’interno del suo attuale partito, dove da Roma alla  periferia è in atto una profonda frantumazione e una continua erosione di amici, ma anche sul piano più decisivo del consenso elettorale, ridotto ormai al lumicino.

Noi stessi, tuttavia, come “medici scalzi”, senza risorse e senza potere, tentiamo di concorrere a costruire una nuova presenza politica che non può che partire dalla ricomposizione delle forze esistenti di comune ispirazione democratico-cristiana. Come andiamo scrivendo da tempo, non si tratta però di dar vita a un raggruppamento di vecchie glorie, oltre tutto oramai indigesto a larga parte degli italiani, ma di favorire un serio ricambio di classe dirigente alla quale abbiamo il dovere di consegnare il testimone della migliore tradizione democratico-cristiana.

Le prossime elezioni europee e amministrative del 2014 e la possibile anticipazione delle politiche reclamano il superamento delle vecchie chiesuole per dar vita a una nuova forte ricomposizione, per la quale noi lavoriamo auspicando un risultato ragionevole già entro il termine di quest’anno. E facciamo in questo spirito appello alla ben nota sensibilità e all’antica comune militanza di tanti amici, affinché insieme si possa operare a sostegno di questo ambizioso progetto.

L’amico Ciccardini, i cui antichi innamoramenti presidenzialistici e maggioritari ebbero qualche responsabilità nella crisi del sistema, ora prevede, per dopo le possibili dimissioni di Napolitano, il doppio incarico di Enrico Letta al Quirinale e Matteo  Renzi al governo; e si consola con la teoria dei due democristiani, già allevati nel grande laboratorio del Movimento Giovanile della Dc. Anche lui, tuttavia, si augura la nascita di una grande formazione di centro capace di offrire un equilibrio al Paese, in grado di affrontare le risposte necessarie ai drammatici problemi economico-sociali che la situazione italiana richiede. Con lui e con tutti gli amici di antica comune matrice ideale speriamo di concorrere a costruire il nuovo progetto per offrire, soprattutto  ai giovani, una speranza fondata in modo preminente sui valori della dottrina sociale della Chiesa.

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